Sestriere guida la classifica delle seconde case sulle Alpi, prezzi alle stelle grazie al turismo a doppia stagione
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Redazione Interno
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Il mercato immobiliare delle località di montagna, dopo la spinta decisiva registrata durante la pandemia, non mostra segni di cedimento, confermandosi anzi in un trend costante di lieve ma costante crescita, trainato da una domanda che sembra resistere alle tensioni economiche. I dati, elaborati dalla società di servizi immobiliari Abitare Co. e ripresi da un’inchiesta de La Stampa, fotografano una geografia dei valori ben precisa, dove a dettare legge è la capacità di offrire una proposta turistica articolata e non legata al solo inverno. È questa, infatti, la chiave di volta che spiega le quotazioni più elevate: non bastano più gli impianti da sci, seppur fondamentali, ma occorre attrarre visitatori anche nei mesi caldi, con un’offerta di eventi, attività e servizi che trasformi la località in una meta per tutte le stagioni.
Le vette dei prezzi sul versante torinese
Sulle Alpi Torinesi, Sestriere si conferma il vertice incontrastato della classifica, con un costo medio per l’acquisto di una seconda casa che raggiunge la soglia considerevole di 6.525 euro al metro quadro, un valore che distacca nettamente le concorrenti più dirette. A seguire, si posizionano Sansicario e Bardonecchia, rispettivamente a 4.575 e 4.375 euro al metro quadro, mentre scendono sotto la quota dei quattromila euro località come Sauze d’Oulx, ferma a 3.950, e Cesana, che si attesta a 3.900. Queste cifre, che riguardano immobili nuovi o ristrutturati in posizioni centrali o prossime agli impianti, riflettono una dinamica di mercato vivace, dove la specificità dell’offerta e la reputazione della località giocano un ruolo determinante nella formazione dei listini.
Un fenomeno nazionale e i numeri del turismo invernale
Il quadro nazionale, delineato dall’analisi di cinquantotto località sciistiche, mostra un incremento medio del 5,5% sui prezzi rispetto all’anno precedente, a testimonianza di un interesse che va ben oltre i confini del Piemonte. L’apertura ufficiale della stagione invernale, sancita dalle festività di Sant’Ambrogio e dell’Immacolata, porta con sé numeri significativi: si stimano, per il periodo, circa 29,7 milioni di presenze e 93 milioni di pernottamenti nelle principali mete della penisola. Questi flussi, che trasformano i borghi e le stazioni sciistiche in poli di attrazione continua, alimentano parallelamente il settore del mattone, con investitori e famiglie alla ricerca di un rifugio in quota stabile, da vivere non solo per le settimane bianche ma come prolungamento della propria abitazione principale.
La domanda che orienta il mercato
La voglia di montagna, insomma, si traduce in una ricerca di qualità e multifunzionalità, elementi per i quali una fetta di acquirenti sembra disposta a sostenere costi importanti. La crescente domanda, da parte sua, finisce per consolidare le gerarchie esistenti, premiando quelle amministrazioni comunali che hanno saputo diversificare la propria proposta turistica, investendo su infrastrutture e iniziative capaci di animare il territorio anche d’estate. Si delinea così un circolo virtuoso, per certi versi, dove l’attrattiva a trecentosessanta gradi sostiene il valore immobiliare, il quale a sua volta diventa indicatore del successo e della desiderabilità di un luogo, in un mercato che appare sempre più selettivo e orientato verso poli consolidati.




