Blitz antimafia nella Puglia del Salento: 14 misure cautelari e sequestri per 600mila euro
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Redazione Interno
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All'alba di un giorno di dicembre, mentre le province di Brindisi e Lecce ancora sonnecchiavano, i Carabinieri hanno messo in atto un'operazione di vasta portata, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia leccese, che ha portato all'esecuzione di tredici ordinanze di custodia cautelare in carcere. Le misure, emesse dal gip del Tribunale di Lecce, colpiscono quattordici persone, imputate di reati che spaziano dall'associazione di tipo mafioso al concorso esterno, dalla truffa aggravata allo Stato all'usura, senza tralasciare estorsioni, lesioni personali e il traffico di stupefacenti. L'azione, che si è estesa fino alla provincia di Chieti, dimostra la capacità di penetrazione di queste organizzazioni, le cui ramificazioni – come spesso accade – travalicano i confini regionali per consolidare affari illeciti e tessere reti di complicità.
Il clan preso di mira e la sua base operativa
Al centro del mirino degli investigatori è finito il clan della Sacra Corona Unita riconducibile ai gruppi Pasimeni-Vitale-Vicientino, nello specifico nelle sue frange operative di Torre Santa Susanna e Mesagne. L'inchiesta, sviluppata con metodica precisione, ha permesso di identificare quella che viene descritta come la "base operativa e logistica" dell'organizzazione: un immobile, con annessa attività commerciale, sequestrato in via preventiva. Quel locale, del valore stimato di seicentomila euro, non era un semplice esercizio pubblico ma il covo dove, secondo l'accusa, gli affiliati si riunivano stabilmente per pianificare le attività criminali e dirimere le questioni interne, fungendo da quartier generale per una variegata gamma di affari illeciti.
L'articolato ventaglio di reati contestati
Il quadro che emerge dagli atti è quello di un sodalizio criminale dedito a molteplici fonti di illecito profitto, alcune delle quali particolarmente odiose per il loro impatto sociale. Accanto ai delitti tipicamente mafiosi, come l'estorsione e l'usura – che strozzano l'economia legale e imprigionano gli imprenditori in reti di debito e paura – spicca l'accusa di truffa ai danni dello Stato, un reato che sottrae risorse pubbliche destinati alla collettività per alimentare le casse dell'organizzazione. La detenzione e il porto abusivo di armi da sparo, uniti alle lesioni personali, tratteggiano invece il versante più violento e intimidatorio del clan, strumenti necessari per mantenere il controllo sul territorio e imporre la propria legge del silenzio, mentre l'associazione finalizzata al traffico di droga ne evidenzia il ruolo nel mercato degli stupefacenti.
La strategia investigativa e l'esecuzione del blitz
L'operazione è il risultato di un'indagine complessa condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi, i quali, nella fase esecutiva, si sono avvalsi del supporto di reparti speciali dell'Arma per garantire sicurezza e simultaneità degli arresti. L'impiego di tali forze specializzate sottolinea la pericolosità attribuita al gruppo e la determinazione nel neutralizzarne la struttura operativa. Questo colpo assestato alle cosche salentine, che mira a decapitarne le leadership locali, si inserisce in un filone investigativo che la Dda di Lecce porta avanti da tempo contro la Sacra Corona Unita, un'entità criminale storicamente radicata in Puglia ma non per questo meno interconnectata con le altre organizzazioni nazionali.




