Steam Deck si trasforma in una PlayStation Portal: i giochi PS5 arrivano in cloud anche senza possedere una console Sony
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Non serve più possedere una PlayStation 5 per tuffarsi nel catalogo giochi del colosso giapponese, o almeno questa è la promessa che arriva da una soluzione di terze parti pronta a scardinare le logiche dell’ecosistema Sony. Mentre il mercato si interroga da tempo sulla strategia del cloud ibrido tra console e PC, un’applicazione indipendente di nome Asobi: Remote Play ha deciso di fare da ponte, e l’ha fatto aprendo il proprio playtest su Steam, la piattaforma di Valve che ormai ospita anche l’universo portatile di Steam Deck.
L’operazione, per quanto non ufficiale, rivela una crepa nel sistema finora rigidamente compartimentato da Sony: la possibilità di accedere al cloud streaming dei titoli PS5 anche senza avere tra le mani il controller del PlayStation Portal, che finora rappresentava l’unico canale portatile per il servizio di cloud gaming di PS Plus.
Un’alternativa a PlayStation Portal che parte da Steam
Chi ha seguito l’evoluzione del Remote Play sa bene che non si tratta di una novità assoluta: già da tempo è possibile collegarsi a distanza alla propria console per giocare in streaming su PC o dispositivi mobili. Il salto qualitativo, e qui sta il punto interessante, è rappresentato dal fatto che Asobi non si limita a replicare il Remote Play tradizionale, ma abilita il cloud streaming di PS Plus, cioè quella porzione di servizio che consente di avviare i titoli direttamente dai server Sony senza necessità di una console fisica nella propria rete domestica.
In sostanza, l’applicazione sviluppata da Inside Internet (con il supporto dell’ideatore Ichenzo, come riportano i primi test) trasforma Steam Deck in una sorta di PlayStation Portal parallelo, aggirando il vincolo dell’hardware proprietario. Il playtest, attualmente aperto su Steam, richiede una semplice richiesta di accesso attraverso il pulsante dedicato sulla pagina dell’app, e già in questa fase embrionale sta attirando l’attenzione di utenti che cercano una via d’ingresso all’ecosistema Sony senza dover investire nell’acquisto di una console da 500 euro.
Come funziona il cloud gaming di PS Plus su SteamOS
La meccanica dietro Asobi: Remote Play è relativamente lineare, sebbene il codice sottostante celi un lavoro di reverse engineering non indifferente per intercettare i flussi di dati del servizio cloud di Sony. Una volta installata su Steam Deck, Steam Machine o qualsiasi dispositivo basato su SteamOS o Linux, l’applicazione si presenta come un client leggero che dialoga con i server di PlayStation Network, autenticando l’utente e rendendo disponibile il catalogo di giochi in abbonamento PS Plus Premium.
È proprio questo il punto di svolta: mentre il Remote Play classico richiede che la console sia accesa e connessa alla stessa rete o a una rete pubblica con configurazioni specifiche, il cloud streaming scavalca del tutto la presenza fisica della PS5, appoggiandosi direttamente all’infrastruttura di Sony.
La qualità dello streaming, a giudicare dai primi report degli utenti che hanno ottenuto l’accesso al playtest, dipende naturalmente dalla latenza e dalla banda della connessione, ma l’impressione generale è che l’esperienza si avvicini a quella garantita dal PlayStation Portal, con il vantaggio non trascurabile di poter usare il controller integrato di Steam Deck o eventuali periferiche collegate via Bluetooth.
Un playtest su Steam che apre scenari inediti
A differenza di altre soluzioni non ufficiali finora apparse sul web, spesso instabili o limitate a vecchie versioni del firmware, Asobi: Remote Play è stata pubblicata direttamente sul negozio di Valve, un dettaglio che garantisce una certa affidabilità e aggiornamenti tramite la piattaforma Steam stessa. Per partecipare al playtest, come accennato, è sufficiente recarsi sulla pagina dell’applicazione e cliccare sul pulsante per richiedere l’accesso, un meccanismo già collaudato su Steam per titoli e software in fase di sviluppo.
Naturalmente, trattandosi di un’applicazione non ufficiale, Sony potrebbe in qualsiasi momento modificare i protocolli di autenticazione o la struttura del servizio cloud, rendendo eventualmente inutilizzabile il software; ma, al momento, la reazione degli utenti è di entusiasmo misurato, soprattutto tra chi possiede già una libreria digitale PlayStation e vuole estenderne la fruizione al di fuori dell’universo Sony.
L’aspetto più curioso, forse, è che l’operazione non richiede neppure di possedere una PS4 o una PS5, un prerequisito che finora aveva sempre rappresentato un paletto invalicabile per chiunque volesse avventurarsi nel Remote Play.
Le implicazioni per il mercato e per l’ecosistema Valve
Se l’esperimento dovesse rivelarsi stabile e diffondersi, le conseguenze per il posizionamento di Steam Deck sul mercato potrebbero essere significative: Valve ha sempre presentato il proprio dispositivo come un PC portatile capace di eseguire nativamente migliaia di titoli Steam, ma l’arrivo di una soluzione di cloud gaming così mirata rischia di ampliare il raggio d’azione della console, trasformandola in un hub universale per l’accesso ai servizi concorrenti.
Parallelamente, per Sony si pone il dilemma di come gestire una porta aperta nel proprio giardino recintato: da un lato, ogni abbonato PS Plus che gioca in cloud su Steam Deck rimane comunque un cliente pagante; dall’altro, però, viene meno la necessità di acquistare l’hardware PlayStation, e questo potrebbe incidere sul modello di business basato sulla vendita delle console.
Al momento, i responsabili di Asobi: Remote Play non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sul futuro dell’app oltre la fase di playtest, ma la comunità degli utenti Linux e SteamOS segue la vicenda con attenzione, consapevole che si tratta di uno dei primi esempi concreti di interoperabilità forzata tra due ecosistemi tradizionalmente separati.
La strada del cloud gaming, del resto, era già stata tracciata da altre piattaforme come Xbox Cloud Gaming, che su Steam Deck funziona ufficialmente tramite browser; ma qui il salto è qualitativo, perché si tratta di un’applicazione nativa che integra il servizio in modo più profondo e performante.
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