Il rito dei cento giorni tra sale, cartelloni e diecimila ragazzi sotto la piramide del Cocoricò
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Redazione Interno
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Il conto alla rovescia per l’esame di Stato è ufficialmente iniziato, e come da tradizione, gli studenti dell’ultimo anno lo hanno salutato con un’ondata di celebrazioni che ha attraversato l’Italia da nord a sud, assumendo forme diverse a seconda del territorio e dell’estro collettivo. La data simbolica del 10 marzo, che scandisce gli ultimi cento giorni che separano i maturandi dalla prima prova scritta in programma per il 18 giugno, ha innescato un meccanismo fatto di riti scaramantici, assenze strategiche e vere e proprie maratone di divertimento, il cui epicentro nazionale, per questa edizione, è stato senza dubbio la riviera romagnola. L’organizzazione, curata da un gruppo di giovani guidato dal ventitreenne pesarese Federico Rubino, ha trasformato Riccione in un crocevia per migliaia di studenti, con il suo clou nelle serate evento ospitate sotto la celebre piramide del Cocoricò, dove la folla, secondo le stime degli stessi organizzatori, ha toccato e superato le diecimila unità in un susseguirsi di appuntamenti che hanno coinvolto non solo l'Emilia-Romagna e le Marche, ma anche Toscana e Umbria.
Una tradizione secolare e le sue declinazioni contemporanee
Lontano dai riflettori delle discoteche, la ricorrenza affonda le sue radici in una storia che poco ha a che spartire con i banchi di scuola, ricollegandosi piuttosto alla rigida disciplina militare dell’Ottocento. Pare infatti che l’usanza abbia preso piede tra i cadetti dell’Accademia Militare di Torino intorno al 1840, quando un allievo, Emanuele Balbo Bertone di Sambuy, commentò la durata fissa del corso di tre anni con l’espressione piemontese “Mach pì tre ani”, per poi trasformarsi simbolicamente, con il passare del tempo e il passaggio agli istituti civili, nel più celebre “Mach pì cent”. Oggi, quel retaggio militare si è stemperato in un’infinità di gesti scaramantici e goliardici che variano di regione in regione: si va dai cento giri intorno alla Torre di Pisa, sperando nella buona sorte, ai pellegrinaggi laici verso santuari come quello di San Gabriele dell’Addolorata in Abruzzo, dove ci si fa benedire le penne, o ancora ai riti legati al mare, come scrivere il voto desiderato sulla sabbia aspettando che l’onda lo cancelli per esaudire il pronostico.
Goliardia e bigiate nei licei milanesi
Parallelamente ai maxi eventi, la celebrazione ha vissuto la sua dimensione più intima e capillare all’interno degli stessi istituti scolastici, specialmente nelle grandi città. A Milano, come raccontano presidi e studenti, i corridoi si sono riempiti di cartelloni colorati che segnano il countdown, con frasi ironiche e incoraggianti come “Amerai il finale” o “Qua si sboccia, non si boccia” comparse sui muri del Gentileschi e del Severi Correnti. La goliardia ha preso il sopravvento in molti indirizzi: al liceo scientifico Moreschi, una quinta ha optato per un’assenza collettiva giustificata come “grigliata”, mentre all’istituto alberghiero Olmo non sono mancati gli studenti in costume, intenzionati a vivere la giornata con uno spirito carnevalesco che nulla toglie, nelle intenzioni, all’ansia per il futuro esame. Anche in altre città come Ascoli, il rito si è manifestato con modalità più aggressive ma sostanzialmente pacifiche, con secchiate di sale lanciate agli studenti più piccoli e inseguimenti fuori dai cancelli, un modo per esorcizzare la paura del voto finale che coinvolge ogni anno centinaia di ragazzi.
Numeri da capogiro e la memoria di Crans-Montana
Se la dimensione locale gioca sulla partecipazione di poche classi, l’evento di Riccione ha assunto i contorni di un vero e proprio raduno di massa, con numeri che richiamano quelli di un piccolo festival. Oltre alla capienza della discoteca, l’organizzazione ha messo in piedi pacchetti all inclusive comprensivi di cena e pernottamento, una soluzione pensata – a detta degli stessi organizzatori – anche per venire incontro alle esigenze di sicurezza dei genitori, evitando che i ragazzi affrontino viaggi notturni per fare ritorno a casa. Un aspetto, quello della sicurezza, divenuto centrale dopo la tragedia di Capodanno a Crans-Montana, e che ha portato gli ideatori della festa a introdurre momenti commemorativi all’interno del programma. Non sono mancate, però, le critiche social per chi ha visto in questa dedica una forma di speculazione, accuse respinte con decisione dal giovane organizzatore, Federico Rubino, il quale ha rivendicato la sincerità dell’iniziativa, sottolineando come la volontà fosse quella di tenere vivo il ricordo delle vittime attraverso un incontro di orientamento al Palazzo del Turismo e un minuto di silenzio, e non certo in discoteca, dove sarebbe parso fuori luogo. Le misure di controllo, in ogni caso, sono state potenziate in accordo con le autorità locali, presidiando non solo il locale ma anche viale Ceccarini e i ristoranti coinvolti.
La gestione degli spazi e le critiche post-festa
L’impatto di una tale concentrazione di giovani sulla cittadina romagnola non è però passato inosservato, e come spesso accade in queste circostanze, non sono mancati gli episodi di degrado urbano legati ai postumi della movida. Gli stessi organizzatori hanno ammesso, con una certa franchezza, di non essere riusciti a tenere sotto controllo ogni singolo gruppo di ragazzi, e che qualche problema legato ai rifiuti abbandonati in viale Ceccarini si è effettivamente verificato. Una situazione simile, a Pesaro, era stata causata da una festa spontanea non collegata all’evento ufficiale, ma che comunque contribuisce ad alimentare le polemiche ricorrenti sul comportamento di alcuni maturandi. D’altro canto, come sottolineato da Rubino, la consapevolezza che i docenti stessi tendano a chiudere un occhio di fronte a questa ricorrenza, ormai radicata nella cultura studentesca al pari della “Notte prima degli esami”, rende difficile tracciare un confine netto tra la sana goliardia e l’eccesso, in un equilibrio che ogni anno le città di mare e non solo si trovano a dover gestire, tra il legittimo desiderio di festa dei ragazzi e il diritto al decoro urbano dei residenti.




