L'oro sfonda il muro dei 4.500 dollari, l'argento vola oltre 75 dollari l'oncia
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Redazione Economia
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I mercati finanziari, mentre si avviano verso la chiusura dell'anno, registrano un movimento eccezionale nel comparto dei metalli preziosi, con l'oro che continua la sua inarrestabile ascesa e l'argento che, abbandonando il suo tradizionale ruolo di comprimario, si impone con una performance straordinaria. Il prezzo spot del metallo giallo ha infatti toccato un nuovo massimo storico, attestandosi a 4.516 dollari l'oncia dopo aver sfiorato i 4.530 dollari, in un contesto caratterizzato da una domanda di beni rifugio che non accenna a placarsi. Tale domanda, com'è noto, trae alimento da un duplice fattore: da un lato, le persistenti tensioni geopolitiche che inducono gli investitori a cercare asset considerati sicuri; dall'altro, le sempre più concrete aspettative di una prossima discesa dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve statunitense, una mossa che, rendendo meno remunerativi gli investimenti in obbligazioni, spinge ulteriormente il capitale verso valori tangibili.
Il sorpasso del metallo bianco
Se l'oro conferma il suo status di riferimento assoluto, è però l'argento a rubare la scena in queste sessioni, con un balzo che molti analisti definiscono storico. Il cosiddetto "metallo bianco", spesso oscurato dal più blasonato cugino, ha infatti infranto per la prima volta la barriera psicologica dei 75 dollari l'oncia, toccando un picco di 75,15 dollari e segnando così un guadagno superiore al 4% in una sola giornata. Questo traguardo, che rappresenta un primato assoluto, non è un episodio isolato ma il culmine di una corsa che prosegue ormai da cinque sessioni consecutive, una delle performance più vigorose osservate nel 2025 tra tutte le materie prime. Tale dinamica, del resto, non può essere liquidata come una semplice fiammata speculativa di breve periodo, poiché si innesta su fondamentali solidi che vedono l'argento essere contemporaneamente un bene rifugio e un metallo industriale, la cui domanda è trainata anche dalla transizione energetica globale.
Il quadro generale dei futures
La forza del settore emerge con chiarezza anche dall'andamento dei contratti futures, che offrono una fotografia degli impegni a termine. I futures sull'oro con consegna a febbraio hanno raggiunto, nel corso delle negoziazioni, il livello record di 4.561 dollari l'oncia, per poi stabilizzarsi comunque su quotazioni di assoluto rilievo, attorno ai 4.547 dollari, in rialzo di quasi l'1% rispetto al precedente fixing. Questo movimento conferma una tendenza rialzista strutturale, alimentata da un sentimento di cautela diffuso tra gli operatori di mercato, i quali, dinanzi a un panorama internazionale ancora incerto e alla politica monetaria della presidenza Trump, continuano a destinare una parte significativa dei loro portafogli verso asset considerati più stabili e meno esposti alle fluttuazioni valutarie.
Il ruolo della speculazione e degli investimenti fisici
Accanto ai flussi finanziari puramente speculativi, che pure contribuiscono all'impennata delle quotazioni, un ruolo di primo piano è giocato dalla domanda fisica di metallo, sia da parte di investitori retail che istituzionali. Molti di essi, infatti, scelgono di convertire una parte della propria liquidità in lingotti o monete, una scelta dettata dalla volontà di possedere un bene reale al di fuori del sistema bancario tradizionale. Questa tendenza, osservabile in diverse parti del mondo, fornisce un ulteriore, solido supporto ai prezzi, creando un fondo di domanda che resiste anche a eventuali correzioni tecniche. La corsa dell'argento e dell'oro, pertanto, si configura come un fenomeno complesso e multidimensionale, radicato tanto nelle dinamiche macroeconomiche globali quanto nelle scelte strategiche dei singoli risparmiatori.




