Il MacBook Neo si svela nei benchmark, prestazioni single-core che superano il M1
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il nuovo MacBook Neo, il portatile d'ingresso nel mondo Apple presentato con un prezzo di listino di 699 euro che scende a 599 per la clientela studentesca, inizia a svelare la propria anima tecnica attraverso i primi test benchmark emersi in queste ore. Le rilevazioni pubblicate sul database di Geekbench, risalenti al 5 marzo, offrono uno spaccato piuttosto chiaro di cosa significhi, in termini di potenza di calcolo, aver trasportato il sistema operativo macOS su un chip, l’A18 Pro, la cui architettura nasce e si perfeziona da anni all’interno degli iPhone. I numeri, come sempre in questi casi, vanno interpretati: il campione è ancora esiguo e ulteriori test potrebbero ritoccare le medie, ma la direzione tracciata è inequivocabile.
Il confronto con il passato che diventa presente
I punteggi ottenuti dalla macchina, identificata dal modello Mac17,5, parlano di un risultato in single-core di 3.461 punti e di 8.668 in multi-core. Per comprendere la portata di queste cifre, è sufficiente affiancarle a quelle di un device che ha fatto la storia recente della mela: il MacBook Air equipaggiato con il chip M1. Quel processore, rivoluzionario per l’epoca, si ferma a 2.346 punti in single-core e a 8.342 in multi-core. Il dato più impressionante è proprio il primo, quel +47% circa che l’A18 Pro mette a segno contro un chip che, fino a ieri, rappresentava per molti lo standard minimo di ingresso per un’esperienza macOS fluida. La superiorità in single-core è talmente marcata da avvicinare il Neo persino ai più recenti chip di fascia alta, quelli della serie M3 o M4, sebbene il divario in multi-core con questi ultimi rimanga ampio, vista la differente filosofia progettuale.
Il compromesso grafico e la strategia dei core
Se la potenza di calcolo pura del processore centrale sorprende, il discorso per la parte grafica è leggermente diverso e cela una scelta progettuale precisa. Nel test Metal di Geekbench, che valuta le performance del processore grafico, il MacBook Neo ha totalizzato 31.286 punti. Una cifra che lo pone sostanzialmente in linea con l’iPhone 16 Pro, ma che, fatto curioso, lo vede leggermente inferiore al pur anziano M1 MacBook Air, che si attesta attorno ai 33.000 punti. Il motivo risiede in una precisa strategia di differenziazione interna: Apple ha integrato nell’A18 Pro del MacBook Neo una GPU con un core in meno rispetto alla stessa CPU montata sugli iPhone di punta, passando da 6 a 5 core grafici. Un taglio che incide inevitabilmente sulla potenza grezza in rendering e che chiarisce immediatamente come questo portatile non sia stato pensato per il video editing professionale o per la modellazione 3D complessa, ma per un utilizzo quotidiano dove la potenza di calcolo generale è più importante della pura spinta grafica.
Un posizionamento di mercato ben definito
L’analisi dei benchmark, incrociata con le dichiarazioni e le scelte commerciali di Cupertino, delinea i contorni di una macchina dal posizionamento chirurgico. L’A18 Pro è lo stesso chip che muove gli iPhone 16 Pro, e la sua natura di processore nato per il mobile gli conferisce un’efficienza e una reattività nelle operazioni comuni, come la navigazione web o la produttività d’ufficio, che è addirittura superiore a quella dei vecchi M1. Apple, con questo prodotto, non sta cercando di cannibalizzare le vendite dei suoi MacBook Air o Pro di fascia superiore; sta piuttosto andando a colpire il cuore del mercato dei notebook entry-level, quelli dominati dai Chromebook e dai portatili Windows economici. La strategia è chiara: offrire l’ingresso nell’ecosistema macOS a un prezzo storicamente basso, sacrificando qualche core grafico e puntando tutto sulla forza di un processore centrale che, per l’utente medio, rappresenta una garanzia di longevità e scorrevolezza per anni.




