Il primo benchmark del MacBook Neo lo certifica: più veloce del MacBook Air M1

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   A pochi giorni dalla presentazione ufficiale, il nuovo MacBook Neo, il portatile d'ingresso nel mondo dei Mac fortemente voluto da Apple per abbassare il prezzo di accesso al suo ecosistema, è già finito sotto la lente d'ingrandimento degli strumenti di analisi delle prestazioni. Sono comparsi infatti online, sulle piattaforme specializzate nella raccolta di questi dati, i primi benchmark ufficiali che ne certificano le capacità, offrendo uno spaccato piuttosto chiaro di quello che sarà il posizionamento del prodotto. I test, eseguiti con la popolare applicazione Geekbench, restituiscono un verdetto sostanzialmente in linea con le attese della vigilia, ovvero quella di un computer che, pur non ambendo a competere con le fasce più alte della gamma, si dimostra più che performante per il suo target di riferimento: lo studente o l'utente alle prime armi. I punteggi parlano chiaro: il processore A18 Pro, lo stesso chip che equipaggia gli attuali iPhone 16 Pro seppur in una configurazione leggermente diversa, totalizza circa 3461 punti in single-core e 8668 in multi-core. Numeri che, se comparati con quelli del primo Mac con processore Apple Silicon, il MacBook Air M1 del 2020, mostrano un divario significativo, specialmente nell'uso quotidiano: il processore del Neo risulta infatti molto più veloce del suo antesignano.

La strategia di Apple, d'altronde, è chiara e si basa su scelte progettuali precise per contenere i costi. Il MacBook Neo adotta un chip A18 Pro che, per essere ospitato in un sottile e privo di ventole, ha subito una leggera limatura: i core della CPU restano sei, ma la GPU ne perde uno rispetto alla versione per smartphone, scendendo a cinque core. Questa modifica, inevitabile per ragioni di gestione termica e di efficienza, spiega perché, nel test grafico Metal, il nuovo arrivato segni 31286 punti, un valore che lo porta a essere molto simile a iPhone 16 Pro ma che, per la prima volta, lo vede leggermente distanziato proprio dal vecchio MacBook Air M1, fermo a 33148 punti. Ciò non significa che il dispositivo non sia in grado di gestire contenuti multimediali in streaming o applicazioni di scrittura, che restano anzi il suo pane quotidiano, ma delimita con precisione il campo d'azione: chi necessita di potenza grafica per editing video complesso o per la modellazione 3D dovrà necessariamente rivolgere lo sguardo altrove.

Il perché di un nome e l'accoglienza sul mercato

Parallelamente ai numeri grezzi dei benchmark, che ne certificano la sostanziale equivalenza prestazionale con un iPhone 16 Pro, si delineano anche le ragioni di marketing che hanno portato alla scelta del nome "Neo". In un'intervista rilasciata a TechRadar, Colleen Novielli, responsabile marketing prodotto per il Mac, ha spiegato che dalla società cercavano un termine che suonasse "divertente, amichevole e fresco", capace di comunicare immediatamente lo spirito giovane e accessibile del dispositivo. Un nome che si inserisse nella linea sotto Air senza complessi, evocando l'idea di qualcosa di nuovo, di un inizio, proprio come il pubblico a cui si rivolge: i cosiddetti "neo-utilizzatori", coloro che per la prima volta si avvicinano al mondo dei computer di Cupertino. Greg Joswiak, altro dirigente di spicco, ha sintetizzato il concetto parlando di un prodotto "nuovo, eccitante, originale", costruito in alluminio, con un display Liquid Retina da 13 pollici e diciotto ore di autonomia dichiarata.

Le prime disponibilità e le configurazioni di lancio

L'analisi dei primi dati e il confronto generazionale

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