Superbonus, la ricostruzione nel cratere sismico rischia il blocco
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Redazione Economia
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Mentre il disegno di legge di Bilancio per il 2026 reintroduce, seppur in forma limitata, l'agevolazione del 110% per i Comuni colpiti dagli eventi sismici, si delinea una frattura all'interno dello stesso processo di ricostruzione, la quale, lungi dal procedere in maniera uniforme, si trova a dover fare i conti con un quadro normativo che rischia di paralizzare una parte significativa dei lavori. La possibilità di usufruire della cessione del credito e dello sconto in fattura, strumenti che hanno finora garantito una certa fluidità agli interventi, verrà infatti mantenuta soltanto per una porzione dei territori, mentre per un'altra, che comprende le aree del sisma del 2009, scatterà un regime differente e potenzialmente più penalizzante.
Un destino incerto per migliaia di cantieri
Sono circa cinquemila i cantieri, sparsi tra Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio, che si trovano a fronteggiare un futuro incerto, con interventi il cui valore complessivo ammonta a oltre un miliardo e trecentottanta milioni di euro. In queste zone, dove il superbonus è stato utilizzato per colmare le differenze tra i costi effettivi della ricostruzione e i contributi pubblici ricevuti, l'eliminazione della cessione del credito rappresenta uno scoglio difficilmente superabile. La gran parte dei proprietari di immobili, infatti, non dispone della necessaria capienza fiscale per poter beneficiare della detrazione diretta, unica strada rimasta aperta dalla nuova normativa, la quale, di fatto, trasforma un'agevolazione in uno strumento di difficile accesso.
La corsa contro il tempo e i rischi per la sicurezza
L'atmosfera che si respira tra gli imprenditori e gli addetti ai lavori è caratterizzata da una palpabile apprensione, dettata da quella che viene definita un'"insopportabile incertezza". In assenza di una proroga chiara e definitiva, è scattata una vera e propria corsa contro il tempo per portare a compimento le opere entro la fine dell'anno e non perdere così i benefici fiscali ancora vigenti. Questa frenesia, come sottolineato da alcune voci del settore, non è priva di conseguenze, poiché accresce i rischi per l'incolumità degli operai, costretti a ritmi serrati, e prepara il terreno per potenziali contenziosi legali tra le imprese esecutrici e i consorzi dei proprietari, qualora i lavori dovessero interrompersi bruscamente.
L'ombra sull'ultima fase della ricostruzione
Dopo sedici anni dal sisma, il processo di rinascita dei territori colpiti si avvicinava a quella che molti consideravano la sua fase conclusiva, la cosiddetta "volata finale". L'eventuale mancata estensione degli strumenti più efficaci, tuttavia, getta un'ombra lunga su questo traguardo, minacciando di bloccare cantieri da un giorno all'altro e di lasciare incompiuti numerosi edifici. La situazione crea una disparità di trattamento tra cittadini che, pur vivendo nella stessa area geografica definita "cratere", si troveranno soggetti a discipline differenti, con il risultato di rallentare ulteriormente un percorso di ripresa già di per sé complesso e articolato.
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