Delmastro si dimette: “Fui sprovveduto, ma sereno. La mia battaglia contro la mafia è al riparo dalle nebbie”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ormai ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, ha scelto di raccontare in prima persona i contorni di una crisi politica che, per giorni, ha tenuto in bilico il suo ruolo e, di riflesso, la tenuta dell’esecutivo. Intervistato dal Corriere della Sera, l’esponente di Fratelli d’Italia ha motivato il passo indietro con la necessità di proteggere quella che definisce una “battaglia” personale e governativa contro le mafie, da lui condotta fin dall’insediamento. La sua, ammette, è stata una “leggerezza”: quella di essersi messo in società con Miriam Caroccia, la figlia di Mauro, figura poi finita al centro di un’inchiesta giudiziaria che ne ha svelato il contesto criminale. “Non mi sono reso conto di chi avessi davanti fin quando il padre non è stato arrestato”, ha dichiarato Delmastro, ripercorrendo con un lessico colloquiale – che oscilla tra il rammarico e la rivendicazione – le tappe di una frequentazione rivelatasi, a suo dire, un’insidia per la propria credibilità istituzionale.

La sua serenità, almeno stando alle parole rilasciate al quotidiano, rimane intatta. Delmastro ha infatti sottolineato come la scelta di lasciare l’incarico di governo sia stata maturata con la consapevolezza di chi, pur avendo “improntato” la propria azione politica con provvedimenti incisivi contro la criminalità organizzata, non intende consentire che un errore di valutazione personale – lui stesso si definisce uno “sprovveduto” – finisca per offuscare l’operato complessivo dell’esecutivo. Il ritorno al lavoro parlamentare, per il deputato, rappresenta dunque una sorta di ripiegamento strategico, una ritirata che gli consente di attendere che “le nebbie si diraderanno”, confidando in una propria biografia che, a suo avviso, parla da sola in tema di contrasto alla mafia. La ricostruzione, incentrata sulla dinamica dell’ingresso e della successiva uscita dalla compagine societaria con la Caroccia, sembra voler circoscrivere l’accaduto alla sfera di un’ingenuità, senza che ciò intacchi la tenuta del programma di governo.

Le opposizioni prendono tempo, Conte attacca Meloni e Renzi guarda al centrosinistra

Il terremoto politico innescato dalle dimissioni di Delmastro e del collega Bartolozzi ha però trovato le opposizioni in una fase di riorganizzazione più che di assalto immediato. Se da un lato i partiti di sinistra hanno incalzato la presidente del Consiglio, chiedendo chiarezza su quanto accaduto, dall’altro emerge una certa cautela nei tempi dell’offensiva. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha puntato il dito contro la premier con una frase secca – “Meloni resti lì” – che suona quasi come un invito a gestire in prima persona le conseguenze di una vicenda destinata ad allungare le sue ombre. Intanto, la maggioranza si appresta a gestire le ripercussioni interne mentre Giorgia Meloni, secondo quanto si apprende, auspicherebbe analoghe determinazioni anche per quanto riguarda la posizione di Daniela Santanchè.

In questo quadro, a gettare uno sguardo oltre l’emergenza immediata è Matteo Renzi. L’ex presidente del Consiglio e leader di Italia Viva, in un’intervista allo stesso Corriere della Sera, ha scelto di interpretare il momento di caos politico – inserendolo in una cornice internazionale segnata dal “caos trumpiano” – come un’opportunità per rilanciare il ruolo del centrosinistra. “In questi tempi serve un’Europa credibile e un’Italia protagonista”, ha affermato Renzi, rivendicando per l’area che rappresenta una maggiore autorevolezza rispetto all’attuale esecutivo. Quanto all’agenda parlamentare, Renzi ha ribadito il proprio giudizio sulla separazione delle carriere: un’idea, la sua, che a parole condivide, ma non così come declinata nell’attuale proposta di legge. Un’apertura, quella di Renzi, che non manca di delineare una strategia volta a riportare il centrosinistra alla vittoria, sfruttando le crepe aperte nella compagine di governo.

La leggerezza di un sottosegretario e il nodo giudiziario mai citato

Il cuore della vicenda che ha portato alle dimissioni resta confinato nella relazione, rivelatasi pericolosa, tra Delmastro e la cerchia familiare di Mauro Caroccia, la cui caratura giudiziaria è emersa solo con l’arresto del padre della donna con cui il sottosegretario aveva intrecciato un rapporto d’affari. Delmastro, nella sua ricostruzione pubblica, insiste sull’elemento della non consapevolezza: “Caroccia sembrava il classico oste romano”, ha dichiarato, tentando di descrivere la normalità apparente di un contesto che si sarebbe rivelato ben diverso. L’errore, per sua stessa ammissione, è stato quello di non aver riconosciuto per tempo la natura del contesto in cui si stava muovendo, un errore pagato con la rinuncia a un ruolo esecutivo di vertice nel dicastero guidato da Carlo Nordio.

L’attenzione, ora, si sposta sui riflessi di questa vicenda all’interno del governo. Se Delmastro ha cercato di blindare la propria uscita definendola una scelta per non indebolire la “battaglia” contro la mafia, resta sullo sfondo il fatto che la sua posizione è divenuta insostenibile dopo che il suo nome è stato associato, seppur indirettamente, a dinamiche che coinvolgono persone sottoposte a procedimenti penali per reati gravi. Il tentativo del diretto interessato è quello di separare nettamente la sua storia personale – fatta di provvedimenti legislativi duri contro le organizzazioni criminali – dall’episodio contingente che definisce una “leggerezza”. Un’operazione, quella di Delmastro, che punta a ricostruire una credibilità politica frammentata, facendo leva su una narrazione di servizio istituzionale che, a suo dire, rimane integra nonostante il passo indietro.

Il vuoto lasciato nel dicastero e la gestione politica del dopo

Con le uscite di scena di Delmastro e Bartolozzi, il governo si trova a dover gestire un vuoto di peso specifico non solo in termini numerici ma anche simbolici, considerato che entrambi provenivano dall’area politica più vicina alla premier. L’auspicio espresso dalla stessa Meloni riguardo a possibili dimissioni di Santanchè, pur rimanendo nell’ambito di una sollecitazione non ufficiale, la dice lunga sulla volontà di chiudere in tempi rapidi una parentesi che rischia di alimentare instabilità. Tuttavia, mentre l’esecutivo cerca di ricompattarsi, le voci delle opposizioni – sebbene per ora non organizzate in una mobilitazione unitaria – iniziano a farsi più pressanti, con la richiesta di chiarimenti in Parlamento su quanto accaduto e su eventuali altri risvolti della vicenda.

Delmastro, dal canto suo, torna a svolgere “il mio lavoro di deputato”, una formula che suona quasi come una riduzione di responsabilità in attesa che il dibattito pubblico si sposti su altri fronti. La sua scelta di parlare a cuore aperto con il Corriere, alternando la definizione di “sprovveduto” a quella di uomo sereno, rivela la consapevolezza di aver commesso un errore di valutazione, ma anche la determinazione a non farlo diventare il capitolo definitivo della propria parabola politica. Resta da vedere se il governo riuscirà a incassare il colpo senza subire ulteriori smottamenti, in un clima politico già reso teso dalle variabili internazionali e dai conflitti interni alla maggioranza su diversi dossier.

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