La setta di Pietralunga, il maestro “Kaar Yampu” e il business da 12 mila euro al mese tra Porsche e Rolex

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le colline che separano Pietralunga da Apecchio, un tempo abitate solo dal fruscio del vento e dall’apparente quiete della natura, sono diventate il teatro di una vicenda giudiziaria che ha restituito i contorni di un’organizzazione criminale dissimulata dietro la patina del benessere spirituale. È qui, in un casale isolato che domina le vallate, che la polizia di Perugia insieme al Servizio centrale operativo ha individuato una presunta associazione per delinquere, un meccanismo oliato con l’obiettivo di commettere una “serie indeterminata” di reati—truffa, estorsione e violenza sessuale—sistematicamente consumati ai danni degli stessi adepti che cercavano in quel luogo una via di purificazione.

Il fermo e il ruolo del fondatore

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Perugia, ha portato nei giorni scorsi all’emissione di un’ordinanza di fermo nei confronti di quattro persone: tre uomini e una donna. Tre di questi provvedimenti sono già stati eseguiti, mentre per un quarto indagato si attendono le procedure di estradizione dall’estero. Al centro della rete investigativa, che ha incrociato intercettazioni e testimonianze, emerge la figura di Alfredo Mangone, originario di Rossano. Tra le mura della setta, conosciuta come “Conoscenza è libertà”, Mangone vestiva i panni del maestro “Kaar Yampu”, un titolo che gli conferiva—secondo quanto ricostruito dagli inquirenti—un’autorità assoluta sui partecipanti. Al suo fianco, come braccio destro, figura la compagna, anch’ella destinataria del provvedimento restrittivo.

Un flusso di denaro tra estorsione e donazioni coatte

La ricostruzione dei flussi finanziari ha rivelato il vero motore dell’organizzazione. Gli investigatori hanno accertato un sistema di prelievi costanti che alimentavano i conti correnti di Mangone con una media di circa 12 mila euro mensili, una somma che racconta il grado di soggezione economica in cui versavano gli iscritti. A testimonianza del lusso accumulato, c’è chi avrebbe consegnato nelle mani del maestro le chiavi di una Porsche e chi un Rolex dal valore di 12 mila sterline, ma il quadro complessivo delle elargizioni forzate appare ben più ampio. Quattro donne, in particolare, si sarebbero private di una cifra complessivamente superiore ai 515 mila euro, presentata come erogazione liberale per l’acquisto di un immobile. Una cessione di denaro che, nel meccanismo perverso del gruppo, perdeva ogni parvenza di liberalità per configurarsi come una vera e propria estorsione.

L’isolamento geografico come strumento di controllo

A facilitare il controllo della cerchia ristretta dei vertici sugli adepti era proprio la conformazione geografica del luogo prescelto. Il casale, arroccato tra le province di Perugia e Pesaro-Urbino, in una zona di confine che il silenzio rendeva impenetrabile, fungeva da barriera naturale. Lì, l’isolamento non era solo fisico ma psicologico: gli indagati sfruttavano la solitudine delle colline per consolidare la dipendenza delle vittime, che finivano per consegnare risparmi, gioielli e autovetture in cambio di una promessa di elevazione spirituale che, secondo le accuse, non sarebbe mai arrivata.

Le accuse e lo sviluppo delle indagini

Il lavoro della squadra mobile, sostenuto dal Servizio centrale operativo, ha delineato un’associazione a delinquere che, sotto la cappa della “purificazione dell’anima”, avrebbe agito con modalità sistematiche. Il ventaglio dei reati ipotizzati a vario titolo per i sei indagati (inclusi i quattro fermati) spazia dalla truffa all’estorsione, fino alla violenza sessuale. L’indagine, che ha scoperchiato un vaso di Pandora ben oltre la semplice frode finanziaria, ha messo in luce una struttura gerarchica rigida, dove il ruolo del fondatore era inamovibile. Con l’arresto di Mangone e la conferma dell’estradizione dall’estero per un altro dei membri centrali, la Procura di Perugia cerca ora di mettere ordine in un groviglio di rapporti di potere e abusi economici che si sono consumati per anni, all’ombra di un cenacolo spirituale trasformato in macchina criminale.

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