Samsung, i bonus dell’intelligenza artificiale trasformano gli operai dei chip in milionari
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Redazione Economia
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La corsa globale all’intelligenza artificiale – quella stessa che sta ridisegnando gli equilibri geopolitici e il mercato del lavoro – ha appena partorito una nuova élite operaia in Sudcorea. I dipendenti della divisione semiconduttori di Samsung Electronics, dopo mesi di trattative serrate e con la minaccia di uno sciopero di 18 giorni che aleggiava sulla filiera tecnologica mondiale, hanno ottenuto un aumento salariale medio del 6,2% e un meccanismo di profit-sharing senza precedenti nella storia del conglomerato.
L’accordo, ratificato dal 74% dei circa 62 mila lavoratori sindacalizzati che hanno partecipato a una votazione durata sei giorni, scongiura quindi il blocco produttivo e spalanca le porte a compensi che, per i tecnici specializzati nella produzione di memorie avanzate, raggiungeranno cifre da capogiro: si parla di bonus medi annui che oscillano tra i 370 mila e i 400 mila dollari (circa 340 mila euro al cambio attuale), con punte che potrebbero toccare i 600 milioni di won per i profili più strategici.
Il meccanismo del mega bonus e le cifre da record
A rendere possibile questa pioggia di denaro – destinata a trasformare in milionari molti dei 78 mila addetti del comparto chip – è la straordinaria redditività del ramo memory, trainato dalla domanda insaziabile di chip ad alte prestazioni per i data center.
Il colosso sudcoreano ha infatti deciso di distribuire ai propri dipendenti una fetta consistente del tesoro accumulato: il 10,5% dell’utile operativo della divisione semiconduttori verrà erogato sotto forma di azioni, a cui si aggiunge un ulteriore 1,5% in contanti, quest’ultimo già previsto dai precedenti piani di incentivazione.
Sulla base delle proiezioni elaborate da KB Securities, che prevedono un utile operativo annuo per Samsung di circa 327 mila miliardi di won, il montepremi complessivo destinato ai lavoratori supera i 34 mila miliardi di won, equivalenti a circa 22,6 miliardi di dollari.
La struttura del premio, vale la pena sottolinearlo, non sarà però egalitaria: il 40% del fondo verrà ripartito in parti uguali tra tutti i dipendenti della divisione, mentre il restante 60% sarà legato alle performance specifiche delle singole unità produttive, premiando pesantemente chi lavora nei settori più redditizi.
L’accordo salariale e il rischio scongiurato
L’intesa, che ha richiesto la supervisione del governo sudcoreano per essere finalizzata, rappresenta una pietra miliare nelle relazioni industriali del paese. Solo un’ora prima dello scadere del termine ultimo, l’azienda e i sindacati hanno trovato la quadra, evitando un’interruzione delle attività che – in un momento di boom come questo – avrebbe avuto conseguenze devastanti per le supply chain globali dell’elettronica. Tuttavia, a leggere i dettagli della bozza, non tutti i dipendenti della galassia Samsung hanno motivo di brindare.
Il divario interno, alimentato dall’esplosione del settore AI, emerge con chiarezza crudezza: se i dipendenti della divisione Memory Chip incasseranno assegni da sogno, i colleghi della divisione Device Experience (quella che produce smartphone, TV ed elettrodomestici) si dovranno accontentare di un bonus medio stimato intorno ai 6 milioni di won, l’equivalente di soli 4 mila dollari.
Una differenza abissale che rispecchia la fragilità di un mercato consumer saturo, schiacciato dalla concorrenza cinese e dall’aumento dei costi delle materie prime, proprio quegli stessi chip prodotti dai colleghi dell’altro ramo.
Capitoli giudiziari e le disparità interne al colosso
Non sono mancati, nel corso della votazione che si è conclusa mercoledì, i tentativi di stoppare l’operazione. Un gruppo di dipendenti della divisione Device Experience ha presentato un ricorso d’urgenza al tribunale distrettuale di Suwon, chiedendo di bloccare la consultazione per presunta esclusione ingiustificata dalla trattativa: una richiesta che i giudici hanno però respinto, spianando la strada all’approvazione del testo.
Il malcontento, invece, non accenna a diminuire all’interno della stessa divisione semiconduttori: i reparti meno performanti, come la fonderia (Foundry) e la progettazione di chip per clienti esterni (System LSI), sono attualmente in perdita e, di conseguenza, vedranno i propri bonus ridimensionati in modo significativo (tra 150 e 200 milioni di won, comunque una cifra non trascurabile se paragonata agli standard europei).
Questa disparità ha generato tensioni tali da provocare un rallentamento produttivo in alcuni reparti di assemblaggio dei chip, mettendo temporaneamente a rischio le consegne delle memorie HBM (High Bandwidth Memory), cruciali per i server AI.
L’onda d’urto di questo accordo, insomma, sta ridisegnando la gerarchia interna del gigante sudcoreano, cristallizzando una nuova aristocrazia operaia legata a doppio filo alle fluttuazioni di un mercato – quello dei semiconduttori – famoso per la sua ciclicità.
Gli oltre 34 mila miliardi di won promessi rappresentano una scommessa sulla permanenza in azienda dei talenti più ambiti, proprio mentre concorrenti come SK Hynix e Micron si contendono fette dello stesso mercato, ma lasciano sul ciglio della strada le decine di migliaia di lavoratori impiegati nei settori tradizionali dell’elettronica di consumo.




