La morte di Abderrahim Fakir a Bologna, i dubbi e le inchieste: "Come con Aldrovandi"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origini marocchine deceduto lo scorso 19 luglio al termine di un intervento di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna, continua a sollevare interrogativi e a dividere l'opinione pubblica, mentre le indagini cercano di fare luce su una vicenda che presenta inquietanti analogie con altri casi di cronaca giudiziaria.

L'uomo, un facchino residente a Borgonuovo di Sasso Marconi da quando aveva sette anni, ha perso la vita in circostanze ancora da chiarire, dopo essere stato immobilizzato dagli agenti in posizione prona e ammanettato con fascette. Un video, che ha rapidamente fatto il giro del web, mostra gli ultimi istanti di vita di Fakir, immortalando la colluttazione e le sue grida di aiuto, mentre alcuni residenti e gli stessi operatori del 118 assistono alla scena senza intervenire.

La sua morte ha scatenato una ondata di commozione e rabbia nella città, portando alla luce un dolore profondo e la richiesta di giustizia da parte della famiglia.

L'appello alla pacificazione del cardinale Zuppi e le parole della sorella

In un clima di crescente tensione, è giunto l'appello del cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, che ha invitato a non lasciarsi sopraffare dall'odio e dalla violenza verbale, chiedendo che prevalgano rispetto, dialogo e giustizia. "Non prevalgano l'odio, la violenza, anche verbale e nei social, la strumentalizzazione per nessuna ragione", ha dichiarato Zuppi, esprimendo vicinanza alla famiglia della vittima e a tutti i coinvolti in quella che ha definito una "drammatica vicenda".

A fare da contrappunto a queste parole, quelle della sorella di Abderrahim, Katia Fakir, che durante una veglia di preghiera al Pilastro ha voluto precisare la sua posizione, dopo un primo momento di sconforto in cui aveva gridato parole di vendetta. «Ci sono dei momenti in cui il dolore ti acceca – ha raccontato la donna –. Quando ho visto il corpo di mio fratello immobile per terra il mondo mi è crollato addosso, il buio mi ha inghiottita. La disperazione mi ha fatto urlare una parola terribile, ho detto che volevo vendetta.

Ma quella parola non appartiene al mio cuore». Katia Fakir ha poi ribadito che la sua famiglia non cerca vendetta, ma solo giustizia nei tribunali, e che chi ha sbagliato deve assumersi le proprie responsabilità.

Le prime ipotesi sulla causa del decesso e l'ombra dell'asfissia posturale

Il nucleo centrale dell'inchiesta aperta dalla Procura di Bologna riguarda le modalità dell'intervento e la causa del decesso, con l'ipotesi di un'asfissia meccanica che si fa sempre più concreta. L'avvocato della famiglia Fakir, Fabio Anselmo, ha più volte sottolineato come la dinamica ricordi da vicino quanto accaduto in passato a Federico Aldrovandi e Riccardo Magherini, due vittime di interventi delle forze dell'ordine conclusisi con la loro morte per asfissia posturale.

«Non basta la brutta figura fatta con Aldrovandi? Non è bastata quella con Magherini? – ha dichiarato Anselmo – Fakir è morto per una asfissia posturale meccanica violenta. Punto. La cocaina... anche no». Il legale ha così respinto al mittente le indiscrezioni su un possibile ruolo di sostanze stupefacenti, definendo i primi test tossicologici "inattendibili" e sottolineando come la presenza di sangue nei polmoni, emersa dagli esami, sia compatibile con un quadro asfittico da compressione.

Un nuovo video, che mostra il corpo di Fakir con una vistosa chiazza di sangue sotto la testa, ha ulteriormente alimentato i sospetti sulla brutalità dell'immobilizzazione. Gli accertamenti medico-legali, come l'autopsia disposta dal magistrato, saranno decisivi per stabilire la verità e comprendere se le manovre eseguite abbiano causato un'emorragia fatale o se vi siano state altre concause.

Le reazioni politiche e lo scontro sul "metodo" delle forze dell'ordine

Il caso ha immediatamente acceso un duro scontro politico, con posizioni contrapposte che hanno finito per investire anche il Governo. La senatrice di Avs Ilaria Cucchi, la cui battaglia per la verità sulla morte del fratello Stefano è diventata un simbolo, ha parlato di un "fatto estremamente grave", auspicando che non si tratti dell'ennesimo caso di un uomo in stato confusionario che, invece di ricevere soccorso, viene bloccato con la forza.

Dall'altra parte, esponenti della maggioranza come Galeazzo Bignami (FdI) e Matteo Salvini (Lega) hanno difeso l'operato degli agenti, definendo l'intervento "condotto con professionalità" e invitando a non giudicare preventivamente. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, intervenuto sulla vicenda, ha sostenuto che dai video emergerebbe la "correttezza" dei poliziotti, i quali si sarebbero approcciati con la "delicatezza" necessaria, e ha invitato ad attendere le indagini della magistratura.

Queste dichiarazioni, però, sono state aspramente criticate dall'avvocato Anselmo, che ha parlato di una "interferenza" inammissibile nell'azione giudiziaria, accusando il Governo di aver già assolto gli agenti prima ancora che si concludano le indagini.

Il legale ha ricordato come la manovra di contenimento sia estremamente pericolosa e come le linee guida, se non rispettate, possano avere conseguenze letali, e ha annunciato che gli atti dell'inchiesta, a suo dire resa già difficile dallo scudo penale previsto dalla legge, saranno al centro di una battaglia legale per ottenere giustizia.

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