Due navi della flotta ombra russa in fiamme nel Mar Nero dopo attacchi con droni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Fiamme e dense colonne di fumo hanno avvolto due petroliere, identificate come appartenenti alla cosiddetta “flotta ombra” russa, nelle acque del Mar Nero, al largo delle coste turche, in seguito a una serie di esplosioni violente. Le autorità di Ankara, il cui ministero dei Trasporti ha coordinato le operazioni di soccorso, hanno segnalato che il primo incidente ha coinvolto la nave Kairos, esplosa e incendiata a circa ventotto miglia nautiche dalla provincia di Kocaeli mentre procedeva, senza carico, dall’Egitto verso il porto russo di Novorossiysk. La Virat, altra unità menzionata dalle autorità turche, sarebbe stata invece colpita in un momento successivo, innescando un doppio episodio che ha sollevato notevoli interrogativi sulle dinamiche e sulla natura dell’accaduto, sebbene non si siano registrati feriti tra i membri degli equipaggi.

La rivendicazione ucraina e l'impiego dei droni

Fonti dei servizi di sicurezza ucraini hanno prontamente rivendicato la paternità degli attacchi, attribuendo l’operazione a droni navali specializzati, i Sea Baby, che avrebbero colpito con precisione entrambi i bersagli. Secondo quanto dichiarato da queste fonti, un video diffuso attraverso i canali di intelligence mostrerebbe i veicoli senza equipaggio, modernizzati per missioni di questo tipo, mentre si dirigono inesorabilmente verso le petroliere poco prima delle deflagrazioni. Questa ricostruzione, che Kiev definisce “un successo”, colloca l’episodio all’interno della più ampia strategia volta a colpire le infrastrutture logistiche e le rotte di approvvigionamento nautiche che supportano Mosca, prendendo di mira specificamente quelle imbarcazioni, spesso battenti bandiere di comodo come quella del Gambia, che formano la “flotta ombra” e che consentono di eludere, almeno in parte, il regime di sanzioni internazionali.

Le reazioni e il contesto operativo

Il ministero dei Trasporti turco, da parte sua, ha confermato ufficialmente che una petroliera sotto la propria giurisdizione è stata oggetto di un attacco da parte di un drone, il quale ha provocato danni di entità per il momento classificata come lieve, senza peraltro specificare ulteriori dettagli operativi. L’episodio, che segue di poche ore le esplosioni sulla Kairos e sulla Virat, delinea un quadro di crescente tensione nelle acque del Mar Nero, dove le operazioni militari si stanno evolvendo per includere target marittimi di un certo tonnellaggio, ampliando così il raggio d’azione del conflitto ben oltre i confini terrestri. Le autorità, concentrandosi sulle indagini tecniche e sulla sicurezza della navigazione nello Stretto del Bosforo, zona critica per gli approvvigionamenti energetici globali, hanno evitato commenti di natura politica, limitandosi a riferire i fatti accertati.

La flotta ombra sotto attacco

Le due navi coinvolte, come emerso dalle liste di sanzione di diversi paesi occidentali, sono da tempo al centro di inchieste giornalistiche e finanziarie per il loro presunto ruolo nel trasporto di petrolio russo, il quale, attraverso complesse reti di intermediari e trasbordi in mare aperto, riesce a raggiungere i mercati internazionali nonostante le restrizioni. L’attacco a queste unità, per quanto non abbia causato vittime, segna un’escalation significativa nelle operazioni di contrasto a questa rete parallela, dimostrando una capacità offensiva marittima che fino a poco tempo fa sembrava limitata a scenari completamente diversi. Le indagini sulle dinamiche precise e sull’entità dei danni materiali proseguono, mentre il traffico mercantile nella zona viene monitorato con rinnovata attenzione dalle autorità competenti.

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