Bonus nuovi nati 2026, i mille euro una tantum entrano nel vivo con l’apertura delle domande

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un momento, nei primi giorni dopo l’arrivo di un figlio, in cui la teoria delle politiche familiari si scontra con la concretezza delle spese, dei tempi, delle priorità che cambiano improvvisamente, ed è esattamente in questo spazio che si inserisce il bonus nuovi nati 2026. L’Inps, dando attuazione a quanto previsto dalla legge di Bilancio 2025 (e confermato per l’annualità in corso), ha attivato ufficialmente ieri, 14 aprile, i canali telematici per la presentazione delle richieste relative al contributo una tantum da mille euro. La misura, che non ha natura strutturale né tantomeno sostituisce l’Assegno unico e universale, è pensata per intercettare quella fase iniziale – quella dei passeggini, dei pannolini e delle prime immunizzazioni – in cui ogni supporto economico, seppur limitato, diventa significativo per il bilancio familiare.

I requisiti reddituali e il nuovo calcolo dell’Isee

Il beneficio non è universale, ed è qui che si annida la prima delle distinzioni sostanziali per i richiedenti. Per ottenere i mille euro, il nucleo familiare deve possedere un Isee per “prestazioni familiari e per l’inclusione” riferito al minore non superiore a 40mila euro. C’è però una novità tecnica, emersa chiaramente dalla circolare n. 45 dell’Istituto, che riguarda la neutralizzazione dell’Assegno unico: gli importi percepiti a titolo di AUU non rientrano nel calcolo di questo specifico indicatore. In pratica, se un nucleo ha un reddito che sfiora il tetto massimo, la cifra ricevuta mensilmente per l’Assegno unico viene sottratta dal valore Isee, consentendo a più famiglie – rispetto al passato – di rientrare nel limite dei 40mila euro.

Le scadenze da rispettare e l’errore da evitare

Sul fronte delle tempistiche, il regolamento è ferreo e non ammette deroghe una volta scaduti i termini. La domanda deve essere inoltrata entro 120 giorni dalla data dell’evento, che sia la nascita, l’adozione o l’affidamento preadottivo. L’errore più comune, avvertono i patronati, è proprio la sottovalutazione di questa finestra temporale: trascorsi i quattro mesi, il diritto decade automaticamente. Per tutti i bambini nati nei primi mesi del 2026 – dunque prima dell’attivazione del servizio avvenuta il 14 aprile – il conteggio dei 120 giorni decorre però da questa data, fissando di fatto la scadenza ultima per l’invio al prossimo 12 agosto.

Come presentare la richiesta e chi può farlo

La procedura è interamente digitalizzata, sebbene rimanga aperta la possibilità di farsi assistere. Il genitore richiedente – che, in caso di non convivenza, deve essere quello residente con il minore – può accedere al portale dell’Inps utilizzando Spid, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi. In alternativa, per chi avesse meno dimestichezza con gli strumenti informatici, restano operative le linee del Contact Center (803.164 da rete fissa) e il supporto offerto dagli istituti di patronato. Per quanto riguarda la copertura soggettiva, il bonus spetta ai cittadini italiani, comunitari e agli extracomunitari in possesso di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o di un permesso unico per lavoro superiore ai sei mesi; condizione imprescindibile, in ogni caso, è la residenza in Italia al momento della nascita o dell’ingresso del minore in famiglia.

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