Bari, un uomo di cento anni torna a vedere dopo un intervento di cataratta
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Redazione Salute
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La storia di un uomo di cento anni che ha recuperato la vista, la quale rappresenta non solo un successo clinico ma un recupero d'identità e relazione, ha trovato il suo epilogo positivo in uno degli ospedali baresi. L’intervento di cataratta, eseguito all’ospedale Di Venere, ha restituito al centenario quella capacità visiva che la progressiva opacizzazione del cristallino gli stava ormai negando da tempo. L’anziano, il cui stato di salute generale è sempre rimasto buono e la cui vita era scandita da una sorprendente routine di esercizi fisici quotidiani, aveva visto peggiorare in modo significativo, nell'ultimo periodo, la qualità della sua esistenza a causa del problema oculare; una condizione che, com'è noto, limita fortemente l’autonomia e isola dal mondo circostante, rendendo persino le più semplici azioni un ostacolo difficile da superare.
La scelta chirurgica e il messaggio del medico
Da qui, nonostante l'età avanzata, la decisione coraggiosa di sottoporsi all’operazione, una scelta che molti potrebbero considerare azzardata ma che si è rivelata invece del tutto appropriata. La procedura, condotta sull'occhio sinistro dal dottor Antonio Acquaviva, direttore del reparto di Oculistica del Di Venere e del dipartimento Neurosensoriale della Asl di Bari, si è conclusa con pieno successo, permettendo al paziente di tornare a vedere i volti delle persone a lui care e a riappropriarsi della sua indipendenza. Lo stesso specialista, in occasione del racconto di questo caso, ha voluto lanciare un messaggio chiaro e preciso, affermando che "l’età non deve scoraggiare dal ricorrere alle cure", un monito che sfata il pregiudizio secondo il quale certi trattamenti sarebbero troppo rischiosi per i pazienti più anziani.
La riabilitazione visiva come conquista di autonomia
Il recupero della funzione visiva, dopo un intervento di questo tipo, non è meramente una questione tecnica ma si configura come una vera e propria riabilitazione alla vita quotidiana, permettendo di compiere nuovamente, senza l'assillo della dipendenza dagli altri, tutti quei gesti che la cataratta aveva reso complessi o impossibili. L’uomo, infatti, ha potuto riprendere il suo stile di vita attivo, fatto di piccole abitudini e desideri che la malattia gli aveva sottratto. Questo episodio, peraltro, assume un valore simbolico aggiunto essendo stato riferito in prossimità del giorno di Santa Lucia, tradizionalmente associata alla protezione della vista, quasi a sottolineare come la scienza medica e la tecnologia chirurgica possano oggi realizzare ciò che un tempo era relegato alla sola speranza.
Il significato di un intervento in età avanzata
La vicenda, al di là del lieto fine, porta all'attenzione un tema clinico e sociale di non poco conto, ovvero l’accesso alle cure chirurgiche specialistiche per la popolazione ultra-ottantenne e centenaria, che spesso viene esclusa a priori da percorsi terapeutici considerati troppo impegnativi. L’esito positivo di questo caso dimostra invece come, una valutazione attenta e multidisciplinare delle condizioni generali del paziente, possa aprire la strada a soluzioni migliorative anche in età estreme, con un impatto decisivo sul benessere psicofisico della persona. Non si tratta, quindi, di un semplice fatto di cronaca locale, ma di un esempio che invita a una riflessione più ampia sulle possibilità offerte dalla medicina moderna quando viene applicata senza preconcetti anagrafici, concentrandosi piuttosto sullo stato di salute globale dell’individuo e sulla sua qualità di vita residua da preservare o riconquistare.




