Il Trump furioso fa bene alla Meloni, mentre il Csm promuove la toga che sfidò il decreto Cutro
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Redazione Economia
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L’attacco frontale di Donald Trump al Pontefice, una bordata retorica che avrebbe potuto incrinare equilibri delicati, ha prodotto invece l’effetto opposto su Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio, prendendo le distanze dall’inquilino della Casa Bianca – un capo di Stato che, ormai da più di un anno, esercita la sua rinnovata autorità senza più suscitare lo stupore dei primi mesi – ha ritrovato quella sintonia con l’opinione pubblica italiana che sembrava essersi attenuata. Secondo l’analisi del sondaggista Renato Mannheimer, il consenso del premier potrebbe attestarsi al 45%, favorito non solo dallo scarto netto con le parole di Trump, ma anche da posizioni coerenti su Israele e di politica estera che le hanno restituito credibilità in un elettorato moderato. Una beffa, per certi versi, quella che arriva dal fronte giudiziario: mentre la leader di Fratelli d’Italia incassa il dividendopolitico di un litigio che non ha cercato, il Consiglio superiore della magistratura ne ha preparato un’altra, tutta interna alle toghe.
La promozione postuma della giudice che disapplicò il decreto Cutro
Iolanda Apostolico, la magistrata che nel 2023 decise di non applicare il decreto Cutro – norma voluta dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini per limitare i flussi migratori – ha ricevuto ieri dal plenum del Csm la settima valutazione di professionalità. Venti i voti favorevoli, sei i contrari, cinque gli astenuti: numeri sufficienti per lo scatto di carriera, sebbene la promozione arrivi a cose fatte. La giudice, infatti, si era già dimessa nel 2024, stremata dalle polemiche seguite a quel provvedimento e alla diffusione di un video che la ritraeva alla testa di una manifestazione pro-migranti, con striscioni esplicitamente critici verso l’ex leader della Lega. Un caso, questo, che il Csm ha comunque voluto chiudere con un segnale di sostegno alla sua operato, non senza spaccature interne.
Un dottorato honoris causa per il presidente di Bonifiche Ferraresi
Dalle aule di giustizia a quelle accademiche: Federico Vecchioni, presidente esecutivo del gruppo agroindustriale Bonifiche Ferraresi – la più grande realtà del settore quotata in Borsa – ha ricevuto ieri un dottorato di ricerca honoris causa in Mediterranean Studies dalla Lumsa. Il riconoscimento, gli è stato spiegato, arriva per aver saputo coniugare strategia aziendale e sostenibilità economica e ambientale, un binomio che nelle sue dichiarazioni pubbliche Vecchioni ha sempre difeso come cardine dello sviluppo agricolo nel Mediterraneo. Nessuna parentesi politica, nella cerimonia: solo il merito industriale di chi guida un colosso da 7mila ettari tra Emilia e Sardegna.
L’auto europea inchioda tra ideologia green e concorrenza cinese
E mentre la politica italiana rincorre le sue contraddizioni, il comparto automobilistico registra un dato che fa tremare i vertici di Stoccarda e Wolfsburg. Nel primo trimestre del 2026, le immatricolazioni in Europa sono cresciute soltanto dell’1,7%: un freno a mano tirato dallo choc petrolifero prima e dall’inflazione poi, ma anche da una crisi d’identità sistemica che coinvolge domanda, politica industriale e capitale. Il “mal di Cina”, però, è la variabile più temuta. Il Dragone non è più solo il principale acquirente di tecnologie occidentali – bensì un concorrente diretto, capace di esportare elettriche a prezzi insostenibili per la concorrenza. Il crollo delle vendite di veicoli a batteria spaventa Volkswagen: meno 80% negli Stati Uniti. E Porsche arretra del 15%. L’ideologia green, che per anni ha guidato le scelte di Bruxelles, viene oggi vista da molti analisti come una gabbia che ha premiato l’offerta senza costruire una domanda solida.




