Nuovo video choc sulla morte di Abderrahim Fakir: la pozza di sangue e i polmoni pieni di sangue

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una grossa chiazza di sangue sull'asfalto, fuoriuscito dalla bocca spalancata del corpo ormai privo di vita di Abderrahim Fakir, e i suoi polmoni talmente pieni di sangue da pesare il doppio del normale. Questi due dati, il primo emerso da un nuovo filmato circolato nelle ultime ore e il secondo emerso in sede di accertamenti autoptici, offrono una contezza precisa della portata dell'emorragia interna che ha interessato il 42enne di origini marocchine, deceduto domenica scorsa durante un intervento di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna.

Le immagini, immortalate da uno dei residenti della zona, mostrano il momento in cui un agente della polizia scientifica solleva il telo di plastica che copriva il cadavere, rivelando la posizione supina del corpo e l’abbondante presenza di sangue sotto la testa e sul volto.

Il quadro clinico emerso dall’autopsia

L’esame autoptico, avviato giovedì scorso presso l'ospedale Sant'Orsola di Bologna, ha fornito riscontri preliminari che sembrano convergere verso l'ipotesi di un decesso per soffocamento da inalazione di sangue. Secondo quanto ricostruito, l’emorragia che ha invaso i polmoni e le vie respiratorie sarebbe stata così massiccia da causare un’asfissia meccanica. La Tac eseguita sul corpo aveva già evidenziato questa evenienza, e l'autopsia, durata circa cinque ore, ha confermato un vasto versamento ematico nel torace.

I periti, ai quali la Procura ha concesso novanta giorni per depositare le conclusioni, dovranno ora stabilire se questa emorragia sia stata la causa diretta del decesso o una concausa, e se sia compatibile con un eccessivo uso della forza durante l'immobilizzazione o con le successive manovre di rianimazione.

La dinamica dell’intervento e le richieste d’aiuto

La sequenza degli eventi, ricostruita anche grazie ai filmati delle bodycam e ai video girati dai residenti, mostra un intervento caratterizzato da momenti di grande concitazione. Dalle immagini emerge che, nelle fasi iniziali del fermo, Fakir non presentava tracce di sangue sul viso; queste sarebbero comparse solo in un secondo momento, dopo essere stato immobilizzato e ammanettato a terra.

Nel frattempo, l’uomo, che secondo le prime ricostruzioni si trovava in uno stato di crisi psichica, avrebbe più volte implorato gli agenti di smettere, lamentando la mancanza d'aria con frasi come "Aria, aria! Mi uccidete!". La sua sofferenza era evidente e le richieste di aiuto sono state raccolte anche in alcuni audio, mentre la posizione di contenimento prolungata potrebbe aver impedito l'espansione della cassa toracica, contribuendo all'emorragia fatale.

Le posizioni delle difese

Le interpretazioni dei fatti restano profondamente divise. Fabio Anselmo, legale della famiglia di Fakir, ha dichiarato che il sangue nei polmoni non è esterno ma inalato a causa di un "battimento", escludendo un nesso con l'eventuale presenza di cocaina, e parlando di un "quadro asfittico da compressione". Di parere diametralmente opposto l'avvocato Gabriele Bordoni, che difende i due agenti coinvolti.

Secondo Bordoni, l'autopsia non avrebbe fatto emergere elementi riconducibili a un'azione eccessiva o violenta da parte dei suoi assistiti, e ha ipotizzato che il sangue visibile nel video possa provenire da una ferita alla nuca che Fakir si sarebbe procurato autonomamente. Per il legale dei sanitari, invece, l'emorragia potrebbe essere sopravvenuta durante le manovre di rianimazione.

Le indagini e il contesto

La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Al momento, i due poliziotti e i quattro operatori del 118 che hanno assistito alla scena non sono formalmente indagati, ma sono stati iscritti in un registro speciale, il 45-bis, che consente di svolgere accertamenti su persone che potrebbero essere coperte da una causa di giustificazione.

Le indagini si concentrano ora sull'analisi dei reperti autoptici e sui numerosi video acquisiti, mentre gli inquirenti stanno anche ricostruendo lo stato di sofferenza psichica e le condizioni economiche che avevano segnato gli ultimi mesi di vita della vittima.

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