Remothered: Red Nun’s Legacy, il gran finale della saga horror di Stormind Games arriva nel 2026, ma l’autore originale farà causa

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Lo studio italiano Stormind Games, realtà catanese che negli anni è riuscita a ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto nel panorama videoludico internazionale, ha scelto il palcoscenico del Future Games Show Spring Showcase per levare il velo su quello che si preannuncia come un appuntamento cruciale per gli appassionati del terrore psicologico. Si tratta di Remothered: Red Nun’s Legacy, terzo capitolo – e atteso gran finale – della serie survival horror che ha appassionato una nicchia di fedelissimi, forti di un dato oggettivo: ottocentomila copie vendute tra il primo episodio, Tormented Fathers del 2018, e il suo successore, quel Broken Porcelain uscito nel 2020 che, nonostante qualche inevitabile difficoltà tecnica al lancio, non ha scalfito l’affetto per il brand. L’appuntamento con questo nuovo capitolo, che promette di chiudere il cerchio narrativo aperto anni fa, è fissato entro la fine del 2026 su un parco macchine decisamente ampio: PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e, particolare non irrilevante, Nintendo Switch 2, a testimonianza di come la software house creda nelle potenzialità anche della futura console ibrida di Kyoto.

Un convento siciliano, una madre in cerca di verità

La nuova trama, se da un lato si pone come erede di una mitologia complessa e stratificata, dall’altro è stata pensata – nelle intenzioni dichiarate dal game director Antonio Cutrona – come un’esperienza autonoma, accessibile quindi anche a chi non avesse mai avuto modo di approcciare i precedenti capitoli. La protagonista di questa discesa negli abissi della follia si chiama Susan, una madre la cui disperata ricerca della figlia scomparsa la conduce fino alle pendici dell’Etna, in una residenza nobiliare decaduta che altro non è se non il convento del Cristo Morente, teatro della sparizione di sei giovani ragazze avvenuta tredici mesi prima degli eventi di gioco. Sarà proprio tra quelle mura impregnate di silenzio e di polvere che la donna dovrà districare una matassa fatta di segreti di famiglia, ossessioni e ricordi distorti, cercando di sopravvivere agli stalker che la daranno la caccia senza tregua; il tutto con l’aiuto di un nuovo sistema di poteri ipnotici, i quali permetteranno di leggere gli oggetti e l’ambiente circostante per svelare passaggi nascosti e recuperare memorie dimenticate, in un meccanismo di gioco che mescola enigmi, furtività e una messa in scena dalla forte impronta cinematografica.

La controversia legale con Chris Darril, padre dell’IP

Se l’annuncio di Red Nun’s Legacy ha ovviamente rallegrato i fan in attesa di una conclusione, un’ombra lunga e complessa si allunga però sul destino creativo del gioco, una vicenda che presenta i contorni di una vera e propria disputa legale. Chris Darril, l’autore che diede vita all’universo di Remothered quando aveva appena diciassette anni – quasi vent’anni or sono – e che ne ha curato la genesi fino al successo del primo capitolo, ha infatti fatto sapere di non essere stato minimamente coinvolto nella produzione di questo terzo episodio, e di aver appreso dell’esistenza del progetto solo recentemente, al momento dell’annuncio pubblico. La sua assenza, peraltro, non sarebbe stata gestita con quella che lui ritiene la dovuta trasparenza: Darril sostiene che, contravvenendo a precisi accordi presi al momento della sua uscita dalla scena, avvenuta nel 2020 durante la lavorazione di Broken Porcelain, il suo nome sia stato deliberatamente omesso dai materiali di presentazione, dal trailer e dal comunicato stampa ufficiale.

Non si tratta, a suo dire, di una semplice dimenticanza, bensì di una vera e propria "cancellazione" – questa l’accusa che filtra dalle sue dichiarazioni – volta a prendere le distanze dalle critiche e dai problemi tecnici che avevano afflitto il secondo capitolo, spostando implicitamente le responsabilità su altri. Per questo motivo, e per difendere quelli che considera i suoi diritti morali di creatore di un’opera che definisce "un pezzo del suo cuore", Darril ha annunciato di aver già incaricato il proprio team legale di intraprendere tutte le azioni necessarie. La sua, tiene a precisare, non vuole essere una crociata contro il gioco in sé – al quale anzi, con una certa magnanimità, augura il meglio – ma una battaglia di principio per il riconoscimento della paternità intellettuale in un settore, quello videoludico, dove spesso i confini della creatività si fanno labili e controversi.

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