Legge elettorale, il governo pone la fiducia sui primi tre articoli e stringe i tempi
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Redazione Interno
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Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, è intervenuto nell'Aula di Montecitorio ponendo la questione di fiducia sugli articoli 1, 2 e 3 della riforma della legge elettorale, nel testo licenziato in seconda lettura da Palazzo Madama. L'articolo 8, anch'esso modificato dal Senato, è rimasto invece fuori dal perimetro della fiducia: la norma introduce il voto fuorisede per i caregiver ed è stata votata all'unanimità, circostanza che ha indotto l'esecutivo a non blindarla.
Il calendario delle votazioni a Montecitorio
Come previsto dal regolamento della Camera, la fiducia si vota per appello nominale non prima di ventiquattro ore dalla sua posizione. Le dichiarazioni di voto sull'articolo 1 cominceranno martedì alle 12.10, con la chiama dei deputati che non potrà iniziare prima delle 14. A seguire, nel primo pomeriggio, si terranno le dichiarazioni sull'articolo 2 e la relativa votazione. Mercoledì, dalle 9, è in programma il dibattito sul terzo articolo, con voto per appello nominale non prima delle 10.50. Nella stessa giornata, entro le 13.30, si procederà con l'esame e il voto sull'articolo 8, mentre dalle 16.15 si discuteranno gli ordini del giorno, con eventuale prosecuzione notturna. La conclusione è fissata per giovedì: dalle 10.30 le dichiarazioni di voto finale, trasmesse in diretta televisiva, e il voto a scrutinio segreto non prima delle 12.30.
Il contenuto dei primi tre articoli
Il primo articolo ridisegna l'elezione dei deputati introducendo un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Alla lista o coalizione più votata spettano 70 seggi aggiuntivi se raggiunge almeno il 42% dei consensi; il totale dei deputati ottenibili con il premio non può comunque superare quota 220. In assenza della soglia, si applica il proporzionale senza alcun premio. La norma disciplina inoltre le preferenze: un capolista bloccato e fino a tre preferenze esprimibili dall'elettore per gli altri candidati.
Il secondo articolo estende un meccanismo analogo al Senato, con un premio di 35 seggi e un tetto massimo di 113 senatori per la coalizione beneficiaria, tenendo conto della dimensione regionale dell'elezione di Palazzo Madama. Il terzo articolo ha un carattere più tecnico e ridisegna i confini dei collegi uninominali del Senato nella provincia autonoma di Bolzano, adeguandoli alla nuova disciplina.
Le reazioni delle opposizioni
Dalle opposizioni sono arrivate critiche severe. Federico Fornaro del Partito Democratico ha definito la scelta del governo «indegna», parlando di «uno schiaffo a questo ramo del Parlamento» e ricordando che i gruppi di minoranza hanno presentato 53 emendamenti, «tutto fuorché un atteggiamento ostruzionistico». «Avete paura della tenuta della vostra maggioranza e del voto segreto che fortunatamente ci sarà», ha aggiunto.
Filiberto Zaratti di Alleanza Verdi e Sinistra ha sostenuto che l'esecutivo teme «la democrazia e i vostri parlamentari», mentre Enrica Alifano del Movimento 5 Stelle ha parlato di una «democrazia parlamentare» messa «in soffitta». Roberto Speranza, deputato del Pd, in una nota ha ricordato di essersi dimesso da capogruppo nel 2015 per non votare la fiducia sull'Italicum posta dal governo Renzi, definendo l'odierna decisione «una forzatura inaccettabile».
Riccardo Magi di Più Europa, in sciopero della fame da sei giorni contro la riforma, ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per illustrare le ragioni della sua iniziativa non violenta.
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