Proteste studentesche, un terzo degli studenti in prima linea e le occupazioni si allargano
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Redazione Interno
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Un terzo degli studenti delle scuole superiori italiane partecipa attivamente alle proteste di questo autunno. Il dato, rilevato da un sondaggio di Skuola.net su un campione di 1.500 alunni, racconta di una generazione tutt'altro che indifferente: circa uno su dieci ha preso parte a un'occupazione vera e propria nel proprio istituto, mentre il 24% ha aderito ad autogestioni, scioperi, manifestazioni o sit-in.
Se si considerano anche coloro che vivono in scuole mobilitate senza animare direttamente le proteste, la quota di chi è entrato in contatto con qualche forma di dissenso arriva al 59%, e il 56% condivide le ragioni della mobilitazione.
Le richieste dietro i cancelli sbarrati
Alla base della protesta c'è una piattaforma che unisce istituti distanti tra loro. La richiesta più citata nel sondaggio è lo spostamento di fondi dalle spese militari all'istruzione pubblica, indicata dal 34% degli intervistati, seguita dalla carenza delle strutture scolastiche e dalle difficoltà dei giovani nel costruirsi un futuro, entrambe al 22%.
A Firenze, dove l'onda delle occupazioni coinvolge una dozzina di istituti, gli studenti hanno eretto barricate con banchi e sedie ai cancelli della sede di Novoli del Sassetti-Peruzzi, legando le sbarre con nastri da cantiere e appendendo uno striscione con la scritta «Più soldi alle scuole, meno armi».
La mappa delle occupazioni tra Toscana e altre città
L'elenco degli istituti interessati si allunga di ora in ora. Oltre al Sassetti-Peruzzi, a Firenze risultano occupati o in autogestione il Galileo-Michelangiolo, il Machiavelli, l'Alberti-Dante, il Castelnuovo, il Peano, il Rodolico, il Pascoli, il Salvemini-Duca d'Aosta e la sede delle Cure del Buontalenti, mentre al Meucci la dirigente è riuscita a circoscrivere la protesta alla sola palestra.
Tentativi di occupazione si sono registrati anche a Torino, con i collettivi del Volta e del Boselli che hanno annunciato sui social l'avvio della mobilitazione, e a Roma, dove dopo il corteo di venerdì sono finiti sotto l'onda i licei Morgagni, Gullace e Plinio Seniore, oltre all'Ambrosoli e al Rossellini.
Il confronto con la Francia e la scelta della linea dialogante
Il sondaggio scatta anche una fotografia delle preferenze metodologiche. Le modalità di protesta dei coetanei francesi raccolgono il 63% dei consensi, un gradimento superiore a quello riscosso dalle forme di mobilitazione italiane, ferme al 56%. Quando però si chiede di scegliere da che parte stare, il 62% degli studenti preferisce l'approccio dialogante e pacifico, mentre il 38% ritiene che la linea dura sia necessaria per ottenere risultati.
Sul fronte delle occupazioni, il 62% si dichiara favorevole e, tra questi, l'86% sa che impadronirsi della scuola costituisce un reato ma parteciparebbe comunque.
Danni e reazioni istituzionali
Non tutte le mobilitazioni si sono svolte senza conseguenze. Al liceo artistico di Porta Romana, a Firenze, un tentativo di occupazione notturno è fallito lasciando arredi danneggiati, uffici violati e sfregi alla Gipsoteca, tanto che le lezioni sono state sospese per motivi di sicurezza. In Valdarno gli studenti del Vasari di Figline hanno applicato lucchetti ai cancelli, mentre all'Enriques di Castelfiorentino un raid vandalico ha causato danni stimati in 20mila euro.
A Scandicci la sindaca Claudia Sereni ha incontrato gli studenti del Sassetti-Peruzzi, assicurando l'impegno a confrontarsi con la Città metropolitana sulle criticità dell'edificio e invitando una delegazione a parlare in consiglio comunale il 29 ottobre.
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