L'oro frena in attesa dei dati Usa, mentre argento e platino volano ai massimi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I mercati dei metalli preziosi mostrano dinamiche contrastanti, con l'oro che cede marginalmente terreno in un clima di attesa, mentre l'argento e il platino continuano una corsa che li ha portati a livelli storici. Martedì, infatti, il prezzo dell'oro ha registrato un leggero calo, riflettendo una certa cautela da parte degli investitori in vista della pubblicazione di dati macroeconomici chiave negli Stati Uniti, quelli relativi all'occupazione e all'inflazione, che potrebbero influenzare le future decisioni di politica monetaria. Questa fase di stallo, peraltro, segue un periodo di forte tensione al rialzo, che aveva portato il metallo giallo a sfiorare i suoi massimi storici, con un prezzo spot che aveva toccato quota 4.337,4 dollari l'oncia e i future di febbraio che avevano viaggiato intorno ai 4.372,4 dollari.

Il traino dei metalli industriali: il caso platino

Se l'oro si muove con circospezione, diverso è il discorso per quei metalli che uniscono una componente finanziaria a una domanda industriale robusta. Il platino, ad esempio, ha raggiunto livelli non veduti dal 2008, superando la soglia dei 1.900 dollari l'oncia. Questo rally, che alcuni analisti non esitano a definire eccezionale, è stato alimentato da fattori strutturali, tra i quali spicca una parziale retromarcia dell'Unione europea in materia di mobilità esclusivamente elettrica, una mossa che di fatto prolunga la vita operativa dei motori a combustione interna, i quali – com'è noto – utilizzano il platino per i catalizzatori. Tale settore, del resto, rappresenta la maggiore fonte di domanda globale per questo metallo, la cui quotazione risente dunque fortemente degli sviluppi normativi nel campo automotive.

La corsa record dell'argento e i volumi scambiati

Ancor più eclatante, però, è la performance dell'argento, il quale ha infranto ogni precedente barriera psicologica, lasciandosi per la prima volta alle spalle anche la quota di 65 dollari l'oncia. La quotazione spot del metallo bianco, dopo aver toccato un picco a 64,5765 dollari, ha mostrato un progresso dell'1,5%, mentre i future con scadenza a marzo hanno registrato un rialzo dello 0,4% a 64,835 dollari. Questa ascesa, che non accenna a fermarsi, è stata accompagnata da un boom di volumi di scambio, un fenomeno osservato sia sul mercato dei futures del Comex di New York sia su quello dello Shanghai Futures, dove il fatturato dei contratti sull'argento ha visto un'impennata significativa. Alcuni di essi, attratti dalla doppia natura di bene rifugio e materia prima industriale del metallo, hanno deciso di aumentare le proprie esposizioni, contribuendo così ad alimentare la volatilità e il trend positivo.

Il mercato di Londra e la fase di consolidamento

Sul mercato fisico di Londra, cuore mondiale del trading dell'oro, si è assistito a un rapido recupero dopo il calo dell'1,2% di venerdì, con i prezzi che durante l'asta pomeridiana dei lingotti hanno addirittura segnato un nuovo record a 4.346 dollari l'oncia troy. Questo rimbalzo, tuttavia, non è stato sufficiente a mantenere una spinta sostenuta nel breve termine, anche perché molti operatori preferiscono ora attendere indicazioni più chiare dall'economia reale statunitense. La situazione attuale, pertanto, si configura come una pausa di consolidamento per l'oro, la quale non intacca minimamente il momentum rialzista che caratterizza invece l'argento e il platino, i cui fondamentali appaiono al momento più solidi e meno condizionati dalle sole variabili finanziarie.

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