Samsung, l’accordo dell’ultima ora evita lo sciopero ma non placa tutti i dipendenti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Seoul – Una mobilitazione di diciotto giorni, che avrebbe paralizzato la produzione di chip strategici, è stata scongiurata poche ore prima del suo inizio previsto per il 21 maggio. Samsung Electronics, lo si apprende dalle agenzie sudcoreane, ha raggiunto un accordo salariale provvisorio con il sindacato – il quale rappresenta circa 48.000 iscritti – accettando di redistribuire ai lavoratori una parte consistente dei profitti generati dall’exploit dell’intelligenza artificiale. L’intesa, che verrà ora sottoposta a un referendum tra i dipendenti, prevede il riconoscimento di un bonus medio di circa 509 milioni di won a testa, pari a poco meno di 340mila euro. Un corrispettivo, questo, che l’azienda erogherà come pagamento una tantum nel corso dell’anno, senza però chiudere definitivamente la vertenza.
Il conto salato della corsa all’ia
La divisione semiconduttori di Samsung, cuore pulsante del colosso tecnologico, ha vissuto nelle ultime settimane un crescendo di tensioni interne, con la dirigenza chiamata a gestire la crescente domanda di memoria ad alte prestazioni proprio mentre i sindacati chiedevano una fetta più ampia dei profitti da record. L’accordo raggiunto – ed è questo il punto centrale – prevede che il 10,5% degli utili annuali venga distribuito sotto forma di azioni, a cui si somma un ulteriore 1,5% in bonus monetario. Una cifra complessiva che, secondo fonti vicine alla trattativa, sfiorerebbe i 40 trilioni di won (circa 26,6 miliardi di dollari) destinati ai lavoratori del comparto chip. Una delle redistribuzioni più imponenti mai viste nel settore, eppure non tutti, all’interno della stessa azienda, hanno accolto la notizia con entusiasmo.
La fronda interna e il voto che non è scontato
Alcuni dipendenti, quelli che forse avrebbero voluto andare fino in fondo alla mobilitazione, hanno già fatto filtrare malumori: l’intesa, secondo loro, premia in modo diseguale chi opera nei chip rispetto ad altre divisioni, e l’azzeramento dello sciopero – inizialmente previsto dal 21 maggio al 7 giugno – viene letto da una minoranza come una resa anticipata. Il sindacato, dal canto suo, ha deciso di sospendere l’azione e di sottoporre il testo all’assemblea dei quarantottomila iscritti, senza però garantire che il voto finale confermi l’accordo. Il passaggio, insomma, non chiude la crisi; la rimanda soltanto a una tornata elettorale interna dai contorni ancora incerti. E se il bonifico straordinario da 300mila euro a testa ha placato le acque più agitate, restano in sospeso le modalità di erogazione dei premi previsti anche per i prossimi anni, anch’essi oggetto della trattativa.
Profitti boom e una clausola che pesa
La corsa globale all’intelligenza artificiale ha gonfiato i bilanci di Samsung come non accadeva dalla pandemia: la crescente domanda di semiconduttori per data center e server ha trasformato la divisione chip in una macchina da soldi, e i sindacati hanno giocato proprio questa carta per ottenere il maxi-bonus. L’azienda, che inizialmente aveva opposto resistenza alle richieste, ha dovuto cedere alla vigilia del fermo nazionale – un’azione che avrebbe coinvolto quarantottomila dipendenti su tutto il territorio coreano – per evitare una paralisi dai costi incalcolabili in un momento di mercato così favorevole. L’accordo, infatti, prevede incentivi non solo per l’anno in corso ma anche un meccanismo di partecipazione agli utili futuri, legato però a obiettivi di produzione che la stessa dirigenza si è riservata di definire. Un dettaglio, quest’ultimo, che molti lavoratori hanno già letto come una clausola di stile: il bonus, insomma, lo hanno incassato, ma le prossime trattative si annunciano già in salita.




