Crans Montana, l'autopsia su Chiara Costanzo e Achille Barosi: morti per asfissia

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La dinamica della morte, nella notte di Capodanno che ha trasformato una discoteca svizzera in una trappola mortale, comincia a perdere le sue ombre più fitte. Le prime risposte, arrivate dall'Istituto di Medicina legale di Milano, confermano per i due sedicenni milanesi, Chiara Costanzo e Achille Barosi, lo stesso tragico destino che ha colpito altre giovani vittime italiane della strage. Il referto autoptico, disposto dalla Procura di Milano su delega di quella di Roma, ha escluso che il decesso sia stato causato dalle fiamme o, come circolato in un primo momento, da un trauma da schiacciamento, determinando invece che la causa della morte sia stata l'asfissia da inalazione di fumi tossici. Un'esalazione letale che, in quelle condizioni di panico e calca, ha agito rapidamente, togliendo la vita ai due ragazzi in un luogo che doveva essere di festa.

Gli accertamenti in corso per ricostruire l'evento

L'autopsia, la cui esecuzione rappresenta un tassello fondamentale nell'inchiesta affidata alla magistratura romana – la quale ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo e incendio a carico di ignoti – non si è limitata alla sola osservazione macroscopica. Gli esami, come si apprende, prevedono infatti anche approfondite analisi tossicologiche e istologiche, i cui risultati sono ancora attesi. Tali indagini, di carattere strettamente scientifico, sono rivolte a individuare con precisione la natura delle sostanze inalate, un dato che potrebbe fornire elementi utili a comprendere la propagazione e la composizione dei fumi durante l'incendio. All'autopsia è stata inoltre associata una Tac, metodica sempre più integrata nella pratica medico-legale per una valutazione ancor più dettagliata.

Il quadro che si delinea per le vittime italiane

Quanto emerso per Costanzo e Barosi, seppur tragico, contribuisce a delineare un quadro più definito rispetto alle modalità che hanno portato alla morte di alcuni dei giovani connazionali. La causa dell'asfissia, del resto, era già stata riscontrata in un'altra vittima, Emanuele Galeppini, confermando un pattern che le indagini dovranno ora contestualizzare all'interno della più ampia dinamica dell'evento. Si tratta di informazioni che, pur nella loro crudezza fattuale, sono essenziali per il lavoro investigativo, poiché permettono di escludere ipotesi e di concentrare le ricerche sulle reali concause del disastro. Il fatto che non vi siano state ustioni letali, di per sé, sposta l'attenzione sulle condizioni ambientali create dall'incendio e sulla rapidità con cui i fumi hanno invaso gli spazi.

Il percorso giudiziario davanti alla magistratura

La Procura di Roma, che coordina le indagini per la parte italiana, procede dunque lungo un duplice binario: da un lato la raccolta minuziosa dei riscontri tecnico-scientifici, come quelli medico-legali, dall'altro le attività investigative volte a ricostruire le responsabilità, sia per l'innesco delle fiamme sia per le carenze nella gestione dell'emergenza e della sicurezza del locale. Il fascicolo aperto, che tratta il reato di omicidio colposo plurimo, indica la direzione verso cui si muove l'inchiesta, alla ricerca di quei profili di negligenza, imprudenza o imperizia che possono aver contribuito a trasformare un incendio in una strage di tali proporzioni. I dati dell'autopsia si inseriscono in questo complesso mosaico probatorio, fornendo un tassello oggettivo e incontrovertibile sulla fine dei due ragazzi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.