Oro da record: superati i 4.500 dollari l'oncia tra tensioni Usa-Venezuela e attese sui tassi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato dei metalli preziosi chiude un anno straordinario, sigillando un Natale da record assoluto con l’oro che, in una corsa senza soste, ha infranto il muro dei 4.500 dollari per oncia. Un traguardo storico, quello raggiunto nei giorni scorsi, che corona un rialzo, calcolato su base annua, di quasi il 70 per cento e che proietta il bene rifugio per antonomasia verso la sua migliore performance annuale dal lontano 1979. A trainare le quotazioni, in una fase già caratterizzata da elevata volatilità finanziaria e timori macroeconomici, concorrono due fattori principali: l’escalation delle tensioni geopolitiche, con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha inasprito la retorica contro il Venezuela di Nicolas Maduro arrivando a paventare un’offensiva navale, e le persistenti attese degli investitori per un nuovo taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve.

Il volano geopolitico e il ruolo dell’argento

Le dichiarazioni del presidente statunitense, che hanno riacceso i timori di un possibile conflitto, hanno spinto gli operatori a cercare riparo nell’oro, considerato da sempre un porto sicuro in tempesta. Questo movimento, peraltro, non si è limitato al solo metallo giallo ma ha coinvolto anche l’argento, la cui ascesa è stata addirittura più marcata. Stabilizzatosi attorno ai 72 dollari l’oncia, il metallo bianco ha infatti segnato un progresso annuo prossimo al 150 per cento, un balzo che lo rende la vera superstar di questa stagione. A sostenere l’argento, oltre alla domanda finanziaria, contribuisce in maniera decisiva quella industriale, in particolare dal settore fotovoltaico, avido del nobile metallo per la produzione di pannelli solari, in uno scenario di mercato che molti analisti prevedono in deficit per gli anni a venire.

Un contesto macroeconomico favorevole

Se le tensioni internazionali forniscono la scintilla immediata, la benzina per un rally di tali dimensioni viene però dalle politiche monetarie. L’aspettativa di un allentamento della stretta creditizia da parte della Fed, con un nuovo taglio dei tassi, indebolisce il dollaro e riduce il costo opportunità di detenere asset che, come l’oro, non generano interessi. Questa combinazione di elementi – la ricerca di sicurezza e un contesto finanziario più accomodante – crea il terreno perfetto per una valorizzazione così vigorosa, che ha portato i futures sull’oro con scadenza febbraio 2026 a toccare per la prima volta i livelli oggi osservati.

Le ripercussioni sul territorio e le dinamiche di mercato

L’impennata dei listini, sebbene epocale, non si riflette in maniera uniforme su tutti gli attori economici. In alcune regioni, come l’Umbria, l’impatto sui consumatori e sulle attività commerciali legate alla compravendita risulta meno pronunciato che in altre aree, per una serie di fattori locali che vanno dalla struttura della domanda alle abitudini di investimento. Sul piano globale, tuttavia, la corsa dei prezzi sembra destinata a caratterizzare la chiusura dell’anno, con l’oro che consolida il suo ruolo di barometro dell’incertezza e l’argento che cavalca la doppia onda della speculazione finanziaria e delle necessità industriali, scrivendo così una pagina di storia dei mercati.

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