Byd Dolphin Surf, la nuova life a 19.490 euro che porta il lidar in città

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Costa meno di una Fiat Panda elettrica o di una Dacia Spring, almeno sulla carta, ma arriva con una tecnologia che fino a pochi mesi fa era considerata un lusso per le berline di alta gamma: la nuova Byd Dolphin Surf, presentata al Salone di Pechino 2026, alza l’asticella delle compatte a zero emissioni senza però chiedere un sacrificio economico eccessivo. La casa cinese, quella che è nata nel lontano 1995 come produttore di batterie prima ancora di diventare una minaccia per i colossi dell’auto, ha deciso di giocarsi la carta dell’innovazione democratica, montando un sensore lidar – quell’affare sul tetto che mappa l’ambiente in 3d – sul tetto della versione più performante della piccola “seagull”, il gabbiano che fuoriesce dai confini nazionali.

L’effetto Pechino: addio ansia da ricarica?

Se il prezzo base (parliamo della Active, con batteria piccola) sfiora i 19.490 euro, la vera notizia non è tanto l’accesso al mondo elettrico, quanto la qualità della permanenza in quel mondo. Il modello aggiornato, che da noi si chiama Dolphin Surf ma che in patria risponde al nome di Seagull, abbandona i compromessi: l’autonomia nel ciclo cinese CLTC balza da 405 a 505 chilometri. Ora, nessuno si faccia ingannare da questi numeri perché il ciclo europeo Wltp è più severo, e i 505 km cinesi si tradurranno probabilmente in circa 400 km reali per noi. Eppure, è un salto di cento chilometri che cambia le abitudini, perché permette di uscire dal perimetro urbano senza dover pianificare ogni singola sosta come fosse una spedizione.

L’occhio di dio e il salto di qualità

C’è però un dettaglio, anzi un “sensorone”, che fa la differenza rispetto alle rivali dirette. Oltre ai miglioramenti alla powertrain e alla batteria blade al litio-ferro-fosfato, Byd ha integrato (solo per gli allestimenti top) il sistema God’s Eye B. Stiamo parlando di un lidar abbinato a un chip Nvidia Drive Orin, capace di elaborare 254 trilioni di operazioni al secondo. Il risultato, tradotto dal gergo ingegneristico alla guida di tutti i giorni, si chiama guida semi-autonoma di livello avanzato: non solo mantenimento di corsia e adaptive cruise control, ma una navigazione assistita pensata sia per le tangenziali che per gli snodi più complessi del centro. E lo fa con una precisione millimetrica che le semplici telecamere faticano a garantire in caso di nebbia o pioggia battente.

Estetica minimal e ricarica rapida

Esteticamente, la rivoluzione non è radicale – si riconosce dai nuovi cerchi da 16 pollici, dal doppio tergicristallo (finalmente, perché quello singolo faceva discutere) e da una nuova tinta rossa. Dentro, invece, l’evoluzione si percepisce al tatto: la piattaforma di ricarica wireless arriva a 50 Watt e viene rinfrescata da una piccola ventola per evitare il surriscaldamento dello smartphone, i comandi al volante sono stati semplificati e spunta un pratico bracciolo centrale. E poi c’è la ricarica, perché se l’autonomia cresce deve farlo anche la velocità con cui si recupera energia; il sistema accetta potenze fino a 65 kW in corrente continua, promettendo di passare dal 30% all’80% in poco più di venti minuti. Per un’utilitaria da città, che magari vive di colonnine rapide durante la spesa, è una boccata d’ossigeno.

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