Il nuovo contrassegno disabili si farà online e arriverà a casa, ma l’incubo delle multe fuori dal proprio Comune è tutt’altro che finito

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’annuncio, arrivato nelle scorse settimane dal ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini durante un question time al Senato, ha riacceso i riflettori su una questione che per migliaia di automobilisti con disabilità rappresenta un vero e proprio calvario burocratico: la possibilità di muoversi liberamente sul territorio nazionale senza il timore di vedersi recapitare una contravvenzione. Il governo, infatti, ha messo nero su bianco l’intenzione di sviluppare un nuovo sistema nazionale, una piattaforma dedicata grazie alla quale sarà possibile non solo richiedere il rilascio del Contrassegno unico disabili europeo (meglio noto come Cude) direttamente da casa, ma anche riceverlo materialmente a domicilio, stampandolo magari dopo aver completato una procedura interamente digitale -5. L’obiettivo, sulla carta condivisibile, è quello di tagliare i tempi e le code agli sportelli, uniformando una prassi che ad oggi varia sensibilmente da Comune a Comune: basti pensare che in molte realtà, come quella di Perugia, già da tempo è operativa una procedura telematica per l’inoltro della domanda, seppur con il ritiro che rimane fisico presso gli uffici competenti o gli sportelli URP -3-10. La novità consisterebbe, quindi, in una standardizzazione nazionale e nell’invio postale del documento, un passo avanti non trascurabile per la semplificazione amministrativa.

Tuttavia, la vera sfida, quella che i diretti interessati e le associazioni di categoria sottolineano da anni, non risiede tanto nel possesso del tagliando cartaceo, quanto nella sua effettiva spendibilità al di fuori delle mura domestiche. Il Cude, istituito nel lontano 2012 e valido in tutta l’Unione Europea, dovrebbe garantire proprio questo: parcheggiare negli stalli riservati e accedere alle Zone a traffico limitato di qualsiasi città italiana ed europea senza dover espletare ulteriori incombenze -5-6. Eppure, la realtà dei fatti è ben diversa. La cosiddetta Piattaforma unica nazionale informatica per le targhe associate al Cude, operativa dal maggio 2022 e istituita con decreto ministeriale del luglio 2021, avrebbe dovuto risolvere ogni criticità: i Comuni aderenti condividono un database che consente alle telecamere di riconoscere automaticamente le targhe dei veicoli autorizzati, evitando così ai titolari di dover comunicare ogni singolo spostamento -2-9. Il problema, e non è di poco conto, è che l’adesione a questa banca dati è sempre stata volontaria, e i numeri parlano chiaro: stando a quanto dichiarato dallo stesso ministro, solo il sedici per cento dei municipi italiani ha scelto di aderire, e tra questi mancano all’appello grandi centri come Torino, Bologna, Firenze e Napoli -5. Questo significa che chi risiede in un Comune virtuoso e aderente, spostandosi in una città non collegata, si ritrova esattamente nella stessa situazione di chi quel pass non lo possiede, rischiando multe salate per un accesso alla Ztl che sarebbe invece legittimo.

Proprio su questo scoglio si infrange la ratio stessa del contrassegno europeo, e la politica sembra averne preso atto solo recentemente. Già nel gennaio del 2026, la senatrice Giusy Versace, insieme ad altri parlamentari, ha presentato un atto di sindacato ispettivo per sollecitare il governo, denunciando come la piattaforma, basata sull’adesione facoltativa, continui a creare disparità e a costringere i disabili a comunicazioni preventive, con il conseguente rischio di sanzioni e di decurtazione dei punti dalla patente -4. La risposta del ministro Salvini, in quell’occasione, è stata duplice. Da un lato, l’impegno a rendere obbligatoria l’iscrizione alla piattaforma per tutti i Comuni, possibilmente attraverso un emendamento al decreto Pnrr approvato a fine gennaio. Un impegno che, al momento, è rimasto disatteso: il decreto, entrato in vigore il 20 febbraio, non contiene alcun riferimento all’obbligatorietà del Cude, lasciando aperta la possibilità che il Parlamento intervenga in sede di conversione entro la fine di aprile -5. Dall’altro lato, l’annuncio del nuovo sistema di rilascio del contrassegno a domicilio, che se da una parte semplifica la burocrazia iniziale, dall’altra non chiarisce come potrà risolvere il nodo della circolazione intercomunale in assenza di una banca dati unica e obbligatoria.

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