Bad Bunny nei guai, la casa rosa del tour finisce in tribunale: perché il proprietario chiede 6 milioni di dollari
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Prima di diventare l’installazione scenica più instagrammata del “DeBí Tirar Más Fotos World Tour”, quella caratteristica abitazione rosa che scorre lungo il palco mentre vip e fan sezionati si godono il concerto a pochi passi da Bad Bunny era semplicemente la casa di un ottantaquattrenne di Humacao. L’elemento, che ospita il secondo atto dello show e vede sfilare ospiti come Chiara Ferragni e Ana de Armas, si è trasformato però nell’epicentro di una battaglia legale che coinvolge il cantante e diverse società di produzione.
A dare il via alla controversia è stato Roman Carrasco Delgado, il legittimo proprietario dell’immobile originale situato a Porto Rico, il quale sostiene che l’accordo firmato a suo tempo fosse limitato a un cortometraggio di circa undici minuti, uscito ad inizio 2025 come accompagnamento all’album omonimo. La riproduzione della sua abitazione, replicata fedelmente sul palco del tour mondiale e utilizzata per fini promozionali e di merchandising, rappresenterebbe invece uno sfruttamento commerciale non autorizzato che non gli ha portato alcun beneficio economico diretto.
L’accordo iniziale e la presunta violazione
Secondo i documenti legali depositati dalle parti, la concessione dell’uso della proprietà era strettamente legata alla realizzazione di quel breve film, e non si estendeva certo all’intera macchina organizzativa del tour mondiale che sta toccando decine di città. La difesa di Carrasco Delgado, come riportato da alcuni media spagnoli, ha inoltre sollevato un elemento delicato riguardante la modalità con cui sarebbe stato ottenuto il consenso iniziale, accennando a possibili criticità legate alla piena comprensione del contratto da parte dell’anziano firmatario.
Un aspetto, quest’ultimo, che aggiunge un ulteriore strato di complessità a una vicenda già di per sé intricata, dove la linea che separa l’omaggio artistico dalla violazione dei diritti di immagine appare sottile. Il nucleo della richiesta, che ammonta a sei milioni di dollari, si basa quindi sull’assunto che la popolarità improvvisa della “casita” – diventata un simbolo riconoscibile al pari del cantante stesso – abbia arrecato un danno tangibile al suo proprietario, sia sotto il profilo patrimoniale che sotto quello della riservatezza.
La questione della privacy e l’afflusso di curiosi
L’enorme risonanza mediatica generata dal tour, va detto, non ha avuto conseguenze solo sul piano contrattuale. L’esposizione globale della struttura originale ha letteralmente preso d’assalto la quiete della vita quotidiana di Carrasco Delgado, attirando nella sua zona un flusso continuo di fan e curiosi desiderosi di immortalare l’abitazione che aveva ispirato il set del loro idolo.
Una situazione, questa, che l’uomo avrebbe denunciato come lesiva della propria sfera privata, lamentando l’impossibilità di godere della propria casa senza essere continuamente osservato o disturbato. La causa non si limita quindi a una semplice disputa sui diritti d’autore o sul cosiddetto “enrichedimento ingiusto”, ma invoca un risarcimento anche per i disagi personali subiti, includendo nella richiesta un milione di dollari aggiuntivo proprio per compensare il danno morale e la perdita di serenità.
Nel frattempo, mentre l’iter giudiziario segue il suo corso negli Stati Uniti, lo spettacolo non si ferma: nei maxi concerti allo stadio Metropolitano di Madrid, la famosa scenografia continua a funzionare a pieno regime, attirando decine di celebrità pronte a salire su quel palco che ora pende su un equilibrio giudiziario molto instabile.
La risposta dell’industria musicale
A livello produttivo, la replica viaggiante della casa – che richiede complesse operazioni logistiche per essere montata e smontata in ogni tappa – è diventata l’elemento identitario principale del “DeBí Tirar Más Fotos World Tour”, nonché il luogo dove si consumano i momenti più conviviali dello show.
La decisione di Carrasco Delgado di chiedere un risarcimento così consistente, sei milioni di dollari per l’esattezza, rischia di creare un precedente interessante per l’industria musicale, spesso incline a riprodurre paesaggi urbani o architetture iconiche senza sempre verificare a fondo la titolarità dei diritti connessi.
Nel silenzio stampa mantenuto finora dal diretto interessato, che non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali attraverso i propri legali, le società di gestione dell’artista si trovano a dover gestire una potenziale voragine legale mentre i riflettori sono puntati sulle performance europee, dove la presenza di volti noti come quello dell’imprenditrice Marta Ortega o dell’attrice Ester Expósito ha finito per oscurare solo momentaneamente il contenzioso.




