Il caso di Abderrahim Fakir, l'avvocato presenta denuncia contro la diffusione dei video della bodycam

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si infittisce il capitolo processuale legato alla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto domenica 19 luglio durante un fermo di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna. Mentre gli inquirenti continuano a raccogliere elementi per ricostruire la dinamica di quei tragici momenti, l'attenzione si è spostata su un fronte delicato quanto cruciale: la riservatezza degli atti investigativi e la diffusione pubblica di immagini sensibili.

I familiari della vittima, convocati in Procura per essere ascoltati come persone informate sui fatti, hanno varcato la soglia degli uffici giudiziari in un clima di riserbo assoluto, mentre il loro legale ha formalizzato una richiesta che potrebbe aprire un nuovo filone d'inchiesta.

L'audizione dei familiari e la strategia del silenzio

Sono arrivati insieme e se ne sono andati senza pronunciare una parola, dribblando le domande dei giornalisti: Mohamed e Khadija Fakir, fratello e sorella di Abderrahim, insieme alla nipote Yossra, sono stati sentiti per circa due ore dai pm Francesca Arienti e Domenico Ambrosino, con il coordinamento del procuratore capo Paolo Guido.

L'audizione, che si è svolta nel pomeriggio di lunedì 27 luglio, rientra nell'ambito del fascicolo 45-bis per omicidio colposo, un atto dovuto per ricostruire gli ultimi mesi di vita del 42enne e gettare luce su eventuali elementi utili a comprendere il suo stato d'animo nelle ore precedenti al tragico epilogo. La scelta della famiglia di non rilasciare dichiarazioni è stata dettata, come hanno fatto sapere, dal rispetto per il lavoro dei magistrati e per il segreto istruttorio che avvolge le indagini.

La battaglia legale sui video: un'esposto per violazione del segreto

Proprio su questo punto si è innestata la mossa del legale della famiglia, l'avvocato Fabio Anselmo, che ha presentato un esposto alla Procura per chiedere di identificare il soggetto che ha diffuso pubblicamente i frame del video registrato dalla bodycam di uno dei poliziotti intervenuti. Le immagini, coperte dal segreto investigativo, sono state trasmesse da diverse testate giornalistiche negli ultimi giorni, scatenando un dibattito pubblico ma anche una reazione legale da parte della difesa.

L'avvocato Anselmo ha ricordato di aver già chiesto copia del video agli atti, ricevendo un diniego proprio in virtù della riservatezza che protegge le indagini. Ora, la richiesta è quella di accertare chi abbia infranto tale riserbo, configurando potenzialmente il reato di rivelazione di segreto d'ufficio, dal momento che chi era in possesso della bodycam era un pubblico ufficiale e non un semplice cittadino. I familiari di Fakir, come sottolineato dal legale, non sono in possesso di quelle immagini.

I frame che accendono il dibattito e le testimonianze dei residenti

Le immagini in questione, sebbene frammentarie, hanno offerto uno spaccato dei momenti finali del contenimento, mostrando l'uomo a terra con il volto insanguinato mentre viene trattenuto da agenti e da alcuni residenti della zona.

L'uscita di questi nuovi spezzoni, che si aggiungono a quelli già diffusi in precedenza, ha alimentato le ricostruzioni contrapposte: da un lato, il legale della famiglia sostiene che il sangue non fosse presente prima dell'intervento degli agenti, dall'altro la difesa dei poliziotti ipotizza che la ferita possa essersi procurata durante l'agitazione sull'asfalto.

In questo clima di forte tensione, la Procura ha ascoltato anche altri testimoni, tra cui alcuni residenti del Pilastro che hanno assistito alla scena e uno di questi, segnalato dalla stessa parte civile, avrebbe riferito di un atteggiamento poco rispettoso dei poliziotti. Le indagini procedono a tutto campo, con la squadra mobile al lavoro anche su una telecamera di sorveglianza della zona che potrebbe aver ripreso l'intera sequenza dei fatti.

Il quadro investigativo tra accertamenti tecnici e posizioni giuridiche

Mentre il mondo legale si confronta sulla liceità della diffusione dei filmati, il nucleo dell'inchiesta rimane focalizzato sulla ricostruzione delle responsabilità penali, con i due poliziotti che hanno eseguito la manovra di contenimento e i quattro volontari della Croce Rossa intervenuti in ambulanza attualmente "annotati" nel fascicolo. La Procura non esclude di disporre una nuova perizia sui video e sugli audio per estrapolare con precisione ogni dettaglio.

La vicenda, che ha scosso profondamente la città di Bologna, si intreccia ora anche con il tema della sicurezza e della riservatezza, ponendo un interrogativo cruciale: fino a che punto la trasparenza, spesso invocata in casi di presunti abusi, può scontrarsi con il diritto a un'indagine serena e tutelata dal segreto istruttorio? L'esposto dell'avvocato Anselmo, in questo senso, rappresenta un tentativo di porre un argine a quella che viene definita una "stillicidio" di informazioni, mentre la famiglia attende con ansia il permesso di riportare la salma in Marocco.

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