Legge elettorale, doppia fiducia alla Camera: oggi il terzo voto
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Redazione Interno
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La nuova legge elettorale supera le prime due questioni di fiducia alla Camera e affronta oggi il terzo passaggio imposto dal governo prima del voto finale previsto per giovedì. Montecitorio ha approvato i primi due articoli modificati durante l'esame al Senato, consentendo alla riforma di avanzare verso l'ultima fase parlamentare. Il percorso scelto dall'esecutivo riduce gli spazi per modificare nuovamente il testo e concentra l'attenzione sullo scrutinio conclusivo, che avverrà invece senza fiducia e con voto segreto.
I numeri delle prime due fiducie a Montecitorio
Sull'articolo 1 i voti favorevoli sono stati 226, contro 147 contrari e tre astenuti. La disposizione comprende gli interventi introdotti a Palazzo Madama sulle firme e sulle preferenze relative all'elezione della Camera dei deputati. Il secondo passaggio ha riguardato invece il sistema per il Senato: in questo caso la fiducia è stata approvata con 227 sì, 149 no e tre astensioni. Il governo ha quindi ottenuto senza difficoltà i due primi via libera richiesti all'Aula, mentre le opposizioni hanno continuato a contestare sia il contenuto della riforma sia il ricorso allo strumento della fiducia su una materia direttamente collegata alle regole con cui vengono scelti i parlamentari.
La giornata di mercoledì è dedicata all'articolo 3, sul quale l'esecutivo ha posto la terza e ultima questione di fiducia. Il calendario della Camera prevede le dichiarazioni di voto a partire dalle 9 e la votazione per appello nominale non prima delle 10.50. Questa parte della proposta interviene sui confini territoriali dei collegi uninominali senatoriali della provincia di Bolzano. Terminata la chiama, l'Assemblea passerà all'articolo 8, che non è coperto dalla fiducia e che, dopo le modifiche introdotte dal Senato, estende il diritto di voto dei fuori sede anche ai caregiver familiari.
Il voto finale sarà segreto
Il passaggio politicamente più delicato è fissato per giovedì 8 ottobre. Dopo le dichiarazioni dei gruppi parlamentari, la votazione finale non potrà essere blindata con la questione di fiducia e si svolgerà a scrutinio segreto, modalità richiesta dalle opposizioni. Il calendario di Montecitorio indica l'avvio delle dichiarazioni finali nella fascia mattutina e il voto non prima delle 12.30. Proprio il carattere segreto dello scrutinio rende questo passaggio diverso dalle tre chiame nominali sugli articoli precedenti, nelle quali è possibile verificare direttamente il comportamento di ciascun deputato.
Il ricorso ripetuto alla fiducia ha alimentato anche il confronto politico sull'ipotesi di elezioni anticipate. Nei gruppi parlamentari il tema della durata della legislatura si è intrecciato con la discussione sulle nuove regole di voto, mentre a Montecitorio sono arrivati per le sedute decisive i principali leader politici. La riforma si trova infatti nuovamente alla Camera perché Palazzo Madama ha modificato alcune parti del testo già approvato in precedenza, rendendo necessaria una seconda lettura limitata alle disposizioni cambiate.
I ricorsi e il possibile passaggio davanti alla Consulta
Al percorso parlamentare potrebbe affiancarsi quello giudiziario. Una rete composta da organizzazioni, associazioni, comitati, costituzionalisti, avvocati, giornalisti e cittadini sta preparando ricorsi contro la nuova disciplina, con l'obiettivo di sottoporre ai giudici una presunta lesione del diritto di voto. Le iniziative dovrebbero essere presentate in circa trenta tribunali civili dopo l'entrata in vigore della norma, che avverrebbe quindici giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. I giudici potranno poi valutare se sollevare una questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte costituzionale.
La procedura ipotizzata prevede che il tribunale possa fissare un'udienza dopo quaranta giorni dal deposito e, qualora ritenga fondate e rilevanti le questioni poste, trasmettere gli atti alla Consulta attraverso un'ordinanza. Dopo la notifica alle parti interessate, compresa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente della Corte potrebbe fissare l'udienza nei successivi venti giorni. Secondo il coordinatore della rete Roberto Zaccaria, i ricorsi sono già in fase di redazione e l'obiettivo è ottenere una decisione in tempo utile rispetto alle elezioni, con una possibile pronuncia a partire da febbraio.
Il precedente più vicino risale al 2017, quando la Corte costituzionale intervenne sull'Italicum. In quella decisione fu dichiarato illegittimo il ballottaggio previsto tra le due liste più votate qualora nessuna avesse raggiunto il 40% dei consensi, mentre vennero ammessi i capilista bloccati e il premio di maggioranza destinato alla lista capace di raggiungere quella soglia. La sentenza arrivò nell'ambito di giudizi promossi davanti a diversi tribunali per accertare la piena tutela del diritto di voto anche prima dell'applicazione concreta della disciplina elettorale contestata.
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