Il 4 2 vola, iscrizioni da record e un protocollo con la moda per legare la scuola all’impresa
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Redazione Interno
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Il giudizio, per ora, è sospeso alle verifiche definitive degli uffici, ma i flussi in entrata – quelli che arrivano dalle segreterie scolastiche e che il ministero sta monitorando in queste ore – disegnerebbero un quadro netto: il percorso dell’istruzione tecnica e professionale quadriennale, il cosiddetto 4+2, starebbe registrando un’impennata di adesioni. A dirlo, a poche ore dalla chiusura della finestra per le domande di iscrizione al prossimo anno scolastico, è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Intervenuto alla Fiera di Milano in occasione della firma del Protocollo d’Intesa 2026 tra il dicastero di viale Trastevere, Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda, il titolare del Mim ha parlato di numeri “veramente straordinari”. Una crescita, quella degli iscritti, che se confermata rappresenterebbe una svolta dopo gli incrementi tutto sommato moderati degli anni passati, trasformando quella che era una sperimentazione in un pilastro dell’offerta formativa.
L’intesa con la moda e la sfida culturale della formazione in azienda
L’annuncio sui dati delle iscrizioni è arrivato quasi come un corollario all’evento principale, ovvero la sottoscrizione del protocollo che lega a doppio filo il mondo dell’istruzione con le filiere della calzatura e della pelletteria, riunite a Rho per il Micam e il Mipel. L’accordo, che aggiorna e rafforza una precedente intesa del 2021, mira a costruire un ponte stabile tra i banchi di scuola e i reparti produttivi. “La scuola e il mondo del lavoro devono essere necessariamente collegati”, ha scandito Valditara, e “la formazione si fa anche nell’impresa”. Un’affermazione che il ministro stesso ha definito una “svolta culturale”, difendendo il modello 4+2 dalle critiche di chi, tra le forze politiche e alcune sigle sindacali, vedrebbe in questo meccanismo un mero strumento per favorire lo sfruttamento dei ragazzi. Un’accusa, questa, respinta con decisione dal titolare del Mim, per il quale si tratta invece di un’opportunità per rendere l’apprendimento più aderente alle necessità di un mercato del lavoro in continua evoluzione, in particolare in settori strategici come quello della moda, dove il made in Italy compete sulla qualità e le fiere stesse, come ha sottolineato Giovanni Bozzetti, si configurano come infrastrutture fondamentali per il Paese.
La crescita dell’offerta e la spinta del Mezzogiorno
A testimoniare la vitalità della riforma, del resto, non ci sono solo le dichiarazioni di circostanza. Nei mesi scorsi, la fase di autorizzazione dei percorsi per l’anno scolastico 2026/2027 si era chiusa con numeri in forte ascesa. Secondo i dati diffusi dal ministero e ripresi dalle agenzie di stampa, sono stati 532 i nuovi percorsi quadriennali autorizzati, che vanno ad aggiungersi a quelli già avviati in via sperimentale. Oltre 700 sono le istituzioni scolastiche che, a vario Titolo, offriranno questa opzione, con circa 400 istituti che si affacciano per la prima volta a questa modalità didattica. Un’adesione, quella registrata, che ha trovato terreno particolarmente fertile nel Mezzogiorno: in Campania, ad esempio, sono stati attivati 90 nuovi percorsi, di cui 50 nella sola provincia di Napoli. Queste realtà, come è stato spiegato, si distinguono per la capacità di fare rete con gli Its Academy, con il tessuto imprenditoriale locale e con gli enti di formazione professionale, disegnando un curricolo che punta a coniugare l’innovazione tecnologica con le vocazioni produttive dei territori.
Un’architettura formativa tra banchi, laboratori e fabbriche
Il meccanismo del 4+2, ormai transitato dalla fase sperimentale a quella ordinamentale, prevede che gli studenti conseguano il diploma di istruzione secondaria in quattro anni, per poi proseguire – per chi lo desidera – con un biennio specialistico presso una Its Academy, un percorso quest’ultimo che garantisce tassi di occupazione molto elevati, spesso superiori all’80%. Un’architettura che, nelle intenzioni di chi l’ha pensata, dovrebbe ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, quel fenomeno per cui le aziende faticano a trovare profili con le competenze tecniche richieste. La riforma, inoltre, prevede un potenziamento delle discipline Stem e delle attività laboratoriali, e consente alle scuole di avvalersi, per moduli specifici, di esperti provenienti direttamente dalle aziende, portando così competenze aggiornate e spesso altrimenti non reperibili tra i docenti curricolari. Un dialogo, quello tra scuola e fabbrica, che il protocollo siglato a Milano con il comparto moda intende ora rafforzare, offrendo ai giovani – come hanno tenuto a sottolineare i rappresentanti di Confindustria Moda e Accessori Moda – competenze concrete in una fase segnata da profondi cambiamenti tecnologici e da un ricambio generazionale che interessa da vicino l’intera filiera.




