Neonata muore dopo il parto in casa a Treviso, indagate due ostetriche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una neonata, venuta alla luce nell’alba di domenica 12 ottobre nella sua abitazione a Borso del Grappa, è morta poche ore dopo il parto a seguito di uno shock emorragico, nonostante il tempestivo trasporto in elicottero all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. L’evento, che ha spento ogni speranza dopo ore di apprensione, ha immediatamente attivato la procura di Treviso, la quale ha disposto l’autopsia sul corpicino per accertare le esatte dinamiche e le cause del decesso, aprendo un’inchiesta che potrebbe condurre a sviluppi giudiziari di notevole rilievo.

Le figure professionali coinvolte nell'assistenza

Ad assistere la partoriente durante il travaglio e il parto domestico, una scelta sempre più diffusa in alcune nazioni del Nord Europa e che sta conoscendo un certo ritorno di tendenza oltreoceano, erano due ostetriche le quali, come è stato specificato, non appartengono al personale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana. Proprio su di loro, che hanno gestito l’evento nella sua interezza, si concentrano ora le attenzioni degli investigatori, le quali rischiano di dover rispondere dell’accusa di omicidio colposo, qualora emergessero profili di responsabilità nella condotta assistenziale prestata.

L'imprevedibilità delle complicanze neonatali

La tragica circostanza riporta alla luce, con drammatica evidenza, la discussione sui rischi intrinseci al parto in ambiente extra-ospedaliero. Carlo Dani, membro del consiglio direttivo della società italiana di neonatologia e direttore della struttura operativa dipartimentale neonatologica dell’azienda ospedaliero universitaria Careggi di Firenze, ha sottolineato come «non ci siano parti a rischio zero». Anche una gravidanza, che ha seguito un iter del tutto regolare, può complicarsi all’improvviso, portando alla nascita di un bambino che necessita di un’assistenza specialistica immediata, come ad esempio la rianimazione, la quale, in un contesto domestico, non è ovviamente possibile erogare con la stessa prontezza e dotazione tecnologica.

La risposta delle autorità giudiziarie

La morte della bambina, avvenuta per una crisi respiratoria poi evoluta in un esito fatale, non è quindi rimasta confinata alla sfera del privato dolore, ma è divenuta oggetto di un procedimento penale che dovrà fare piena luce su quanto accaduto. L’autopsia, disposta dal magistrato, rappresenta il primo, fondamentale tassello per comprendere se e quali complicazioni abbiano condotto allo choc emorragico, un elemento che sarà dirimente per valutare le posizioni di tutte le persone coinvolte, delle quali si dovrà stabilire la condotta in quel frangente così delicato.

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