Bolla dell’IA e debito pubblico, l’allarme della Bri: “Rischi per la stabilità mondiale”

Bolla dell’IA e debito pubblico, l’allarme della Bri: “Rischi per la stabilità mondiale”
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il rischio che l’attuale euforia per l'intelligenza artificiale si trasformi in una bolla speculativa, combinandosi con l’elevato indebitamento pubblico e la persistente inflazione, rappresenta una delle principali minacce per la crescita economica globale. È quanto emerge dal rapporto annuale della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), l'istituto di Basilea considerato la "banca centrale delle banche centrali", diffuso nella giornata di domenica 28 giugno.

Il documento tratteggia uno scenario in cui quattro specifici "punti di pressione" – le tensioni inflazionistiche legate all'energia, la corsa agli investimenti nell'IA, le vulnerabilità del sistema finanziario e il deterioramento dei conti pubblici – rischiano di amplificarsi a vicenda, innescando pericolose catene di contagio.

Quattro punti di pressione per l'economia globale

L'analisi della Bri parte da un quadro macroeconomico che, nonostante una certa resilienza agli shock degli ultimi anni, si trova ora a fare i conti con un nuovo mix di fattori critici. Il primo elemento riguarda l'inflazione, recentemente alimentata dall'impennata del costo dell'energia e dalle ripercussioni sui prezzi di materie prime chiave come plastiche e fertilizzanti.

L'istituto sottolinea come la persistenza di questi rincari potrebbe allargarsi ulteriormente, riproponendo dinamiche già osservate nella precedente fase inflazionistica, sebbene l'attuale livello dei tassi di interesse offra un margine di manovra maggiore.

Il secondo, e forse più discusso, punto critico è rappresentato dall'enorme mole di capitali convogliati verso l'intelligenza artificiale. Secondo la Bri, l'ottimismo riguardo ai futuri guadagni di produttività potrebbe non essere sostenibile.

L'intensa competizione per la leadership di mercato sta alimentando quella che viene definita una crescita "esuberante" degli investimenti, similmente a quanto accaduto in passato con altre rivoluzioni tecnologiche, come la febbre ferroviaria britannica degli anni Quaranta dell'Ottocento o la bolla delle dot-com alla fine degli anni Novanta.

Una delusione dei rendimenti attesi, avverte il rapporto, potrebbe trasformare il boom degli investimenti in una prolungata fase di recessione degli stessi, con conseguenze significative sui mercati finanziari e sull'economia reale.

Finanza, debito e il ruolo delle banche centrali

Il terzo punto di pressione individuato dalla Bri riguarda le persistenti vulnerabilità finanziarie, amplificate da un "appetito esuberante per il rischio" e da un uso crescente della leva finanziaria in vari segmenti di mercato. A ciò si aggiunge il peso sempre maggiore degli attori non bancari, come gli hedge fund, che svolgono un ruolo cruciale nel finanziamento degli investimenti, spesso con un elevato indebitamento.

Un improvviso cambiamento dei tassi di interesse o del sentiment del mercato potrebbe, in questo contesto, innescare "catene di contagio" difficili da gestire. Per questo, la Bri ha sollecitato una maggiore vigilanza su queste istituzioni finanziarie non bancarie.

Infine, il rapporto pone l'accento sull'ingente debito pubblico che grava sui bilanci statali. Livelli di indebitamento così elevati limitano la capacità di manovra delle banche centrali, costrette a bilanciare la necessità di alzare i tassi per frenare l'inflazione con il timore di aggravare il costo del servizio del debito, con conseguenze negative sulla crescita. Questa fragilità delle finanze pubbliche, sottolinea la Bri, rende le strutture dei mercati dei titoli di Stato più vulnerabili.

Il direttore generale aggiunto della Bri, Andrea Maechler, ha dichiarato che ciascuno di questi fattori, preso singolarmente, potrebbe essere gestibile. Tuttavia, la loro combinazione rischia di creare un effetto amplificatore capace di minacciare seriamente la stabilità finanziaria mondiale.

La storia come monito e la necessità di agire

L'istituto di Basilea traccia un parallelo esplicito con le grandi bolle del passato, sottolineando come una "vera svolta tecnologica" abbia spesso attirato capitali in misura superiore a quanto i rendimenti commerciali potessero giustificare, portando a un inevitabile e doloroso tracollo.

L'avvertimento giunge mentre i mercati azionari mostrano segnali di fibrillazione, con crolli improvvisi seguiti da altrettanto repentini rimbalzi, in un clima di incertezza dominato dalla narrazione dell'intelligenza artificiale e da un eccesso di liquidità in cerca di rendimento.

Di fronte a questo scenario, la Bri invita i policy maker a non attendere che le vulnerabilità peggiorino. Agire in modo anticipato per rafforzare i quadri finanziari, la resilienza e la credibilità monetaria è considerato essenziale per preservare spazi di manovra. Attendere, al contrario, renderebbe gli aggiustamenti più costosi e aumenterebbe la probabilità che shock futuri impongano scelte difficili tra il controllo dell'inflazione, la stabilità finanziaria e la sostenibilità del debito pubblico.

La raccomandazione finale è quindi quella di ridurre i livelli di indebitamento e di adottare una regolamentazione adeguata per garantire che tutti gli attori finanziari, compresi quelli non bancari, siano in grado di assorbire i rischi che assumono.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.