L'oro vola verso nuovi record, tra banche centrali e tassi d'interesse
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Redazione Economia
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Il prezzo dell'oro, che dall'inizio di settembre ha guadagnato altri trecento dollari, sfiorando ormai i 3.700 dollari per oncia troy, sta vivendo una fase di slancio straordinario. Una serie di fattori concomitanti, i quali, secondo l'analisi di Claudio Wewel, FX Strategist di J. Safra Sarasin, hanno alimentato questa dinamica rialzista. In primo luogo, il percorso di riduzione dei tassi di interesse della Federal Reserve si è notevolmente accentuato, una reazione alla recente debolezza dei dati provenienti dal mercato del lavoro statunitense. L'aspettativa di un denaro più a buon mercato, infatti, tende a depotenziare il dollaro e a rendere il metallo giallo, che non paga interessi, più appetibile agli occhi degli investitori.
Le prospettive per il secondo semestre
Le previsioni per il resto dell'anno rimangono ottimistiche, come sostiene Ned Naylor-Leyland, gestore del Jupiter Gold & Silver Fund. "Manteniamo una view positiva sull'oro per il secondo semestre", afferma, sottolineando come, storicamente, il metallo prezioso tenda a ottenere rendimenti migliori nei secondi sei mesi. A questo si aggiunge il fatto che le banche centrali, acquirenti istituzionali di peso, concentrano gran parte dei loro acquisti proprio nel periodo che sta per aprirsi, un elemento che fornisce un ulteriore sostegno strutturale alla domanda.
Le ripercussioni sul settore orafo
L'impennata dei listini, che ha portato il valore di un chilo d'oro a toccare i 112 mila euro, un livello ben distante dai 45 mila euro di soli due anni fa, non passa inosservata nel distretto orafo vicentino. Le sue seicento imprese, conosciute in tutto il mondo, devono fare i conti con una materia prima che ha superato per la prima volta i 4.000 dollari l'oncia durante il rally guidato proprio dalle istituzioni finanziarie globali. Anche pochi grammi di materiale, in questo contesto, finiscono per incidere in modo significativo sul costo finale dei manufatti, accrescendo la preoccupazione per una crescita che sembra inarrestabile.
Il ruolo di "assicuratore" dei portafogli
In un momento di tali quotazioni, molti si interrogano sulla natura di bene rifugio dell'oro, chiedendosi se possa ancora esserlo dopo aver infranto ogni record. La domanda, più che legittima, trova una risposta in chi, come Alessio Garzone, portfolio manager di Gamma Capital Markets, ne osserva la funzione profonda. L'oro, spiega, non è un asset che sale meccanicamente in ogni frangente di paura dei mercati, ma piuttosto un "assicuratore silenzioso del portafoglio", una copertura che opera in sordina contro le turbolenze finanziarie, il cui valore non si misura esclusivamente nella performance immediata.




