Maxi blitz antimafia nel Foggiano, tre arresti per omicidio e 18 misure per estorsione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   All’alba di lunedì, la Squadra mobile della Questura di Foggia e la Sezione investigativa del Servizio centrale operativo (Sisco) di Bari hanno dato esecuzione a un’ordinanza che dispone complessivamente 21 misure cautelari personali, un’operazione – tra le più articolate degli ultimi mesi – che colpisce trasversalmente la criminalità organizzata radicata tra il capoluogo dauno, il Gargano e l’Alto Tavoliere. Tra i destinatari del provvedimento, due esponenti di vertice della mafia garganica sono stati tratti in arresto per il duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, un agguato consumato ad Apricena il 20 giugno 2017 con modalità brutali ed efferate che da allora rappresentavano un fronte ancora aperto per gli investigatori. Il terzo arresto per omicidio e tentato omicidio – si apprende dai primi riscontri giudiziari – si aggiunge al nucleo più grave dei reati contestati, mentre le restanti 18 misure cautelari riguardano soggetti accusati, a vario titolo, di estorsioni aggravate dal metodo mafioso, tutte condotte ai danni di imprenditori locali.

L’inchiesta coordinata dalle tre procure antimafia

L’intera attività, condotta su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura della Repubblica di Foggia, ha beneficiato del supporto tecnico-operativo della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, a dimostrazione di un impianto investigativo che ha saputo incrociare dichiarazioni di collaboratori di giustizia, intercettazioni telefoniche e ambientali, nonché riscontri patrimoniali mirati. Gli episodi estorsivi – messi a segno con la minaccia costante del riferimento alla “mafia foggiana” e alle sue articolazioni criminali – miravano a condizionarne l’attività economica, imponendo il pagamento di somme periodiche o pretese una tantum su appalti, cantieri edili e attività commerciali. Proprio la sistematicità delle richieste, accompagnata dalla violenza implicita del contesto, ha condotto gli inquirenti a contestare l’aggravante del metodo mafioso per ciascun capo d’imputazione.

Il contesto operativo tra Foggia, Gargano e Alto Tavoliere

La vasta area interessata dai blocchi stradali e dalle perquisizioni – che hanno impegnato decine di agenti della Mobile e del Sisco – coincide con il territorio storicamente conteso tra le batterie della mafia foggiana, un fenomeno che le cronache giudiziarie descrivono come particolarmente cruento e radicato nei rapporti con il tessuto imprenditoriale locale. Le misure eseguite per le estorsioni riguardano soggetti ritenuti responsabili di aver agevolato, con la loro condotta, la cosiddetta mafia foggiana, in un intreccio di complicità e omertà che ha reso difficile, per anni, la raccolta di prove utilizzabili in sede penale. Non si tratta, va detto, di un’operazione improvvisa: gli sviluppi giudiziari odierni sono il frutto di un monitoraggio iniziato già dopo il duplice omicidio del 2017, poi ampliatosi ad altri episodi di violenza e pressione estorsiva.

Le indagini sul duplice omicidio e le svolte investigative

Per quanto riguarda la morte di Ferrelli e Petrella – due vittime che all’epoca dei fatti non avevano precedenti specifici legati a vertici mafiosi, secondo quanto emerso dagli atti – gli investigatori hanno ricostruito una dinamica esecutiva riconducibile a una faida interna alla criminalità garganica, nella quale i due arrestati avrebbero agito come esecutori materiali o organizzatori dell’agguato. Il terzo provvedimento per omicidio e tentato omicidio, pur non essendo stato divulgato nei dettagli dalla Procura di Foggia, si colloca nello stesso solco indiziario, supportato da dichiarazioni raccolte tra i pentiti e da riscontri tecnici sulla telefonia. Nessuno degli indagati ha ancora reso interrogatori di garanzia, e le difese – come prevedibile in queste fasi – hanno chiesto termini a difesa per accedere agli atti.

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