L'oro supera i quattromila dollari, un record storico

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo dell'oro, che gli operatori definiscono "spot" per le consegne immediate, ha toccato i 4.029,5800 dollari per oncia, segnando un rialzo dell'1,12%, mentre i contratti futures con scadenza dicembre sul Comex di New York sono stati scambiati a 4.052,40 dollari, con un incremento dell'1,20%. Questo balzo, che porta il metallo prezioso a quotazioni mai viste prima, rappresenta l'ascesa più vigorosa dai turbolenti anni Settanta, con un apprezzamento superiore al venticinque per cento da aprile. Un percorso, il suo, che appare inarrestabile e che ha visto raddoppiare il suo valore in un lasso di tempo relativamente breve, lasciandosi alle spalle i livelli di inizio anno, i quali si attestavano appena sopra i duemilaseicento dollari.

Le dinamiche di un mercato in fibrillazione

La rottura del muro dei quattromila dollari, un traguardo psicologico oltre che finanziario di enorme portata, è avvenuta nelle prime ore di contrattazione in Asia, dopo che i futures di dicembre avevano già oltrepassato quella soglia al Comex. Un contesto, questo, che appare diametralmente opposto a quello del sistema di cambi fissi, abolito nel 1971, quando l'oncia d'oro aveva un valore ufficiale di soli trentacinque dollari. La corsa attuale, che ha spinto le quotazioni fino a un massimo assoluto di 4.062 dollari, si configura come un incremento di circa il cinquanta per cento dall'inizio dell'anno, un dato che fotografa una domanda robusta e una fiducia incrollabile nel bene rifugio per eccellenza.

I fattori che alimentano la domanda

Dietro questa impennata, la cui solidità è confermata dai volumi di scambio, si celano ragioni complesse e interconnesse. L'instabilità geopolitica in diverse regioni del mondo, con conflitti che persistono, spinge infatti gli investitori istituzionali e privati a cercare protezione nell'oro, considerato un valore sicuro in tempi di incertezza. A questo si uniscono le politiche monetarie delle banche centrali, le quali, in un quadro economico globale ancora segnato da tensioni inflazionistiche, continuano ad acquistare riserve auree per diversificare i propri asset, sostenendo ulteriormente il mercato. Ce ne sono, di fattori, che concorrono a creare una domanda strutturalmente alta.

Le prospettive e il ruolo degli analisti

Alcuni istituti finanziari di prim'ordine, come Goldman Sachs, hanno rivisto al rialzo le loro previsioni, ipotizzando che le quotazioni possano avvicinarsi ai quattromilanovecento dollari entro la fine del 2026. Una proiezione, la loro, che riflette un ottimismo di fondo sulla capacità del metallo di mantenere il suo appeal nel medio periodo, nonostante le fluttuazioni tipiche di ogni mercato. La febbre dell'oro, dunque, non accenna a placarsi, scrivendo un nuovo capitolo nella sua storia millenaria di bene di valore universalmente riconosciuto.

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