La moglie di Abderrahim Fakir: «Lo hanno ammazzato senza motivo, crimine contro l'umanità»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le parole della moglie di Abderrahim Fakir, il 42enne morto a Bologna durante un intervento di polizia, risuonano con un'accusa che non lascia spazio a equivoci e che arriva direttamente dalla sua casa in Marocco, dove la donna ha rilasciato un'intervista all'emittente Chouftv destinata a fare il giro del mondo. «Lo hanno giustiziato – ha dichiarato la donna, ripresa mentre indossa una veste bianca e il velo dello stesso colore – e questo è un crimine contro l'umanità, un crimine terribile.

Oggi è toccato a lui, domani potrebbe succedere ai nostri figli», ha aggiunto, in un racconto che intreccia il dolore personale alla denuncia di una violenza che, a suo avviso, non avrebbe alcuna giustificazione.

Il dolore di una moglie e gli abiti pronti per le vacanze

A renderla ancora più struggente e concreta è la presenza, nell'inquadratura, di alcuni abiti che Fakir aveva spedito in Marocco nei giorni precedenti la tragedia, con l'intenzione di raggiungere la famiglia per trascorrere insieme le vacanze estive proprio in questo mese di luglio. «Io conoscevo bene mio marito, eravamo sposati da 13 anni – ha raccontato la moglie, trattenendo a stento le lacrime – era una persona normale e l'hanno ammazzato così, senza motivo».

La donna ha mostrato i vestiti, molti ancora con l'etichetta, che l'uomo aveva acquistato per sé e per lei, un gesto quotidiano che ora si carica di un significato tragico e che testimonia la progettualità di una vita spezzata: «Aveva preso dei vestiti anche per me, regali e pensieri per entrambi, così non doveva portarsi il peso della valigia».

La nipote Yossra: «Era un uomo buono, la sua vita aveva valore»

Alla voce della moglie si è aggiunta, in un video diffuso dai legali della famiglia, anche quella della nipote Yossra, che ha voluto sottrarre la figura dello zio alla cronaca e restituirle la dimensione di un'esistenza piena e degna di rispetto. «Non è una storia da archiviare – ha detto Yossra – Abderrahim era un uomo buono e la sua vita aveva valore». La giovane ha preso le distanze dalle strumentalizzazioni politiche che rischiano di travolgere il racconto della vicenda, concentrandosi invece sulla memoria dell'uomo e sulla richiesta di giustizia: «Noi ci affidiamo alla magistratura.

Chiediamo chiarezza, verità, giustizia. Noi non staremo in silenzio, ma continueremo a raccontare la persona che era, a difendere il suo nome e a custodire la sua memoria, perché merita rispetto, verità e giustizia e soprattutto merita umanità».

«Nessuno lo ha aiutato»: la ricostruzione della moglie e le parole della zia

Nell'intervista rilasciata a Chouftv, la moglie di Fakir ha poi ricostruito i momenti che precedettero il decesso, puntando il dito contro l'operato degli agenti e, in particolare, contro l'utilizzo dello spray al peperoncino, un elemento che avrebbe contribuito al soffocamento dell'uomo. «Quello che è successo non è giusto – ha insistito la donna – non è normale, nessuno lo ha aiutato».

Un'accusa, quest'ultima, che si estende anche ai soccorritori del 118, verso i quali la moglie ha espresso un giudizio durissimo: «La sua voce che urla 'aiutatemi, aiutatemi' non vuole andarsene dalle mie orecchie – ha raccontato –. Quei movimenti che faceva erano solo perché voleva respirare. Gli agenti erano sopra di lui, non gli hanno lasciato prendere aria. Voleva solo respirare».

Sul tema è intervenuta con altrettanta durezza la zia di Fakir, che in un'intervista a un'altra emittente marocchina ha parlato di un vero e proprio omicidio: «Lo hanno ucciso, hanno ucciso nostro figlio – ha dichiarato – e noi non li perdoneremo. Lo hanno ucciso come un cane. È soffocato, è morto violentemente, è stato un crimine».

Le indagini, le immagini della body cam e l'autopsia

Mentre la famiglia chiede giustizia e il corpo dell'uomo attende di essere rimpatriato in Marocco, le indagini proseguono per fare piena luce su quanto accaduto domenica 19 luglio in via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna. Le immagini trasmesse dal Tg1, tratte dalla body cam di uno degli agenti intervenuti, mostrano gli operatori mentre tentano di fermare l'uomo, ma anche il momento in cui Fakir viene scaraventato a terra.

Domani, intanto, verrà eseguita l'autopsia sulla salma, un esame che si preannuncia decisivo per stabilire le cause esatte del decesso e per chiarire se le condizioni di salute dell'uomo – che la moglie ha descritto come quelle di uno sportivo sano e senza problemi – abbiano avuto un ruolo nel tragico epilogo. Sul caso è intervenuto anche il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che ha espresso la speranza che si possa «trovare la verità» e che «la violenza non serve a nessuno».

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