Pfas, la fabbrica dei veleni di Trissino ora inquina in India
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Redazione Interno
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La storia dell'inquinamento da Pfas, che ha segnato profondamente un'ampia area del Veneto, non si è conclusa con il fallimento della Miteni né, più recentemente, con le condanne per disastro ambientale. Quello che è emerso, attraverso un'indagine giornalistica, è che gli impianti dell'ex azienda chimica di Trissino, dopo essere stati smantellati, hanno intrapreso un lungo viaggio che li ha portati a essere riassemblati e messi nuovamente in funzione in una zona industriale dell'India, vicino a Mumbai. Un trasferimento di tecnologia inquinante che, di fatto, esporta il rischio in un contesto geografico e normativo differente, sollevando nuove e serie preoccupazioni.
Il trasferimento degli impianti in Oriente
Gli stessi macchinari che, in via Colombara, erano utilizzati per la produzione dei composti perfluoroalchilici, sono stati acquistati all'asta dalla "Viva Life Sciences", la quale fa parte della multinazionale "Laxmi". Questa operazione commerciale, il cui valore ammonta a diversi milioni di euro, ha permesso di trasferire via mare l'intera capacità produttiva. Nell'enclave industriale di Lote Parshuram, dunque, la Miteni è in un certo senso "risorta", continuando a fabbricare quelle stesse sostanze chimiche persistenti, denominate non a caso "inquinanti eterni", che sono alla base del processo veneto.
Le conseguenze di un disastro senza confini
Il disastro ambientale italiano, per il quale la Corte d'Assise di Vicenza ha irrogato condanne per un totale di 141 anni di reclusione a undici ex manager, ha contaminato in modo pressoché irreversibile le acque superficiali e di falda di un territorio abitato da centinaia di migliaia di persone. I Pfas, una volta immessi nell'ambiente, non si degradano e le loro molecole, come dimostrato dalle analisi del sangue su molti residenti che hanno rilevato concentrazioni elevatissime, entrano nella catena alimentare e nell'organismo umano, con effetti sulla salute ancora oggetto di studio ma potenzialmente gravissimi.
Una produzione che non si interrompe
La riattivazione degli impianti in India significa che la produzione di queste sostanze pericolose prosegue, sebbene in un altro continente. I prodotti finiti, come riferito, iniziano a viaggiare per il mondo, rifornendo una clientela internazionale che include anche vecchi clienti dell'ex azienda di Trissino. Questo meccanismo evidenzia come il ciclo industriale legato ai Pfas, nonostante le sentenze e la crescente consapevolezza dei danni ambientali, trovi nuove strade per perpetuarsi, spostando semplicemente il proprio baricentro operativo laddove i controlli potrebbero essere meno stringenti.




