Putin a San Pietroburgo: “Italia maglia nera per debito, l’Europa è miope”. E il drone esploso a Costanza è ucraino
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Redazione Esteri
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Non c’è tregua, sul fronte orientale, per quell’intreccio perverso fatto di parole e di acciaio che ormai caratterizza il conflitto ucraino. Mentre i riflettori del mondo economico si accendevano su San Pietroburgo, dove Vladimir Putin è tornato a dettare la sua agenda davanti alla platea del Forum economico internazionale, un boato improvviso ha scosso il porto romeno di Costanza, gettando un’ombra inquietante sulla sicurezza del fianco orientale della Nato.
È accaduto che un drone navale, carico di esplosivo, abbia fatto irruzione nella realtà quotidiana di quella città sul Mar Nero; il mezzo, infatti, è esploso nelle prime ore della mattinata senza per fortuna causare vittime, sebbene l’intera area portuale – come si legge nei rapporti ufficiali – sia stata immediatamente sigillata e messa in sicurezza.
La genesi dell’incidente, secondo Mosca e Kiev
La diplomazia russa non ha perso un secondo, nel rivendicare la sua estraneità ai fatti: l’ambasciata a Bucarest, intervenuta tramite il suo canale Telegram, ha puntato il dito contro Kiev definendo l’ordigno – e altri tre simili che starebbero ancora vagando in quelle acque – un “drone marino ucraino”.
Lo stesso comunicato, carico di quella retorica che ormai abbiamo imparato a riconoscere, parla di “atti terroristici” messi in atto dal “regime” di Kiev contro il traffico civile, avvertendo che “qualsiasi tentativo di attribuire alla Russia la responsabilità di questo incidente è privo di qualsiasi fondamento”.
Le autorità di Kiev, dal canto loro, hanno offerto una ricostruzione tecnica per certi versi speculare; l’ammissione arriva direttamente dalla Marina ucraina, la quale conferma la proprietà del velivolo senza pilota aggiungendo però che lo stesso avrebbe perso il controllo a causa di un’interferenza elettronica (la cosiddetta guerra elettronica) operata proprio dalle forze di Mosca. Sarebbe stato quel “disturbo” a deviare la rotta del drone, costringendolo infine ad arenarsi e a esplodere sul molo rumeno.
L’attacco frontale di Putin: debito e “politiche miopi”
A migliaia di chilometri di distanza, nella sontuosa cornice della sessione plenaria del Forum di San Pietroburgo, Vladimir Putin ha giocato un’altra partita, quella dei numeri e della sovranità finanziaria. Lo Zar, parlando di fronte a una platea internazionale che ormai considera amica, non ha lesinato frecciate a Bruxelles e alle capitali europee, accusando la “burocrazia europea” di perseguire politiche miopi e accompagnate da una “retorica aggressiva” che – a suo dire – sta erodendo il peso specifico del Vecchio Continente nello scacchiere globale.
In questo discorso pacatamente feroce, il presidente russo ha incrociato le braccia e ha elencato le statistiche relative al debito pubblico dell’Eurozona – attestato, secondo i suoi dati, all’81,7% del PIL nel 2025 – per poi nominare quelle che considera le “maglie nere” dell’Unione: tra queste spicca l’Italia, con un rapporto deficit/PIL che volerebbe al 137%, preceduta solo dalla Grecia (146%) ma comunque sopra a Francia (115%) e Belgio (108%).
C’è stato un momento, nell’intervento, in cui Putin ha sorriso quasi tra sé, mentre contrapponeva a quei numeri europei il 16,4% di debito russo (specificando tuttavia che “questa cifra è soggetta a qualche fluttuazione”) e vantando un’economia che, nonostante le sanzioni, non è affatto “collassata”.
La “Davos russa” tra vip occidentali e attacchi aerei
Quest’anno, a rendere l’atmosfera del Forum di San Pietroburgo ancora più surreale, ci ha pensato il rumore lontano delle bombe. All’indomani dell’apertura della tre giorni – la cosiddetta “Davos russa”, che pure cerca di attrarre investitori e facoltosi nonostante l’isolamento – le difese antiaeree sono state costrette a intervenire nella città natale del presidente, una coincidenza che ha costretto lo Zar ad accogliere i suoi ospiti con una scia di fumo nero alle spalle generata da un attacco di droni ucraini.
Nonostante l’evidente imbarazzo, i padiglioni della kermesse pullulano di ospiti illustri: se nella scorsa edizione l’Occidente era quasi del tutto assente, quest’anno si registra il ritorno di facce note al movimento Maga (dai fratelli Tate alla provocatrice Candace Owens, passando per l’attore Steven Seagal) e di politici come l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, tutti riuniti a testimoniare che i ponti con Mosca, per certi versi, non sono mai stati del tutto tagliati.
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