Samsung, i tecnici dei chip diventano milionari: dalla divisione semiconduttori via libera ai bonus record grazie all’intelligenza artificiale
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Redazione Economia
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Nel corso di una votazione che si è protratta per sei giorni, i lavoratori sindacalizzati di Samsung Electronics – circa 62.600 membri appartenenti ai due maggiori sindacati del colosso sudcoreano – hanno approvato la bozza di accordo salariale con la dirigenza, siglata nella giornata di mercoledì.
L’intesa, che ha raccolto un sostegno pari al 73,7 per cento dei votanti, arriva a ridosso di una scadenza critica: era stata raggiunta infatti soltanto un’ora prima dell’inizio di uno sciopero generale della durata di diciotto giorni, che avrebbe inevitabilmente causato ripercussioni lungo l’intera filiera globale dei semiconduttori. L’accordo, definito storico soprattutto per l’entità dei compensi accessori legati alla divisione chip, riguarda da vicino i reparti più esposti alla crescente domanda di componenti per l’intelligenza artificiale e i data center.
Boom dell’intelligenza artificiale e pressione competitiva: la ricetta dei mega bonus
Alla base di questa intesa senza precedenti c’è una combinazione di fattori che ha spinto Samsung a dover rivedere profondamente la propria politica retributiva. Da un lato, gli utili del colosso sono schizzati alle stelle grazie al rally dei chip per l’AI; dall’altro, la pressione esercitata dalla rivale SK Hynix – che aveva già adottato modelli di partecipazione agli utili più generosi – ha costretto il management a correre ai ripari per ridurre il divario di trattamento nei confronti dei dipendenti.
Con la memoria ad alte prestazioni ormai diventata il motore dell’economia tecnologica globale, l’azienda ha quindi deciso di destinare un sostanzioso pacchetto di azioni ai propri addetti alla produzione di semiconduttori, cercando così di scongiurare non solo lo sciopero, ma anche il rischio di una fuga di talenti verso la concorrenza.
Numeri da capogiro: come funziona il meccanismo dei premi e chi ci guadagna
Secondo i dettagli dell’accordo, Samsung stanzierà un bonus speciale per i semiconduttori pari al 10,5 per cento degli utili operativi annuali della divisione, senza alcun tetto massimo. Una cifra che, basandosi sulle stime elaborate da KB Securities – le quali prevedono per quest’anno un utile operativo intorno ai 300.000 miliardi di won – potrebbe tradursi in un fondo complessivo di oltre 31.500 miliardi di won (circa 22,6 miliardi di dollari).
Il premio verrà erogato in azioni proprie della società, distribuite nell’arco di almeno dieci anni, e seguirà una ripartizione precisa: il 40 per cento del pool sarà distribuito equamente a tutti i 78.000 dipendenti della divisione Device Solutions (DS), mentre il restante 60 per cento verrà assegnato in base ai risultati delle singole unità operative. In pratica, per i circa 28.000 addetti del settore memoria (dove si concentrano i maggiori profitti legati all’AI), l’ammontare potrebbe raggiungere i 600 milioni di won a testa, equivalenti a circa 416.000 dollari o 340.000 euro. Una somma, quest’ultima, che rende di fatto milionari anche i tecnici specializzati con mansioni operative.
Un accordo che spacca in due l’azienda: il malcontento degli altri reparti
Se per gli addetti ai chip si prospetta un vero e proprio tesoro, non si può dire lo stesso per i colleghi delle altre divisioni. L’accordo, infatti, ha evidenziato e amplificato le disparità interne: mentre gli ingegneri della memoria riceveranno pacchetti azionari milionari, i dipendenti della divisione Device Experience (DX) – quella che produce smartphone, televisori ed elettrodomestici – dovranno accontentarsi di un bonus di coesione del valore di soli 6 milioni di won.
Questo squilibrio ha generato un profondo malcontento, testimoniato dai dati della votazione stessa: se il sindacato nazionale di Samsung (che rappresenta la maggioranza degli addetti ai chip) ha registrato un’approvazione dell’80,6 per cento, il secondo sindacato per importanza, il NSEU (dove prevalgono i lavoratori non impegnati nella produzione di semiconduttori), ha bocciato l’intesa con un misero 21,1 per cento di favorevoli. Una frattura interna che, secondo gli analisti, potrebbe tradursi in un nuovo fronte di tensione per la multinazionale nei prossimi mesi.




