L’intelligenza artificiale alza il costo dei chip, Nintendo e Sony subiscono la pressione dei semiconduttori
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La crescente espansione dell’intelligenza artificiale, alimentata dalla necessità di infrastrutture sempre più potenti e capillari, sta generando una domanda insaziabile di componenti elettronici, con effetti a cascata su settori apparentemente distanti come quello dei videogiochi. È quanto emerge dagli ultimi rapporti finanziari di Nintendo e Sony, le due maggiori realtà nipponiche del comparto, le quali hanno dovuto ufficialmente segnalare pressioni senza precedenti sulla loro catena produttiva. Il problema, a quanto pare, è circoscrivibile all’impennata vertiginosa del costo dei chip di memoria, un elemento cruciale la cui produzione fatica a tenere il passo con la duplice richiesta proveniente dall’industria consumer tradizionale e dai nuovi data center dedicati all’addestramento dei modelli generativi. Questa competizione silenziosa per l’approvvigionamento delle memorie, un tempo ritenute un bene di largo consumo, sta quindi trasformandosi in un collo di bottiglia strutturale, capace di erodere i margini di profitto delle console da gioco.
Switch 2 rincara la corsa, l’Europa si adegua al nuovo listino
In questo contesto di incertezza economica, la casa di Kyoto ha rotto gli indugi annunciando un aumento del prezzo di vendita consigliato per la sua ammiraglia, Switch 2. Il provvedimento, che entrerà in vigore il prossimo 1° settembre, interesserà in maniera diffusa i mercati europei, dove il costo passerà dagli attuali 469,99 euro a 499,99 euro, con un incremento effettivo di 30 euro. Una decisione, quella del colosso giapponese, che segue una tendenza già avviata da tempo da altri produttori del settore; basti pensare agli aggiustamenti tariffari operati anche da Sony e Microsoft negli ultimi mesi per far fronte alle turbolenze della supply chain globale. Inoltre, a differenza di quanto accadrà in Giappone, dove i rincari partiranno già dal 25 maggio, l’Europa ha ottenuto una finestra temporale più lunga, sebbene il segnale sia inequivocabile: la fase dei prezzi "di lancio" per l’hardware è ormai definitivamente archiviata.
L’abbonamento online sale in Giappone e Corea, l’Italia resta esclusa
Non solo l’hardware principale subirà una ritocco al rialzo; la strategia di Nintendo mira a consolidare i ricavi anche sul fronte dei servizi digitali, seppur con una geografia ancora limitata. L’azienda nipponica ha infatti confermato un imminente rincaro per Nintendo Switch Online, il servizio in abbonamento che garantisce l’accesso al multiplayer e a un catalogo di giochi retrò. A partire dal 1° luglio, saranno i clienti situati in Giappone e Corea del Sud a dover sostenere un esborso maggiore, sia per il tier base che per il pacchetto di espansione (quello che include i titoli tratti da Nintendo 64 e GameCube). Per ora, e l’azienda lo ha specificato senza mezzi termini, l’Europa e il mercato italiano sono al sicuro da questo specifico balzello; una circostanza, questa, che potrebbe celare una semplice gradualità nell’implementazione o una differente valutazione della resilienza dei consumatori occidentali alle politiche di rialzo.
Vendite da record per la nuova ammiraglia, il traguardo dei venti milioni è vicino
Nonostante il clima di generale contrazione che attraversa il settore videoludico, caratterizzato da licenziamenti e razionalizzazioni degli investimenti, la risposta del mercato alla nuova generazione di Nintendo sembra non tradire le aspettative. Secondo le ultime rilevazioni ufficiali diffuse dalla stessa azienda, Switch 2 ha già piazzato 19,86 milioni di unità a livello globale, un dato che la proietta rapidamente verso lo storico traguardo dei 20 milioni di console vendute. Un risultato che appare ancor più significativo se correlato al lasso di tempo relativamente breve in cui il dispositivo è presente sugli scaffali; un successo che, a ben vedere, fotografa la resilienza di un brand capace di muovere masse nonostante l’aumento generalizzato dei costi di produzione e le difficoltà nel reperire i componenti. Le proiezioni per l’anno fiscale in corso indicano un rallentamento fisiologico, con vendite stimate intorno ai 16,5 milioni di unità, un dato che gli analisti hanno accolto come un prudente rientro all’equilibrio dopo la fase iniziale di entusiasmo.




