Affitti brevi, la manovra sulla cedolare secca divide la maggioranza
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Redazione Interno
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Mentre in parlamento prosegue il confronto, spesso acceso, sulla rimodulazione della cedolare secca per gli affitti di durata inferiore ai trenta giorni, i primi calcoli – seppur preliminari – evidenziano un impatto significativo sulla redditività del settore, la quale, stando alle stime, subirebbe una contrazione che dal 38% scenderebbe a circa il 33%. L'intesa, raggiunta nel vertice di maggioranza a Palazzo Chigi con la premier Meloni, sembra infatti aver trovato una sua quadra, seppur fragile, sul principio di un'aliquota diversificata che tenga conto del numero di immobili posseduti, una proposta avanzata con forza da Lega e Forza Italia che difendono lo status quo e l'idea di applicare la nuova imposta solo a partire dalla seconda casa. Il governo, d'altro canto, deve fare i conti con la necessità di reperire risorse, un obiettivo che la manovra di Bilancio aveva inizialmente perseguito estendendo l'aliquota del 26% a tutti gli immobili, senza distinzione alcuna, una mossa che aveva sollevato non poche perplessità negli ambienti politici e in quelli degli investitori.
Il nodo della prima casa e gli scenari per il settore
La trattativa, che si è concentrata proprio sulla salvaguardia della cosiddetta "prima casa", intende quindi creare uno scudo per i piccoli proprietari, i quali, secondo le intenzioni della maggioranza, continuerebbero a beneficiare di un regime agevolato per il loro unico immobile; una misura, questa, che però non placa del tutto le preoccupazioni degli operatori, i quali temono un effetto domino sull'intero mercato. L'ipotesi di un'aggravio fiscale così consistente, sebbene circoscritto a una specifica fascia di proprietà, rischia di alterare gli equilibri di un comparto che, negli ultimi anni, aveva conosciuto una crescita esponenziale, attirando ingenti capitali e trasformando il volto di interi quartieri nelle città d'arte. Alcuni di essi, del resto, hanno già iniziato a mostrare i segni di una saturazione, con offerte che superano la domanda e rendimenti che faticano a mantenersi su livelli interessanti.
Le ripercussioni sul mercato e il rischio di un sommerso
Proprio la contrazione dei rendimenti, unita a un carico fiscale più oneroso, rappresenta il timore principale per gli investitori istituzionali e per i privati, i quali potrebbero essere spinti a riconsiderare le proprie strategie, dirottando magari i capitali verso altri asset. C'è poi un altro aspetto, non secondario, che viene sollevato dagli analisti: il concreto pericolo di un aumento del ricorso al mercato nero, una pratica purtroppo già diffusa in diversi ambiti dell'economia. L'inasprimento della pressione fiscale, infatti, potrebbe indurre una parte dei proprietari a operare in regime di irregolarità, eludendo del tutto il fisco e vanificando, in questo modo, l'obiettivo stesso del legislatore di ampliare la base imponibile. Si tratta di un fenomeno che le forze dell'ordine, in collaborazione con l'Agenzia delle Entrate, monitorano costantemente, come dimostrano alcune inchieste che hanno portato alla luce sistemi organizzati per occultare i veri introiti.
Il confronto politico e le prospettive immediate
La partita, dunque, è tutt'altro che chiusa e il dibattito in aula si preannuncia complesso, con i partiti di governo chiamati a mediare tra le diverse sensibilità e le esigenze di bilancio. La proposta di mantenere l'aliquota al 21% per il primo immobile, mentre si applicherebbe il 26% per quelli successivi, cerca di conciliare la tutela del piccolo risparmiatore con la necessità di non gravare eccessivamente su chi ha fatto dell'ospitalità a breve termine una vera e propria attività imprenditoriale. Resta da vedere, ora, se questo compromesso reggerà il confronto con l'opposizione e se le cifre sul calo di redditività, che molti giudicano inevitabile, spingeranno a ulteriori modifiche nel testo prima della sua approvazione definitiva.




