Mandragora torna al Torino: "Avevo lasciato qualcosa in sospeso". E ai viola: "Rapporti cambiati in peggio"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Rolando Mandragora è di nuovo un giocatore del Torino. Il centrocampista classe 1997, prelevato dalla Fiorentina in questa sessione di mercato, ha varcato i cancelli del Filadelfia con un sorriso che non lascia spazio a interpretazioni, ma anche con la consapevolezza di chi ritorna in un ambiente già sperimentato per chiudere un cerchio che, a suo dire, era rimasto aperto.

"È bello tornare qui, ho detto più volte che sono stato bene: sono contento di essere al Torino, avevo lasciato qualcosa in sospeso", ha dichiarato il giocatore mentre rientrava nella struttura che lo aveva già accolto tra il gennaio del 2021 e il maggio del 2022, periodo in cui aveva lasciato un'impronta significativa nonostante la giovane età, e che oggi lo riveste di un ruolo diverso, quello del veterano pronto a mettere la propria esperienza al servizio di un gruppo che sta cercando una scossa dopo un avvio di campionato non proprio esaltante.

Il peso specifico di un ritorno atteso

A ventinove anni, Mandragora non è più il ragazzo che si era affacciato con timidezza al grande calcio, ma un uomo con un bagaglio di partite in Serie A e di situazioni vissute che gli consentono di parlare con cognizione di causa. Il suo ritorno al Torino non va letto come l'arrivo del salvatore della patria, né come la soluzione a tutti i mali di una rosa che, fin qui, ha faticato a trovare continuità e identità; piuttosto, si tratta di un innesto di peso specifico, di quella sostanza che serve a tenere insieme i momenti difficili e a guidare i più giovani con l'esempio e con la parola.

"Torno volentieri per dare una mano", ha aggiunto il centrocampista originario di Napoli, specificando che ora dovrà conoscere mister Ignazio Abate e i nuovi compagni, un passaggio che sottolinea la volontà di integrarsi senza presunzione, ma con la determinazione di chi ha ancora molto da dimostrare e tanto da offrire a una piazza che lo aveva già apprezzato.

L'addio alla Fiorentina e la frecciata social

Se il ritorno a Torino è stato accolto con calore e partecipazione, diverso è stato il tono con cui Mandragora ha salutato l'avventura in maglia viola, conclusasi con un trasferimento che porta con sé un retrogusto amaro. Sul proprio profilo Instagram, il calciatore ha voluto ringraziare la città di Firenze e l'ambiente che lo aveva ospitato, ma senza nascondere una certa delusione per gli ultimi mesi vissuti in riva all'Arno.

"Negli ultimi mesi qualcosa è cambiato, a discapito dei rapporti, e senza questi ultimi si fa una grande fatica per il mio modesto parere da uomo", ha scritto Mandragora, lasciando intendere che la frattura con la dirigenza o con parte dell'ambiente viola si sia consumata proprio nelle fasi finali della sua permanenza, al punto da rendere inevitabile la separazione.

Un messaggio che suona come una frecciata, ma anche come un atto di sincerità, perché il giocatore non ha voluto nascondere il rammarico per un rapporto che, dopo aver funzionato per lungo tempo, si è incrinato fino a diventare insostenibile.

Le parole all'ingresso del Filadelfia

Nel giorno del suo ritorno, Mandragora ha scelto di non nascondersi e di parlare a cuore aperto davanti ai cancelli del Filadelfia, ricordando a tutti il legame speciale che lo unisce a questa maglia e a questa città. "Bello tornare qui, ho detto più volte che sono stato bene", ha ripetuto quasi come un mantra, quasi a voler cancellare le ombre dell'addio fiorentino con la luce di un abbraccio ritrovato.

Il centrocampista ha parlato di "qualcosa in sospeso", una sensazione che probabilmente lo ha accompagnato in questi anni lontano dal Toro e che ora spera di risolvere sul campo, con le prestazioni e con quell'atteggiamento da leader che il mister e i tifosi si aspettano da un giocatore della sua caratura. La sua esperienza, maturata in club importanti e in competizioni europee, potrà fare da collante a un centrocampo che finora ha mostrato luci e ombre, e la sua capacità di dettare i tempi di gioco potrebbe rivelarsi l'arma in più per una squadra che cerca di risalire la china.

Il valore di un uomo oltre il calciatore

Al di là delle questioni tattiche e di mercato, ciò che colpisce del ritorno di Mandragora è la maturità con cui il giocatore affronta questa nuova fase della carriera, consapevole che il calcio non è solo numeri e statistiche, ma anche relazioni, sentimenti e capacità di adattamento. Il suo messaggio ai tifosi viola, seppur velato da una punta di polemica, non è stato un attacco gratuito ma un tentativo di spiegare un distacco che, a suo dire, non dipende solo da scelte tecniche, ma da un clima umano venuto meno.

"Firenze non saprei da dove iniziare", ha scritto Mandragora nel suo saluto social, quasi a sottolineare l'impossibilità di riassumere in poche righe l'importanza di quella tappa, prima di concentrarsi sul presente e sul futuro che lo attendono in granata.

Il Torino, dal canto suo, accoglie un giocatore che conosce l'ambiente, che ha già superato l'esame del pubblico e che ora, con un bagaglio di esperienze più ricco, può ambire a diventare uno dei punti di riferimento di questa stagione, magari proprio per aiutare quei giovani che, come lui qualche anno fa, hanno bisogno di una guida per emergere e per non smarrirsi nelle difficoltà del massimo campionato.

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