Morte Fakir, l'avvocato Anselmo chiede di indagare sulla fuga di notizie dalla bodycam
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Redazione Interno
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La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto due domeniche fa durante un intervento della polizia al Pilastro, continua a far discutere non solo per le modalità del fermo, ma anche per ciò che è accaduto dopo. Mentre la procura procede con gli accertamenti del caso, ascoltando i testimoni oculari e analizzando i frame disponibili, sul fronte legale si è acceso un vivace botta e risposta tra le difese.
È di oggi, lunedì 27 luglio, la richiesta depositata dall'avvocato Fabio Anselmo, legale dei familiari della vittima, che chiede con forza di vederci chiaro su un aspetto delicato e finora poco esplorato: la divulgazione non autorizzata di spezzoni del filmato della bodycam indossata da uno degli agenti intervenuti.
La richiesta di Anselmo: un'ipotesi di reato da verificare
La richiesta depositata dal legale è chiara e punta dritta al cuore del problema: "Indagare su chi sta divulgando a tv e giornali immagini della bodycam". Anselmo rileva come, negli ultimi giorni, alcuni spezzoni del filmato – che dovrebbe essere un atto interno alle indagini e coperto da segreto – siano stati pubblicati da diverse testate giornalistiche e trasmessi in televisione. L'avvocato sottolinea che si tratta di un materiale che appartiene al fascicolo processuale e che, pertanto, la sua diffusione al di fuori del circuito giudiziario potrebbe configurare un illecito.
L'istanza presentata alla procura mira proprio a individuare i responsabili di questa fuga di notizie, nella convinzione che solo accertando l'origine della divulgazione si potrà garantire la correttezza del procedimento e tutelare il diritto alla riservatezza delle parti coinvolte.
Le immagini al centro del confronto: bodycam e testimoni
Il materiale video in questione, che ritrae gli ultimi istanti di vita del 42enne, è stato oggetto di un attento esame da parte degli inquirenti. Si tratta di un filmato della durata di circa dieci secondi, ripreso dalla bodycam di uno dei due agenti presenti sul posto, in cui si vede la fase concitata dell'ammanettamento. In quel frangente, oltre ai poliziotti, si nota anche l'intervento di un altro civile: un uomo scalzo che si avvicina a Fakir per bloccargli il braccio, quasi a voler agevolare l'operazione di polizia.
Alcuni fermi immagine mostrano anche la nuca ferita del 42enne, un dettaglio che ha alimentato le ricostruzioni contrastanti. La procura ha finora esaminato tutte le immagini disponibili, non solo quelle filtrate sui media, e nella giornata di oggi ha ascoltato i testimoni oculari presenti al momento del fermo, nel tentativo di ricostruire con precisione la dinamica di quei drammatici secondi.
La posizione della difesa degli agenti e il confronto in corso
La richiesta dell'avvocato Anselmo arriva in un clima di crescente tensione legale, dove le posizioni tra le due parti sembrano ormai cristallizzate. Da un lato, la famiglia di Fakir cerca giustizia e chiede che venga fatta piena luce sul comportamento degli operatori di polizia; dall'altro, la difesa degli agenti coinvolti nel fermo sostiene la regolarità dell'intervento, respingendo le accuse di eccesso. In questo scenario, la questione della bodycam assume un rilievo centrale, non solo per le prove che può fornire, ma anche per le modalità con cui le immagini sono state rese pubbliche.
La richiesta di Anselmo di indagare sulla fuga di notizie potrebbe, dunque, aprire un nuovo fronte giudiziario, quello della violazione del segreto istruttorio, che si affianca alle indagini principali sulla morte del 42enne e potrebbe coinvolgere non solo gli operatori di polizia ma anche eventuali collaboratori o fonti interne all'inchiesta.
Un procedimento sotto i riflettori tra riservatezza e diritto di cronaca
Il caso di Abderrahim Fakir, morto al Pilastro durante un intervento delle forze dell'ordine, tocca uno dei nervi scoperti del sistema giudiziario italiano: il bilanciamento tra il diritto di cronaca, che pure ha il compito di informare l'opinione pubblica, e la necessaria riservatezza degli atti investigativi. La diffusione di spezzoni della bodycam, avvenuta in questi giorni attraverso canali televisivi e giornalistici, ha sollevato più di un interrogativo sulla tenuta del segreto istruttorio.
L'avvocato Anselmo, con la sua richiesta, non contesta l'attività di informazione in sé, ma pone l'accento sulla provenienza illecita del materiale, chiedendo che venga accertato se vi sia stato un abuso nell'accesso ai file video. La procura, che ha già acquisito i filmati originali e sta ascoltando i testimoni, dovrà ora valutare se aprire un fascicolo specifico su questa fuga di notizie. Nel frattempo, l'attenzione mediatica rimane alta, con la famiglia della vittima che attende risposte e la difesa degli agenti che si prepara a replicare alle accuse.
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