Fakir, il nuovo video choc e l'autopsia: «Polmoni pieni di sangue». L'avvocato: «L'hanno battuto»

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Una grossa chiazza di sangue che dalla nuca si allarga verso il centro della strada, il volto solcato da rivoli rossi, la bocca spalancata e le caviglie ancora legate. Sono queste le immagini, apparse nelle ultime ore, che ritraggono il corpo senza vita di Abderrahim Fakir nei momenti immediatamente successivi al decesso, avvenuto il 19 luglio durante un intervento di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna.

Il filmato, girato da un residente e diffusosi in rete, mostra un'agente della polizia scientifica sollevare il telo di plastica che copriva il cadavere del 42enne di origini marocchine, rivelando una scena che fino a oggi era rimasta in larga parte segreta: l'entità del sanguinamento esterno che, come sottolineato dal legale della famiglia Fabio Anselmo, solleva interrogativi precisi su quanto accaduto, in particolare sulla presenza di una vasta quantità di sangue nei polmoni di Fakir, emersa durante l'autopsia.

L'autopsia e l'ipotesi del soffocamento

L'esame autoptico, eseguito giovedì 23 luglio al policlinico Sant'Orsola di Bologna e durato circa cinque ore, ha fornito riscontri preliminari che gli inquirenti e i periti dovranno ora vagliare nei novanta giorni concessi per il deposito della relazione finale.

Secondo quanto ricostruito, la Tac effettuata sul corpo aveva già evidenziato un esteso versamento ematico nei polmoni, un dato che l'autopsia ha confermato: i polmoni di Fakir erano pieni di sangue, un elemento che rafforza l'ipotesi che il 42enne possa essere morto soffocato dal proprio sangue, in quella che il consulente di parte Benedetto Vergari ha definito una «emorragia massiva».

I consulenti incaricati dalla Procura di Bologna, che procede per omicidio colposo, dovranno stabilire se l'emorragia polmonare sia stata la causa diretta del decesso o una concausa, associata ad altri fattori.

Tra gli aspetti da chiarire, anche se il sangue nei polmoni possa essere stato inalato a seguito di una compressione toracica, come sostenuto dall'avvocato Anselmo, il quale parla di un «indubitabile quadro asfittico da compressione», oppure se possa essere riconducibile ad altre circostanze, come le manovre di rianimazione effettuate dai soccorritori.

Il contraddittorio tra le difese

Sul fronte opposto, la difesa dei due agenti di polizia coinvolti, rappresentata dall'avvocato Gabriele Bordoni, fornisce una lettura diametralmente opposta degli stessi elementi. Bordoni ha dichiarato che l'autopsia «non ha fatto emergere alcunché riferibile ad una azione eccessiva o violenta» da parte dei suoi assistiti, sottolineando l'assenza di fratture e lesioni gravi sul corpo di Fakir.

Inoltre, in merito al sangue visibile nel nuovo video, il legale ha avanzato un'ipotesi per spiegare l'accaduto: Fakir si sarebbe procurato una ferita alla nuca da solo, «strisciando per terra» durante la colluttazione con gli agenti, mentre il sangue sul volto sarebbe poi scivolato in avanti quando il corpo era riverso a pancia in giù.

La difesa degli agenti insiste sulla correttezza del loro operato, ricordando che i poliziotti avrebbero cercato di gestire la crisi con un approccio dialogico, rinunciando all'uso del taser per evitare conseguenze peggiori, e che solo al sopraggiungere del medico sarebbero state tolte le manette per permettere le manovre di rianimazione.

Il contesto e la sofferenza psichica di Fakir

La vicenda, che ha riacceso il dibattito pubblico sulle modalità di intervento delle forze dell'ordine, si inserisce in un quadro più ampio che riguarda la condizione personale di Abderrahim Fakir. Secondo quanto emerso, il 42enne stava attraversando un periodo di profonda difficoltà, alimentato da problemi economici legati alla sua azienda di facchinaggio e aggravato dalla recente perdita della madre.

La «crisi psichiatrica» che lo ha portato a scagliarsi contro un'auto nella mattinata del 19 luglio, e che ha determinato la chiamata al 113, rappresentava il culmine di una sofferenza iniziata almeno un paio di mesi prima. Fakir era già stato seguito dai servizi sanitari: dopo un accesso al pronto soccorso dell'ospedale Maggiore di Bologna il 20 giugno, gli era stata confermata una terapia e fissato un nuovo appuntamento al Centro di salute mentale per i primi giorni di agosto, un controllo a cui non potrà più presentarsi.

Gli sviluppi dell'inchiesta

La Procura di Bologna, oltre a coordinare le attività peritali, ha disposto la perquisizione dell'abitazione di Fakir, dove non sarebbero state trovate sostanze stupefacenti, e sta acquisendo decine di video girati da residenti e le immagini delle bodycam indossate dagli agenti, per ricostruire minuto per minuto la dinamica dell'intervento.

Nel fascicolo, al momento, risultano iscritti i due poliziotti e i quattro operatori della Croce Rossa presenti in via Svevo, formalmente non indagati ma coinvolti nella procedura prevista per i casi in cui un reato appare commesso in presenza di una possibile causa di giustificazione.

Mentre le parti attendono i risultati definitivi degli accertamenti tossicologici e istologici, le immagini del corpo di Fakir con la bocca spalancata e quella pozza di sangue sotto la testa continuano a rappresentare il nodo centrale di una vicenda che, al momento, ha più interrogativi che risposte.

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