Caso Fakir, autopsia terminata. Il legale Anselmo: “Asfissia da compressione” e l’ombra della politica
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Redazione Interno
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Si è conclusa questa sera, dopo oltre sei ore di esami, l’autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino deceduto lo scorso 19 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento della polizia in via Svevo. Il medico legale Benedetto Vergari, consulente dei quattro volontari della Croce Rossa che hanno prestato soccorso sulla scena, ha parlato di un esame “molto complesso” e che richiederà l’analisi degli approfondimenti eseguiti prima di poter offrire risposte definitive.
L’esame, che ha visto la partecipazione di diversi consulenti tecnici, si è svolto presso il Policlinico Sant'Orsola e ha posto le basi per un'indagine che si preannuncia lunga e articolata. I risultati preliminari, tuttavia, iniziano a delineare un quadro che potrebbe essere drammaticamente simile ad altri casi di cronaca giudiziaria italiana.
I sospetti del legale: “Un quadro asfittico da compressione”
A margine dell’esame autoptico, è stato l’avvocato della famiglia Fakir, Fabio Anselmo, noto per aver seguito i casi di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, a fornire le prime indicazioni sulle ipotesi investigative. Pur non essendo un medico legale, Anselmo ha dichiarato di ritenere che emergano gli elementi di un “indubitabile quadro asfittico da compressione”.
Questa dichiarazione trova riscontro nelle indiscrezioni trapelate già nei giorni scorsi relative alla Tac pre-autopsia, la quale aveva evidenziato una compromissione delle vie respiratorie con i polmoni pieni di sangue. La dinamica della morte, secondo questa prima ipotesi, potrebbe essere riconducibile allo schiacciamento del torace dell’uomo durante i cinque minuti in cui è rimasto immobilizzato a terra dagli agenti.
L’esame istologico e tossicologico, cui i periti dovranno rispondere entro 90 giorni, avrà il compito di accertare se l’emorragia polmonare sia stata la causa diretta del decesso per soffocamento o piuttosto una concausa legata ad altri fattori. I legali degli agenti, rappresentati dall’avvocato Gabriele Bordoni, hanno scelto di non commentare i risultati della Tac e hanno affidato le proprie valutazioni ai consulenti medici, in attesa che le persone competenti forniscano le risposte tecniche necessarie.
Le interferenze politiche e la difesa degli agenti
Mentre la medicina legale tenta di ricostruire gli ultimi momenti di vita di Fakir, sul fronte giudiziario si è già scatenato un acceso scontro politico che rischia di offuscare il lavoro della magistratura. L’avvocato Anselmo ha lanciato un allarme, parlando di “interferenze pesanti” e di una pressione esercitata dal governo sull’inchiesta, con dichiarazioni che arrivano prima ancora della conclusione degli accertamenti tecnici.
Le parole dei ministri e della premier, secondo il penalista, rappresenterebbero un tentativo di indirizzare l’esito del procedimento, minando la serenità dell’attività giudiziaria. In particolare, nel mirino del legale sono finite le dichiarazioni del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, che in più occasioni ha difeso l’operato degli agenti.
Intervenuto in televisione, il ministro ha affermato che dai video si evincerebbe un approccio da parte delle forze dell’ordine caratterizzato da “attenzione, equilibrio e delicatezza”, auspicando che le indagini portino al “riconoscimento della correttezza degli operatori”.
Il caso diventa scontro istituzionale: Lepore nel mirino
Il fronte politico si è allargato, coinvolgendo in modo diretto anche l’amministrazione comunale di Bologna e il sindaco Matteo Lepore. Il ministro Piantedosi ha criticato duramente la decisione del primo cittadino di convocare una manifestazione in piazza, a sostegno della famiglia Fakir, definendola un atto “inconsapevole” e carico di “gravità”. Secondo il titolare del Viminale, il sindaco sapeva con chi aveva a che fare sul proprio territorio e avrebbe dovuto prevedere le violenze che sono poi scaturite, culminate in scontri e danneggiamenti.
Il riferimento è andato anche a un episodio precedente, risalente allo scorso novembre, quando Lepore si oppose allo svolgimento di una partita di basket della Virtus Bologna contro il Maccabi Tel Aviv per timore di disordini legati alle manifestazioni pro-Palestina. Il sindaco, da parte sua, ha respinto al mittente le accuse, dichiarando che attaccare i sindaci non risolve i problemi di ordine pubblico e che, al contrario, le istituzioni dovrebbero restare unite per isolare i violenti.
Il caso di Abderrahim Fakir si inserisce così in un dibattito più ampio sulle modalità di intervento delle forze dell’ordine e sul confine tra correttezza professionale e possibili eccessi. L’autopsia, sebbene conclusa nella sua fase pratica, apre un lungo capitolo di attesa per gli esami di laboratorio e la consulenza tossicologica. Tra le polemiche politiche e le ipotesi medico-legali, restano centrali le parole dei medici legali, che hanno ribadito la complessità del caso e la necessità di rispetto per il segreto professionale.
L’inchiesta della procura, che vede coinvolti due agenti e quattro operatori del 118, è solo all’inizio e il quadro completo potrebbe richiedere mesi, come sottolineato anche dall’avvocato dei poliziotti, Bordoni, secondo cui i 90 giorni concessi per gli approfondimenti potrebbero fornire risposte decisive sulla ricostruzione di quei drammatici cinque minuti.
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