Raid su Gaza City, cinque morti. Pizzaballa piange le vittime cristiane

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un nuovo raid aereo israeliano ha colpito in piena notte un condominio nel quartiere occidentale di Gaza City, provocando la morte di cinque persone e il ferimento grave di altre. L'attacco, avvenuto nelle prime ore di venerdì 3 ottobre, ha centrato un edificio già danneggiato in una zona residenziale, causando il crollo di diverse unità abitative e scatenando incendi all'interno della struttura.

Le squadre della protezione civile sono intervenute per spegnere le fiamme ed estrarre le vittime dalle macerie, mentre i feriti sono stati trasportati d'urgenza all'ospedale Al-Shifa, dove il personale medico ha confermato l'arrivo di cinque corpi e di numerosi pazienti in condizioni critiche.

L'obiettivo militare e il bilancio delle vittime

Secondo quanto dichiarato dalle Forze di Difesa Israeliane, l'obiettivo dell'operazione era Ali al-Amoudi, un alto esponente di Hamas nella Striscia di Gaza. Non è chiaro se il funzionario sia stato effettivamente colpito, mentre il bilancio delle vittime civili appare già definito: tra i morti figurano quattro donne e un uomo. Le autorità sanitarie locali hanno precisato che l'attacco ha distrutto direttamente l'appartamento preso di mira, provocando il cedimento strutturale di una porzione dell'edificio.

Testimoni oculari hanno riferito di aver udito almeno tre esplosioni distinte, seguite da scene di panico tra i residenti che tentavano di fuggire tra le macerie e le fiamme.

Il cordoglio del Patriarca Latino di Gerusalemme

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, ha diffuso una nota ufficiale per esprimere il proprio dolore e le condoglianze alle famiglie delle vittime. Due delle donne uccise nel raid, Maysa Khader Ibrahim Abu Daoud e Mary Hafez Michel Najjar, appartenevano alla parrocchia latina di Gaza.

«Con profondo dolore, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, a nome del Patriarcato Latino di Gerusalemme e del suo clero, esprime le più sentite condoglianze alle famiglie di Maysa Khader Ibrahim Abu Daoud (Ayyad) e Mary Hafez Michel Najjar (Abu Daoud), nonché alla comunità cristiana di Gaza, in seguito alla loro morte avvenuta ieri sera a causa di un attacco aereo israeliano su Gaza City», si legge nel comunicato diffuso dal patriarcato.

Il porporato ha elevato preghiere affinché il Signore conceda conforto, forza e consolazione ai familiari delle defunte in questo momento di lutto.

La comunità cristiana di Gaza e i funerali a San Porfirio

I funerali delle due donne si sono svolti nella giornata di sabato presso la chiesa di San Porfirio, storico luogo di culto della comunità ortodossa di Gaza. La parrocchia rappresenta un presidio per una presenza cristiana millenaria nella Striscia, oggi ridotta ai minimi termini: secondo i dati forniti dallo stesso cardinale Pizzaballa nel settembre scorso, i cristiani rimasti a Gaza sono appena 541, circa la metà rispetto ai 1.017 registrati prima dell'inizio della guerra.

La maggior parte di loro vive da sfollata, come il resto della popolazione palestinese, in condizioni di estrema precarietà abitativa e con accesso limitato ai beni di prima necessità. Il raid di Gaza City ha colpito un'area residenziale che ospitava anche nuclei familiari appartenenti a questa minoranza religiosa, già provata da mesi di ostilità e da un'esistenza sospesa tra gli edifici danneggiati e le strutture di accoglienza improvvisate.

Un contesto di violenze che non si arresta

L'attacco si inserisce in una sequenza di operazioni militari che continuano a mietere vittime civili nella Striscia, nonostante l'entrata in vigore di un cessate il fuoco nell'ottobre del 2025. Nelle settimane precedenti, raid condotti su Beit Lahiya e su altre località del nord avevano già provocato la morte di diversi membri della stessa famiglia, mentre nelle ore immediatamente successive al bombardamento di Gaza City altre azioni militari hanno interessato il centro e il sud dell'enclave, con segnalazioni di colpi d'arma da fuoco e demolizioni su larga scala.

Il quadro che emerge dalle cronache locali è quello di una tregua mai realmente consolidata, in cui le operazioni di targeting mirato continuano a produrre conseguenze letali sulla popolazione civile, alimentando un clima di paura diffusa tra i residenti dei quartieri colpiti.

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