Sarno, il parto in casa e la neonata morta: la madre 16enne «non sapevo di essere incinta»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte si è trasformata in tragedia al pronto soccorso dell’ospedale “Martiri di Villa Malta” di Sarno, dove una ragazza di 16 anni (sebbene una prima e confusa ricostruzione parlasse di una quindicenne) si è presentata stringendo al petto una neonata priva di vita, nascosta tra le pieghe di una coperta. I sanitari, che in un primo momento non riuscivano nemmeno a comprendere la drammaticità di quanto stava accadendo, hanno tentato per circa quaranta lunghi minuti di rianimare la piccola; quel cordone ombelicale ancora non reciso rappresentava l’unica, agghiacciante traccia di un parto avvenuto pochissimo tempo prima. È stata una scena capace di sconvolgere persino il personale più esperto del nosocomio, abituato a gestire situazioni di emergenza ma forse mai così cariche di angoscia silenziosa.

Il racconto e l’inchiesta della procura di Nola

La giovanissima madre – di origini cinesi e residente a Terzigno, nell’area vesuviana – sarebbe giunta in ospedale accompagnata dalla propria madre, la quale ha dichiarato agli inquirenti di non essere mai stata a conoscenza dello stato di gravidanza. Una versione, quest’ultima, che trova un parziale riscontro nelle prime dichiarazioni rilasciate dalla sedicenne ai carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore: la ragazza ha raccontato di aver vissuto quei nove mesi senza alcuna consapevolezza, definendo il parto come un evento improvviso, del tutto inaspettato e consumato in fretta tra le mura domestiche. La procura di Nola (che ha già disposto il sequestro della salma per l’autopsia) sta cercando di fare chiarezza su questa specifica circostanza, verificando se si sia trattato davvero di un parto clandestino non riconosciuto o, al contrario, di una volontaria omissione di cure che potrebbe configurarsi come reato.

Le incongruenze investigative: età e spostamenti

Proprio su questo punto si gioca il nodo centrale delle indagini, laddove gli inquirenti dovranno distinguere tra la mancata percezione di una gravidanza (fenomeno raro ma clinicamente possibile, noto come “pregnancy denial”) e una possibile negligenza. Secondo gli accertamenti finora compiuti, la sedicenne è nata in Italia pur mantenendo solide radici culturali con la comunità cinese, e risulterebbe aver partorito autonomamente nel bagno dell’abitazione di famiglia. Alcune indiscrezioni investigative parlano di un passaggio intermedio, un breve tragitto che avrebbe portato madre e neonata in un’altra struttura sanitaria dell’area vesuviana prima del definitivo arrivo a Sarno; un dettaglio che i carabinieri stanno vagliando con attenzione, perché potrebbe rivelare la disperata ricerca di assistenza medica nelle ore immediatamente successive al parto.

Il silenzio della notte e l’attesa dei riscontri autoptici

Le cause del decesso della neonata rimangono al momento un mistero che solo l’esame autoptico potrà sciogliere. I medici, trovandosi di fronte a una bimba arrivata già senza vita con il cordone ombelicale integro, non hanno potuto fare alcuna registrazione di parametri vitali. Non si esclude che la piccola possa essere nata già morta a causa di complicazioni del parto (come un distacco di placenta o un’anomalia del cordone) oppure che sia spirata poco dopo il parto per l’assenza di rianimazione o per il freddo. L’ombra di una gravidanza tenuta nascosta per paura o vergogna aleggia pesantemente su questa vicenda; una pista che gli investigatori stanno seguendo ascoltando i familiari e le conoscenze più strette della ragazza, nel tentativo di capire se qualcuno, in quei nove mesi, abbia taciuto o aiutato a nascondere il ventre che cresceva.

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