Immagini generate da Grok, Musk limita l'accesso agli abbonati mentre l'Europa allunga l'indagine

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La piattaforma X ha introdotto una restrizione significativa per cercare di contenere la diffusione di materiale illegale creato tramite i suoi strumenti, sebbene la mossa appaia anche come un tentativo di monetizzare un servizio controverso. La modifica delle immagini attraverso Grok, il modello di intelligenza artificiale integrato, è ora riservata esclusivamente agli utenti abbonati al piano Premium: non si tratta di un blocco totale delle funzionalità generative, bensì di un argine — forse calibrato più sulla tracciabilità che sulla prevenzione — volto a ostacolare la produzione di deepfake e deepnude, alcuni dei quali di una gravità inaudita per il coinvolgimento di minori, da parte di account anonimi o di recente creazione. Una scelta, questa, che arriva dopo le pressioni crescenti sulle compagnie tecnologiche affinché pongano un freno agli abusi digitali, i quali trovano nell'IA generativa un moltiplicatore di potenziale lesivo.

La risposta di Musk alle critiche internazionali

La decisione rappresenta la risposta di Elon Musk alle accuse, giunte da più parti del globo compresa l'Italia, che indicano in Grok uno degli strumenti complici nella proliferazione di contenuti a carattere sessuale non consensuale. Limitando l'accesso alle funzioni di generazione ai soli abbonati, quindi a utenti identificabili attraverso il loro metodo di pagamento, la piattaforma tenta di innalzare una barriera contro quegli attori malevoli che, sfruttando l'anonimato, producevano immagini illecite. Resta da valutare l'efficacia concreta di tale misura, la quale, pur costituendo un passo in avanti sul versante della accountability, non elimina il nucleo del problema tecnologico ed etico.

L'allarme del Garante Privacy e lo scenario normativo

Parallelamente, il panorama normativo si sta adeguando alla minaccia dei contenuti sintetici. Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha di recente pubblicato un avvertimento formale, sottolineando come l'uso di servizi di intelligenza artificiale per generare contenuti multimediali manipolati — i cosiddetti deepfake — a partire da voci o immagini reali di persone senza il loro consenso, configuri una violazione della normativa privacy. L'intervento dell'Autorità, il quale si inserisce in un quadro giuridico sempre più attento alla tutela della persona nell'era digitale, delinea obblighi precisi per i fornitori di tali servizi e rischi altrettanto definiti per gli utenti che li impieghino in modo illecito.

L'Europa stringa i tempi sull'inchiesta a X e Grok

La questione ha assunto una dimensione tale da spingere le istituzioni europee a un inasprimento dell'azione di controllo. La Commissione Europea ha infatti deciso di prorogare fino al termine del 2026 l'ordine di conservazione dei documenti interni rivolto a X, estendendo ora esplicitamente tale obbligo a tutta la documentazione riguardante il chatbot Grok. La misura, che amplia e prolunga un'indagine già in corso, giunge proprio a seguito delle pesanti critiche mosse alla piattaforma per la facilità con cui il suo strumento di intelligenza artificiale sarebbe stato utilizzato per generare immagini sessualizzate, incluso materiale che coinvolge minori, ponendo interrogativi stringenti sulla governance dei prodotti IA e sulla loro integrazione in social network di vasta portata.

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