Blitz antidroga dei carabinieri tra Abruzzo e Puglia, venti misure cautelari per un traffico di eroina e cocaina dal nord Italia e dal foggiano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’alba di oggi ha visto dispiegarsi un imponente dispositivo delle forze dell’ordine tra Abruzzo e Puglia, dove i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Montesilvano, supportati da reparti territoriali e speciali dell’Arma e con l’ausilio di un elicottero del 6° Nucleo Elicotteri di Bari, hanno dato esecuzione a venti ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pescara, Giovanni De Rensis. L’operazione, coordinata dal sostituto procuratore Giuliana Rana, ha portato sette indagati in carcere, mentre per altri dieci è scattato l’obbligo di dimora congiunto a quello di presentazione alla polizia giudiziaria e per i restanti tre il solo obbligo di dimora. Le attività, che rientrano nell’inchiesta denominata “Rondò”, hanno interessato un’area vasta che comprende le province di Pescara, Chieti, Barletta-Andria-Trani e Foggia, con interventi mirati nei comuni di Montesilvano, Pescara, Vasto, Trani e San Severo, andando a colpire quella che gli inquirenti descrivono come una solida e strutturata organizzazione dedita al traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti -2-4-9.

Due albanesi al vertice e un doppio canale di approvvigionamento per cocaina ed eroina

Al vertice del sodalizio criminale, secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori, si collocherebbero due cittadini di origine albanese, ormai stabilmente radicati nel territorio di Montesilvano anche attraverso la gestione di attività commerciali apparentemente lecite, che fungevano da paravento per i loro reali e ben più lucrosi interessi -1-4. I due, pur operando in modo autonomo, avevano di fatto suddiviso il mercato e gestivano due distinti canali di rifornimento: uno dedicato prevalentemente alla cocaina, che giungeva dal nord Italia, e l'altro all'eroina, importata direttamente dalla Puglia e, più nel dettaglio, dall'area di San Severo, nel Foggiano -5-6. Un ruolo nevralgico in questo specifico segmento del traffico sarebbe stato ricoperto dalla moglie di uno dei due principali indagati, originaria proprio del Foggiano, ritenuta figura chiave in grado di mettere in contatto la base abruzzese con i fornitori pugliesi e di organizzare la logistica dei trasporti, che avvenivano mediante l'impiego di corrieri incaricati di movimentare partite consistenti di stupefacente verso le piazze di spaccio abruzzesi -1-7.

L’approccio imprenditoriale e il cinismo delle conversazioni: “basta che si fanno le pere e sono contenti”

Le indagini, sviluppatesi per oltre un anno, hanno permesso di documentare un sistema criminale gestito con logiche marcatamente imprenditoriali, dove la droga veniva trattata alla stregua di una merce qualsiasi, con prezzi stabiliti in base alla percentuale di principio attivo e alle sostanze da taglio utilizzate per aumentare i volumi e, di conseguenza, i profitti. Tra le sostanze impiegate per il taglio, gli investigatori hanno rinvenuto anche il levamisolo, un farmaco veterinario solitamente utilizzato come antielmintico, la cui assunzione comporta rischi aggiuntivi e gravi per la salute dei consumatori -9. Le conversazioni intercettate dagli inquirenti restituiscono uno spaccato impietoso e privo di filtri della mentalità degli indagati, come dimostra una frase emersa nel corso delle captazioni in cui uno degli acquirenti, riferendosi ai tossicodipendenti, sottolineava come il prezzo dell’eroina non dovesse superare i sette euro al grammo, perché la loro capacità di spesa è limitata: “basta che si fanno le pere e sono contenti… qua la piazza è grande e i drogati pagano poco” -1-5. Un’affermazione che fotografa con crudezza lo sfruttamento della tossicodipendenza e la volontà di mantenere un mercato ampio e profittevole.

L’uso di criptofoni e la rete di fiancheggiatori insospettabili

Per comunicare e coordinare i traffici, i membri dell’organizzazione facevano ricorso a sofisticati sistemi di cifratura delle comunicazioni, utilizzando criptotelefoni e altre tecnologie avanzate con l’obiettivo di eludere le intercettazioni e il tracciamento da parte delle forze dell’ordine -6-7. Nonostante queste barriere tecnologiche, gli inquirenti della Procura di Pescara sono riusciti a penetrare la rete comunicativa del gruppo, grazie anche all’impiego di strumenti investigativi all’avanguardia, che hanno portato, già nella fase delle indagini, all’arresto in flagranza di reato di quindici persone, tra corrieri e altri soggetti legati a vario Titolo ai due presunti organizzatori -1-4. Un ulteriore elemento che ha destato l’attenzione degli investigatori è l’emersione del ruolo di alcuni soggetti incensurati e insospettabili, estranei agli ambienti criminali, che avrebbero messo a disposizione le proprie abitazioni per nascondere ingenti quantitativi di droga, allo scopo di ridurre i rischi di sequestri e depistare le indagini -4-5. Il bilancio complessivo dell’operazione, che ha visto il sequestro di circa trenta chilogrammi tra eroina e cocaina e di circa centomila euro in contanti, oltre a presse e stampi in ferro utilizzati per confezionare le panette, ha di fatto disarticolato una delle principali fonti di rifornimento per le piazze di spaccio del Pescarese, con un centro nevralgico nel quartiere Rancitelli di Pescara e una base logistica e decisionale saldamente radicata a Montesilvano -2-3-7.

Description: Maxi operazione dei carabinieri tra Abruzzo e Puglia: venti misure cautelari per traffico di eroina e cocaina. Sequestrati 30 kg di droga e 100mila euro.

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