Caso Fakir, la procura ascolta i familiari e acquisisce nuovi video. La battaglia legale sulle immagini della bodycam

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'inchiesta sulla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto al culmine di un fermo di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna, si arricchisce di nuovi elementi e si infiamma sul fronte delle immagini. Mentre la procura continua ad acquisire e analizzare i filmati, tra cui quelli della bodycam di uno degli agenti e le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della zona, si infittiscono le polemiche e le richieste giudiziarie relative alla diffusione di quei video, che sarebbero coperti da segreto investigativo.

I nuovi filmati e il ruolo dei passanti

La dinamica di quanto accaduto la mattina del 19 luglio si sta componendo frame dopo frame, con gli investigatori che setacciano ogni secondo delle immagini a disposizione. Un nuovo spezzone del video registrato dalla bodycam, della durata di una decina di secondi, mostra le fasi finali del contenimento di Fakir, in cui si vede l'agente tenere la testa dell'uomo premuta sull'asfalto mentre alcuni cittadini si avvicinano per prestare aiuto.

Sarebbero almeno quattro, secondo le ricostruzioni basate sui filmati, i passanti che hanno partecipato in varia misura all'operazione di blocco, contribuendo a immobilizzare il 42enne prima che i poliziotti si accorgessero che aveva perso i sensi. A questi si aggiunge una telecamera di sorveglianza, situata tra via Panzini e via Svevo, che potrebbe aver ripreso l'intera sequenza degli eventi, da quando Fakir ha iniziato a dare in escandescenze fino al tragico epilogo.

Il confronto tra le immagini e le testimonianze

La procura di Bologna, guidata dal procuratore capo Paolo Guido, sta mettendo a confronto tutti i materiali disponibili: le bodycam, i video dei residenti e le registrazioni di sorveglianza. L'obiettivo è ricostruire con precisione la sequenza temporale e le modalità dell'intervento, che ha portato alla morte di Fakir mentre era sottoposto a una manovra di contenimento da parte di due agenti.

Un'analisi che si intreccia con l'ascolto dei testimoni, tra cui i residenti che hanno assistito alla scena e i familiari della vittima, convocati in procura per due ore di audizione come persone informate sui fatti. I parenti, assistiti dall'avvocato Fabio Anselmo, hanno scelto di non parlare con i giornalisti al termine del colloquio, una decisione motivata dal rispetto per il lavoro della magistratura.

In parallelo, l'autopsia, già definita "molto complessa", ha evidenziato uno schiacciamento dei polmoni e la presenza di sangue negli organi respiratori. Ulteriori esami, tra cui l'analisi del cuore e test tossicologici, saranno condotti nei prossimi mesi e potrebbero rivelarsi decisivi per determinare le cause del decesso.

La battaglia legale sulla diffusione dei video

Mentre le indagini procedono, si è aperto un fronte legale che ha come oggetto proprio i video che dovrebbero far luce sulla vicenda. La diffusione sui media di alcuni frame e spezzoni della bodycam, che mostrano i momenti precedenti la morte di Fakir, ha spinto il legale della famiglia a presentare una nuova istanza in procura. L'avvocato Anselmo ha chiesto l'apertura di accertamenti urgenti per identificare chi ha condiviso e reso pubbliche quelle immagini, coperte da segreto investigativo.

La sua richiesta sottolinea come la difesa dei parenti di Fakir non sia in possesso di tali filmati, che si presuppone siano detenuti esclusivamente dal pubblico ufficiale che ha azionato la bodycam o da terzi a lui legati. Il legale aveva in precedenza chiesto una copia delle riprese, ma l'istanza era stata rigettata proprio in virtù del segreto istruttorio, rendendo la loro successiva comparsa in televisione e sui giornali ancora più problematica.

"Si sta spettacolarizzando una tragedia", ha commentato Anselmo, sottolineando come la "rincorsa a presunti elementi nuovi" rischi di nuocere alla serenità delle indagini e ai familiari della vittima.

Le diverse letture dei filmati e le indagini in corso

Sul contenuto delle immagini, e in particolare sul sangue visibile sul volto e sotto la testa di Fakir, si confrontano interpretazioni opposte. Da un lato, il legale della famiglia Anselmo sostiene che il sangue non fosse presente prima dell'intervento degli agenti, suggerendo che la ferita possa essere stata causata dall'azione di contenimento. Dall'altro, l'avvocato Gabriele Bordoni, che difende i poliziotti, si dice convinto che la sostanza ematica possa derivare da una ferita che Fakir si sarebbe procurato dimenandosi sull'asfalto.

Bordoni, pur dichiarando di non voler polemizzare con il collega, osserva che i video forniscono indicazioni oggettive su alcuni punti. Un testimone, segnalato dalla parte civile, avrebbe però riferito di un atteggiamento non rispettoso da parte dei poliziotti nei confronti di Fakir, che si trovava in uno stato di forte agitazione.

In attesa che gli accertamenti scientifici e le analisi dei filmati forniscano un quadro definitivo, l'inchiesta prosegue a tutto campo, con la squadra mobile al lavoro per setacciare ogni secondo della tragedia e i pm che raccolgono tutti gli elementi utili a ricostruire gli ultimi, drammatici istanti di vita di Abderrahim Fakir.

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